Paul Celan, il poeta dell’azzardo nella violenza della Storia

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La notte del 20 aprile 1970 Paul Celan si toglie la vita gettandosi nelle acque della Senna dal Ponte Mirabeau a Parigi.

Uno dei maggiori poeti di lingua tedesca che dalle parole ha sempre preteso l’azzardo più spinto del loro significare.

A cinquant’anni dalla sua morte e a cento dalla sua nascita (Celan è nato il 23 novembre 1920), il poeta rumeno di origine ebraica ancora oggi impone la sua presenza sulla scena letteraria mondiale.

«Celan – scrive Andrea Zanzotto – rappresenta la realizzazione di ciò che non sembrava possibile: non solo scrivere poesia dopo Auschwitz ma scrivere ‘ dentro’ queste ceneri, arrivare a un’altra poesia piegando questo annichilimento assoluto, e pur rimanendo in certo modo nell’annichilimento. Celan attraversa questi spazi sprofondati con una forza e una dolcezza e un’asprezza senza paragoni».

Nella letteratura del secondo Novecento pesa come un macigno la presenza di Celan con la sua poesia oscura e nichilista che si insinua nel pensiero poetante con una dirompente forza che tutto trascina.

Il poeta che scava nelle parole per cercare nel dolore un nesso tra il linguaggio e il silenzio.

Il mistero della poesia di Paul Celan affascinò Heidegger. Il filosofo tedesco fu rapito dall’ossessione delle parole tragiche di Celan, dal deflagrante potenza dei suoi versi e dalla macchinazione abissale che ordiva il suo ragionamento.

Dall’orrore e dalla violenza della Storia di cui il poeta porta sul suo corpo i segni mortali, nasce la sua scrittura appuntita che non troverà mai pace ogni verso è una pietra scagliata nello sconforto dell’esistere, sono fulmini destinati a squarciare il cielo di un divenire difficile da comprendere, impossibile accettare per il poeta e soprattutto per l’uomo che ha vissuto portandosi addosso il peso di un abisso da cui è difficile liberarsi.

Celan è il poeta dell’abisso, l’uomo che attraversa il suo dolore con una letteratura disperata che non concede nessun alibi alla lingua che la esprime.

Quel tuffo nella Senna è un evento fatale che si porta via insieme al poeta anche i misteri del suo inconscio e la sua ossessione di guardare in faccia il male che lo ha annientato.

Paul Celan, poeta dell’accadere e uomo di pensiero con il suo dire rarefatto è presente, si impone con tutta la forza dirompente del suo linguaggio, ancora oggi che lo leggiamo.

La sua poesia ci squarta, il suo calvario di uomo in bilico sull’abisso del dolore spalanca le porte sull’inferno del vivere che ci riguarda tutti.

Una poesia che «non si impone ma si espone». Un coltello che si conficca nella carne, un sanguinare di parole che naufraga nel mare di un pensiero che non ha una via di fuga.

Nicola Vacca

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