Alla riscoperta di Marguerite Burnat-Provins

Una prosa bellissima e suggestiva, a tratti struggente, è l’inatteso biglietto da visita attraverso il quale l’artista francese Marguerite Burnat-Provins, svizzera d’adozione, si presenta oggi ai lettori italiani a distanza di settant’anni dalla morte.

A riportarla nel nostro paese (dove, in verità, di lei si trova traccia nel 1923 con il suo Cantico d’estate, opera uscita in lingua originale nel ’10) è una piccola, ma assai preziosa raccolta pubblicata di recente dalle Edizioni Via del Vento di Pistoia che continuano la propria ricerca di testi inediti e rari del Novecento da custodire tra le pagine della splendida Collana «Ocra gialla».

Il fantasma, volumetto n° 84 a cura di Marco Alessandrini e traduzione dello stesso Alessandrini e Stefano Serri, è giunto a completamento della serie di titoli editi nel 2021, anno del trentennale della casa editrice di Fabrizio Zollo; i cinque racconti qui presentati, tradotti ora per la prima volta in Italia e tratti da pubblicazioni d’oltralpe di un secolo fa, testimoniano il grande talento di una donna libera e coraggiosa, pronta a esporsi, anche a prezzo dello scandalo, pur di seguire le proprie passioni, affascinante al pari delle opere su carta e su tela che ha lasciato.

Scrittrice, pittrice e – a giudicare dalla lista degli spostamenti ricostruita con cura dall’associazione svizzera creata nel 1988 in sua memoria – viaggiatrice instancabile (ma anche insegnante e giornalista), Marguerite Provins, di famiglia borghese agiata, nacque ad Arras nel 1872; Burnat era il cognome del primo marito, un architetto svizzero conosciuto durante il periodo dei suoi studi artistici a Parigi. Il trasferimento in terra elvetica segnò una tappa importante nella vita di colei che il Premio Nobel André Gide avrebbe poi definito “une extraordinaire créature”. Il periodo tra la fine dell’Ottocento e il primo decennio del secolo successivo fu per lei segnato dalla fine del matrimonio e da un’intensa attività creativa, nonché da un nuovo legame sentimentale per il quale scrisse e pubblicò una poi pluriedita raccolta di cento poemi in prosa, Le livre pour toi (1907), con cui, con buona pace dei benpensanti, cantava eroticamente il corpo dell’amante. I ripetuti viaggi e non brevi soggiorni tra Vicino Oriente e Maghreb, insieme al secondo consorte, anch’egli cittadino svizzero, ci raccontano il suo amore per quei luoghi; in particolare, in Marocco trascorrerà, negli anni Trenta, addirittura ogni inverno sino al 1935. Si spense a Grasse nel ’52, dopo anni tormentati seppur ricchi sotto l’aspetto artistico.

I testi al centro di questa notevole pubblicazione delle Edizioni Via del Vento offrono al lettore esempi molto significativi della scrittura della Burnat-Provins. Nel personaggio di Charlotte Hébrard, protagonista del racconto con cui si apre il volumetto e dal quale esso prende il titolo, sembra celarsi la stessa autrice con tutta la propria vibrante, e inafferrabile, profondità di pensieri, silenzi, inquietudini.

“[…] E la sua anima si contorceva per il rimpianto delle bellezze della terra nascente, figlia della velocità e del fuoco, lentamente rinfrescata e ornata dallo splendido abito del fogliame in libertà. […] Quando di sera passeggiava nel giardino, contornava con lo sguardo grandi ombre ritirarsi con regalità in tane profonde come cattedrali.”

La narrazione, dallo stile coinvolgente, si addentra in sorprendenti visioni descritte con straordinarie sensibilità e minuzia, raggiungendo il suo culmine nell’immagine pregna di terrore racchiusa nell’incisione di un dipinto di Böcklin, celebre rappresentante del Simbolismo nella pittura, che pare allungare un’ombra sinistra sull’esistenza della donna. Il meraviglioso e il soprannaturale, intrisi di fervida religiosità, sono tentazioni per la penna di Marguerite che non vengono meno neanche negli altri quattro brevi scritti, al pari del pensiero della morte che si fa troppo spesso ossessivo e angosciante, specialmente nel triste Racconto di Natale che chiude queste pagine con un gesto improvviso e pietoso di madre tentata di “rimpiangere follemente la vita”.

Si segnala – poiché le letture sono spesso un ottimo punto di partenza – il sito web dell’Association des Amis de Marguerite Burnat-Provins, l’associazione svizzera a cui si è fatto sopra cenno e che la casa editrice toscana ringrazia per la collaborazione, la quale si adopera da lungo tempo per mantenere vivo il nome e il ricordo di questa importante figura d’artista, meritevole senza dubbio di una riscoperta (se non di una scoperta ex novo) e di doverosi studi di approfondimento: https://www.burnat-provins.ch/web/40/accueil/accueil

Laura Vargiu

(Marguerite Burnat-Provins, Il fantasma e altre prose inedite, a cura di Marco Alessandrini e traduzione di Marco Alessandrini e Stefani Serri, Edizioni Via del Vento, 2021, pagine 52, € 4,00)

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