Emil Cioran ai tempi del Coronavirus

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Questa quarantena sta diventando un letargo senza risveglio per il pensiero. Anche se per una emergenza di notevole gravità ci hanno per forza di cose limitato i movimenti e le libertà.

Confidando che l’emergenza sanitaria rientri, qui e ora a noi non resta che restare vigili anche perché l’Italia è il paese dove quello che è provvisorio diventa definitivo e permanente.

Dalla Zona Rossa lanciamo dispacci di pensiero libero ai tempi del Coronavirus.

Oggi il conforto (o lo sconforto) lo cerco nel pensiero di Emil Cioran che di cadute nel tempo e decadenze se ne intende.

«Per vivere, per poter anche solo respirare, dobbiamo fare lo sforzo insensato di credere che il mondo o i nostri concetti racchiudano un fondo di verità».

Così il più grande degli scettici ne La caduta nel tempo mette con poche e dirette parole tutto nero su bianco, senza alcuna finzione del pensiero.Pubblicato nel 1964, questo è uno dei libri di Cioran che mostrano come il suo pensiero fosse già proiettato in avanti. In queste pagine c’è tutta l’urgenza del nostro tempo con i suoi temi tragici,

Quando poi dice che una civiltà esordisce col mito e termina nel dubbio; dubbio teorico che diventa dubbio pratico, quando lo rivolge contro se stessa.

Il discrimine tra lo scetticismo e la barbarie è proprio sottile, un filo esile che può spezzarsi in qualsiasi momento con conseguenze apocalittiche.

Adesso che in questi giorni stiamo toccando con mano e sulla nostra pelle la nostra caduta nel tempo e questa pandemia somiglia molto all’idea della fine, siamo precipitati  per necessità nell’abisso della quarantena e in questo isolamento forzato dobbiamo fare i conti con noi stessi tenendo il contagio fuori dalle nostre case.

«Tutto considerato, il secolo della fine non sarà più raffinato e nemmeno il più complicato, ma il più convulso, quello in cui, dissoltosi l’essere in movimento, la civiltà, in un supremo slancio verso il peggio, si sgretolerà nel turbine che ha suscitato».

Questa considerazione inattuale di Emil Cioran è una delle tante profezie del suo pensiero sempre vigile sulle macerie della realtà.

Mai come in questi giorni avvertiamo di essere finiti nel secolo della nostra fine. Stiamo attraversando una pericolosa caduta nel tempo con ricadute esistenziali davvero allarmanti.

Cioran ci avverte che i mali inscritti nella nostra condizione superano i beni; anche se si bilanciassero, i nostri problemi non sarebbero risolti.

Nessuno salva nessuno: si salva solo se stessi in questa epocale caduta nel tempo dove siamo qui, per niente liberi, per lottare con la vita e con la morte.

Ma è sempre Cioran che nei Quaderni apre in tutto questo nero un spiraglio di pensiero critico: «Se è vero che gli uomini possono vivere se non obbedendo a qualcosa di esterno a loro, il mio dramma allora consiste nella disobbedienza, nel rifiuto di qualsiasi ordine oggettivo».

Meditiamo dalla nostra quarantena, rassegnati e contenti di restare a casa chissà per quanto tempo.

Nicola Vacca

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