Pavel Florenskij e l’icona: una “ porta regale “ tra Oriente ed Occidente

FLORENSKIJ IMMAGINE

L’Occidente si è così tanto abituato a ritenersi l’unica autentica realtà storica del mondo a cui tutte le altre culture debbono sottostare da persuadersi che la sua verità sia unica ed univoca.

Al contrario si schiaccia la millenaria cultura di altri popoli solo su qualche secolo di storia in generale e sul secolo scorso, in particolare.

Dopo la scempiaggine di aver decretato da parte di qualche pensatore                        ( Fukuyama, tanto per non fare nomi ! ) niente meno che “ la fine della Storia “ quando sembrava che tutto ciò che sarebbe potuto accadere era già accaduto e che sarebbe bastata la “ caduta del muro “ per  l’effetto domino di crollo di tutti  i muri, ci troviamo per contrappasso in una Storia del tutto inedita  ed iperdinamica con muraglie nuove su macerie antiche altrettanto bellicose e     “ pietrificate “.

Che questa miopia sia così accecante è confermato dalla “insana” proposta di qualche “illuminato pragmatista” di abolire l’insegnamento della Storia proprio ora che l’unico strumento di analisi è fornito dal recupero di radici secolari di eventi apparentemente nuovi che più esattamente sono variazioni sul tema di storia accaduta.

E’ l’errore che si può commettere spesso anche a proposito della  Russia confinando la sua storia a quella dell’Unione Sovietica come se non ci fosse un prima e un dopo e che quel periodo rappresenti l’unico metro di giudizio di quella realtà.

Questo paradossalmente àncora al medesimo concetto religioso di verità univoca il Partito unico e la Chiesa ortodossa.

Non è un caso che le ritualità fossero, mutatis mutandis, analoghe  e che il regime combattesse frontalmente la chiesa, sostituendosi di fatto ad essa come identificazione totale.

Ma c’è un’altra storia, evidentemente !

Parallela e dissenziente, radicale e oscurata, coraggiosa e oltraggiata, eloquente e silenziata.

Pavel Florenskij è, tra i nomi di questa storia, uno dei più fulgidi.

Non solo per la fusione di biografia e pensiero al punto che il destino beffardo ha rinchiuso lui, matematico, filosofo, ma soprattutto teologo ortodosso nel gulag sovietico del Mar Bianco, già monastero millenario, ma soprattutto perché la sua riflessione ha rappresentato non solo un dissenso articolato verso il regime ma più in generale una demolizione della logica occidentale.

 La sua genialità ha fondato una teoria della conoscenza ed una teoria estetica sulle stesse basi che condividevano radici antichissime di ascendenza neoplatonica ( mondo visibile e mondo invisibile ) e concetti anticipatori di teorie modernissime come quelle della meccanica quantistica  ( dualismo onda particella, principio di indeterminazione di Heisenberg ).

 Il radicale comun denominatore di questi sistemi così lontani è la demolizione dello stesso Principio di non contraddizione che fonda la logica occidentale che Tommaso d’Aquino ruba ad Aristotele propugnando una verità univoca, una verità a senso unico: A = A, A ≠ non-A.

La meccanica quantistica, che pure rende possibile la nostra vita digitale, demolisce il buon senso di quel principio affermando che un fenomeno può presentarsi come onda o come particella in funzione del contesto.

Per cui A può essere X in alcuni contesti ed Y in altri.

E’ il concetto stesso di verità, allora,  che viene ripensato radicalmente.

Nella lingua russa ci sono almeno due termini per indicare verità : pravda e istina.

Pravda, che anche come assonanza, richiama il termine greco pragma, indica l’aspetto fattuale, legale, normativo della verità.

Una verità, in un certo modo, a senso unico.

Non è forse un caso se il regime sovietico avesse utilizzato proprio questo come nome del suo giornale ufficiale !

Una verità che si fa forte del principio di non contraddizione.                                           In tal senso richiamandosi alla logica occidentale.

Istina, invece, affonda le sue radici etimologiche nel verbo essere ( il latino est: è ) e ancor più precedentemente nel sanscrito as: soffio che richiama il greco pneuma.

Quindi vita nella sua dimensione più dinamica, metamorfica, vita in movimento, vita come respiro.

Non una verità a senso unico, piuttosto una stratificazione di senso/i.

Questo ovviamente muta radicalmente l’atteggiamento verso il concetto di verità: da un atteggiamento di sicurezza fino a rasentare il fideismo ad uno, al contrario, dubitativo ma al tempo stesso operativo.

Potremmo quasi definirla una verità della possibilità e della responsabilità.          E in questi nostri tempi di ricerca securitaria di appartenenza al gregge guidato da un unico pastore, costituisce un contrappasso che obbliga alla riflessione.

 Florenskij, nella sua elaborazione concettuale straordinaria,  mescola questi ingredienti pensando ad una verità che tenga conto del visibile e dell’invisibile.

Verità in quanto istina, quindi dinamica, in un duplice movimento : il primo, di timbro dionisiaco, che spezza i lacci del visibile e dopo aver sperimentato l’invisibile ( che non è necessariamente esterno all’uomo ) torna, come secondo movimento, nel visibile, nella forma dell’Icona, che è simmetria ed ordine apollineo.                                                                                                            

Quell’Icona è appunto simbolo, porta di accesso che permette il passaggio  dal visibile del viso all’invisibile del volto a cui rimanda e tutta la tradizione del messianismo sia ebraico che russo “ passa “ attraverso l’immagine potente della porta stretta.

Non a caso il titolo di un suo saggio di estetica è intitolato Le porte regali.  Dunque la perfezione formale dell’icona non è una verità immobile ed autoreferenziale quanto il punto di arrivo di un cammino coraggioso e rischioso allo stesso tempo.

Ecco perché la cultura russa, come ci ricorda Giovanni Codevilla, non afferma: è vero ciò che è vero, ( principio di non contraddizione ) ma è vero ciò che è bello ( bello inteso come punto di arrivo di quel cammino carsico e silenzioso).

Anche il concetto pittorico di grazia, infatti, implicava fondamentalmente la dimensione del movimento.

 E allora se l’Occidente ha dato più spazio ad Aristotele ed alla sua logica,  l’Oriente, dai bizantini fino agli slavi, attraverso il cattolicesimo ortodosso ha fornito il riscatto a Platone ed al neoplatonismo.

Non è un caso che il pensiero platonico rientrasse in Europa dalla finestra sull’oriente che l’umanesimo fiorentino dei Medici aveva fatto spalancare da giganti come Nicola Cusano, Marsilio Ficino e Pico della Mirandola nel quattrocento in occasione del Concilio di Firenze a cui partecipò insieme all’imperatore d’oriente tutta l’intellighenzia bizantina.

 E allora Pavel Florenskij ha percorso quest’altra strada che porta comunque alla stessa origine greca varcando quella porta regale che ad oriente si apre sul volto potente dell’Icona e ad occidente sulla perfezione  di quell’ Urna greca, che, come il grande poeta John Keats ammonisce, sarebbe solo una cold pastoral se l’immaginazione dell’uomo vivente non trasformasse quella perfezione eterna ed immortale, quella fredda pastorale, in imperfezione mortale ma finalmente viva !

Paolo Fiore

6 pensieri su “Pavel Florenskij e l’icona: una “ porta regale “ tra Oriente ed Occidente

  1. Sempre grati a Paolo Fiore dobbiamo essere per dedicarci con premura e ricerca queste perle della cultura mondiale.
    In quest’epoca di terrori e spaventi magari la riflessione sulla bellezza potrà salvarci. Sicuramente la riflessione sul principio di non contraddizioni da limitare ad un aspetto della realtà, magari quello geometrico, e da non estendere ad universale può indurci ad un ragionamento creativo, “umano”.

    Siamo talmente convinti che l’uomo in occidente sia misura di tutte le cose da confondere il ruolo di protagonista con quello di artefice, l’uomo è al centro nella dimensione razionale ma è estremamente marginale per quanto riguarda la sua dimensione magica e spirituale. Cioè l’occidente ci impone di essere presenti come oggetti, sempre oggetti di qualcosa, vedi consumi, bisogni ecc…ma con diffidenza ci accetta come soggetti, sognatori, pensatori, “altri”ecc..

    Da questa lettura è il richiamo alla parte magica dell’uomo che Pavel Florenskij ci invita a compiere e noi ringraziamo Paolo Fiore per essere stato il traduttore e l’ispiratore di questo passo.

    Per provare quanto siamo convinti di possedere “umana magia” in noi proviamo appunto a guardare una Icona bizantina e scopriamo se riusciamo a vederne sia il Viso e il Volto.

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    1. Grazie Margherita, sì siamo un impasto di tanti registri interpretativi e se questo ci induce a scendere dal piedistallo su cui l’Occidente si è arroccato ci ” promette” anche una prospettiva alternativa, una via d’uscita da una narrazione unica che ci rende meno soli rivelandoci panorami ” inediti ” ma… appena dietro l’angolo.

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  2. Buongiorno anche a te, Paolo. In un tempo di segregazione interrotta da poche uscite per motivi importanti, la lettura insieme ad altri hobbies costituisce una valida compagna che distrae da foschi pensieri e allena la mente umana.
    L’articolo in questione si caratterizza per il suo taglio filosofico e mi ha riportato con piacere agli anni in cui frequentavo il liceo e si ponevano le basi di quella forma mentis che poi si sarebbe configurata grazie agli studi classici intrapresi dopo la licenza.
    Le idee contenute nell’articolo risultano espresse con stringatezza e con rigore e, a mio parere, veritiere.

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  3. Buongiorno Amalia, la segregazione imposta e la solitudine scelta hanno in comune soltanto l’ opportunità di un tempo lungo di riflessione. Questo tempo è una diversa prospettiva e proprio in questo tempo si possono esplorare prospettive diverse di altre culture.

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