La tradizione irriverente di Gombrowicz

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“Non intendo invitare alcuno ai miei occhi stantii”. Questo era quanto scriveva Witold Gombrowicz  a pagina uno di Trans- Atlantico. Una frase forte, una dichiarazione di intenti programmatica, ma allo stesso tempo è anche una chiave di lettura illuminante.

Gombrowicz, come i i lettori di Cosmo ben sanno, è un attento osservatore e in questo romanzo si ferma a scrutare il mondo da una torre altissima, quella della lontananza, condizione  particolare che permette di vedere meglio, paradossalmente, i dettagli che fino a poco tempo fa erano distrattamente osservati vicini a noi.

Tutto comincia dunque con un paradosso, in questa opera di prosa firmata dallo scrittore polacco costretto a vivere parte della sua esistenza in esilio, in Argentina, per la precisione a Buenos Aires. Da fuggiasco, da esule, da persona non grata Grombrowicz non si arrende ma lotta come solo uno scrittore può fare, ossia scrivendo, raccontando la realtà, la sua visione delle cose. La sua maestria sta nel ribaltare tutto, facendo della sua condizione svantaggiata un punto di vista privilegiato sul mondo, senza offrire garanzia di sicurezza alcuna al lettore.

Trans- Atlantico è l’opera più patriottica e più coraggiosa che io abbia mai scritto,” scriveva Gombrowicz nel suo Diario, aggiungendo poi : ‟Ed è proprio quest’opera che mi procura il marchio disonorante di codardo e di pessimo polacco”. In questo libro troverà quindi un modo originale di raccontare, di criticare il Vecchio Continente, terra ormai abbandonata, destinata a scontrarsi con le forze del nuovo mondo. Esempio lampante di questa critica sta nel grottesco episodio, camuffato in ambito letterario, dove lo stesso Gombrowicz, o per meglio dire il suo alter ego letterario, si incontra e dialoga con Eduardo Mallea, scrittore e diplomatico argentino che pone al centro dei suoi romanzi la solitudine dell’uomo nelle nuove metropoli e la sua difficoltà a conquistarsi una nuova identità culturale. Le sue opere letterarie sono caratterizzate da tematiche introspettive e malinconiche.

L’incontro tra i due intellettuali è riassumibile dall’assioma del “tutto è già stato detto, ogni teoria, ogni avanguardia, ogni scrittore, tutto è già stato”. Gombrowicz spoglia, in poche pagine, la presunta originalità europea dell’epoca, mescolando idiomi e anime, per sfociare, da clandestino qual è, nei discorsi della tradizione argentina. Ma quale tradizione Argentina? Come si può diventare universali partendo da una periferia del mondo, sia questa la Polonia di Varsavia o l’Argentina di Buones Aires?  Una delle possibilità di colmare la presunta differenza con il resto del mondo non può che essere l’irriverenza, tema che lo scrittore polacco tornerà a sviluppare e ad approfondire nella sua opera più famosa, Ferdydurke.

Una tradizione irriverente non può quindi che essere ricca di aggregazione, di miscugli di anime, di grovigli e di trame vittime del destino, una definizione, già vista per l’appunto del continente sud americano, di quel luogo di partenza per le avventure picaresche di un conte apocrifo e della sua banda imbarcatasi dall’Argentina alla volta della Polonia. TransAtlantico è un attacco, un’aggressione feroce e spietata a tutto l’insieme dei complessi nazionalistici, ‟è una nave corsara che contrabbanda un forte carico di dinamite, con l’intento di far saltare in aria i sentimenti nazionali finora vigenti” Anche se tutto è già stato detto, non esiste però una risposta unica. La letteratura non è una scienza esatta ma riesce ad arrivare all’anima delle persone.

 ‟Quando le circostanze schiaccianti ci costringono alla trasformazione integrale del nostro intimo, la nostra salvezza è nella risata. È la risata che ci tira fuori di noi stessi e consente alla nostra umanità di sopravvivere indipendentemente dai dolorosi mutamenti che subisce il nostro involucro esteriore”

Fabio Izzo

Witold Gombrowicz, nacque a Małoszyce nel 1904 ed è considerato il più grande scrittore polacco del Novecento. Ha vissuto a Varsavia fino allo scoppio della guerra, prima di trasferirsi Buenos Aires.  Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Cosmo, Bacacay. Ricordi del periodo della maturazione, Trans-Atlantico, Ferdydurke ,Pornografia, Una giovinezza in Polonia,Testamento, Corso di filosofia in sei ore e un quarto me i due volumi del Diario:1953-1958 e 1959-1969.

 

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