Questo mondo non esiste

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Non esiste questa retorica che ci promette la vita eterna e che mai ci educa al fallimento. Non esiste questa gaiezza immortalata in sorrisi di pietra, in pose plastiche, in pornografiche diapositive che ci ritraggono sempreverdi.

La felicità è falsa. Il pessimismo è una trappola. Lasciamoci trasportare solo dal grottesco, questo satiro dagli abiti onesti, mai confuso, sempre lucido nei suoi giudizi. Solo affidandoci alle battute di un demone allegro ci sarà data la possibilità di capire che questo mondo non esiste.

Falso è il tempo, falsa è la gioia che viene dopo ogni umana vittoria, falsa è ogni nuova creazione, inutile è ogni sentimento di indignazione. Ci vogliono parole forti per dire al mondo che tutto sta morendo sotto il peso della ricerca della felicità. Proprio lei non può manifestarsi a noi se la cerchiamo secondo le regole di questo sistema. Infatti, non siamo figli della tecnica e dell’eruditismo, ma della contemplazione, della ricerca, del paradosso e della perplessità che si spiega solo attraverso l’intuizione.

Proprio l’intuizione è un atto di ribellione che la nostra essenza ci suggerisce. È un piano di sabotaggio che la nostra anima tira fuori ogni qualvolta vogliamo dire basta!

Pertanto, cosa rimane di questo mondo?

Un cimitero di ricordi in cui nessuno metterà piede.

Allora, così mi appare la vita: eterna ricerca e trionfo della contemplazione.

Non giudicateci male se dalle pagine di questo blog vogliamo raccontare solo ciò che ci rende felici, perché per noi il giorno è una pagina bianca sulla quale scrivere una prosa da leggere al cuore. Se ci fermassimo all’ingannevole sofferenza di un mondo che si avvita su se stesso, trascinando tutti nel fondo dell’abisso, saremmo costretti a scegliere tra il cappio della rassegnazione o la crudeltà della mia sola felicità.

Non è forse la fede in qualcosa di inspiegabile che attira le nostre attenzioni? Non è forse quell’invocare Dio, che si incarna nell’arte, nella musica, nella prosa e nella poesia, che ci libera da ogni male?

Allora, esiste davvero questo mondo di tecnica ed erudizione?

Martino Ciano

(In copertina: Herbert  Bayer, La solitudine del cittadino, 1932)

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