Craxi, l’uomo, lo statista, il socialista

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Attorno alla figura di Bettino Craxi sono state sparate a go go delle post verità per demolire malvagiamente la sua statura di leader politico, fino e dopo la morte.
Nel giorno dell’anniversario della sua scomparsa, voglio ricordare in quale clima si trovò e ci trovammo al tempo di Tangentopoli.
Dal Parlamento e dai palazzi di governo alle prigioni di Stato, alle inchieste e ai processi che, dopo i diversi gradi di giudizio, si dimostrarono prive di fondamento.
Per Craxi fu usata la massima giuridica : “Non poteva non sapere”,  per farlo uscire definitivamente dalla scena politica e dal contesto civile.
Fu perseguitato con mandati di cattura, l’opinione pubblica non si fece mancare nulla, umiliandolo col lancio di monetine all’uscita dell’Hotel Raphael e i mass media lo dipinsero in tutti i modi, perfino come “cinghialone”.
Il combinato disposto di giustizia e di mezzi di informazione ha voluto distruggere il leader politico e, nello stesso tempo, infangare e perseguitare la comunità socialista raccolta attorno al PSI.
La morte di Bettino è avvenuta per colpa della malagiustizia tutt’ora dura a morire.
Per la svolta giustizialista che si ebbe all’interno della magistratura, dobbiamo dire grazie a una certa sinistra che avendo perso  la sua ideologia, cavalcò il giustizialismo, per non restare sulla scena politica un vuoto a perdere.
Grazie al Ministro di Giustizia, Andrea Orlando, questa sottocultura giuridica, tipica della destra manettara, è stata condannata e accusata come componente della crisi della identità della sinistra di governo.
Nel circo mediatico giudiziario, che la società civile esaltò a scapito dello Stato di diritto, entrò la classe di governo, salvando quella di opposizione di destra e di sinistra. In più fu salvaguardata dalle inchieste una certa parte della sinistra DC legata al potere giudiziario,
Per la prima volta, fu usata la magistratura per una sorta di colpo di stato, – per la verità, la tecnica fu  parecchio praticata nell’Unione sovietica stalinista nel corso  delle purghe – , il cui obiettivo era di eliminare la classe politica di Pentapartito e costruire la Seconda repubblica, lasciando intatte le istituzioni della Prima repubblica.
Per Tangentopoli fu coniata un’altra espressione: Mani pulite, il cui copyright era stalinista, sinonimo del potere giudiziario. In Tangentopoli ci misero molte “Mani” tra cui quelle straniere.
Piaccia o no, la sorte della classe politica fu in mano al potere giudiziario. Il che portò a un chiaro squilibrio dei poteri col sopravvento di quello giudiziario e, ovviamente, ci fu l’indebolimento del potere esecutivo e di quello legislativo.
In questo clima, una parte dell’imprenditoria, in connivenza col partito dei PM, denunziò all’ingrosso la classe politica.
Da par loro le Procure misero in campo – in un modo abnorme e ad abundantiam la custodia cautelare e le perquisizioni, per creare il clima di terrore.
In quegli anni ci fu una specie di guerra civile a bassa intensità che colpì in modo indiscriminato i politici che si batterono in tempi di Guerra fredda per la democrazia e la libertà e per lo Stato di diritto.
Chi ha pagato il prezzo più alto di questa “controrivoluzione giudiziaria” fu Bettino Craxi.
Al dunque, il PSI.
Bettino spese tutta la sua vita per la democrazia, la libertà, la giustizia sociale e lo Stato di diritto, alla luce dei fatti ciò non conta un fico secco.
Per il reato, come il finanziamento illegale dei partiti -manipolato da Mani pulite in corruzione e concussione – di cui tutti i partiti ne fecero man bassa, è stato il solo a pagare. Insomma, è per eccellenza il capro espiatorio.
Da vivo volle vivere da uomo libero  e, non a caso, sulla sua tomba bianca al cimiero di Hammamet c’è scritto:  “La mia libertà equivale alla mia vita”.

Biagio Marzo

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