Tondelli tra biglietti e camere separate

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Pier Vittorio Tondelli è uno scrittore con cui dobbiamo fare ancora i conti A venticinque anni dalla sua morte Tondelli resta l’ultimo grande autore della nostra letteratura.

Tondelli ha influenzato la sua generazione ma anche perché, le sue intuizioni e la sua scrittura, come dimostra la sua opera, hanno molto da dire e da raccontare.

Ha ragione Giorgio fontana quando scrive che «in realtà, l’intuizione fondamentale di Tondelli è di natura linguistica. Non è un narratore sanguigno e nemmeno un artista del dialogo: il modo in cui scolpisce i suoi personaggi – le loro ossessioni, la loro solitudine, il loro bisogno spesso disperato – si basa su un intuito per la frase che ha qualcosa di unico, e una straordinaria esattezza lessicale. Che però non è mai fine a se stessa, non genera illusioni formaliste. Nella rigorosa ricerca di stile portata avanti da Tondelli (e nutrita da ingredienti molto diversi tra loro) vive sempre la necessità di restituire un intero cosmo emotivo, di toccarne il centro esatto».

In occasione del venticinquesimo anniversario della morte di Tondelli, Bompiani ristampa Biglietti agli amici, il suo libro più anomalo e più intimo senza il quale lo scrittore non sarebbe approdato a Camere separate.

Questa nuova edizione, curata da Fulvio Panzeri, racconta la storia più intima del libro: quella delle pagine disperse, dei biglietti cancellati e dei dattiloscritti corretti e appuntati a matita e a penna.

Nei ventiquattro biglietti, uno per ogni ora del giorno partendo dalle ore notturne, Tondelli si rivolge ai suoi amici svelando attraverso i frammenti le parte più intime di un gioco interiore che influenzerà la sua personalità di uomo e di scrittore.

Biglietti agli amici è uno straordinario libro personale che trova nella poetica del frammento una misura del tempo che poi troverà la sua giusta collocazione in Camere separate.

Fulvio Panzieri scrive che i Biglietti agli amici sono scritti nella forma evanescente  della trattazione amorosa e della meditazione notturna.La prosa si carica di inquietudini che inscenano il dolore dell’esistere, la scoperta della sua nudità, l’escoriazione della realtà, il vuoto che lo sguardo riflesso cerca di colmare.

Tondelli tra oscurità e luce si abbandona a se stesso, prende tra le mani tutta la sua fragilità, mette a nudo cuore, corpo e anima e ogni biglietto diventa una meditazione che scarnifica l’essere che diventa frammento di un’interiorità autentica.

«Forse c’è inconsciamente in me un aspetto poematico. Un po’ come in Biglietti agli amici. Vorrei fare altri libri come questo. Prose concluse in poche righe, che abbiano un loro suono, una loro voce».

Infatti scriverà Camere separate, un itinerario erratico nella memoria e nell’amore che lui stesso definirà un vero e proprio attraversamento del lutto e della giovinezza che finisce.

Il suo ultimo biglietto in cui mette nero su bianco quella «fenomenologia dell’abbandono» che ci fa comprendere come davanti all’amore e alla morte siamo tutti uguali.

Nicola Vacca

(Pier Vittorio Tondelli, Biglietti agli amici, nota al testo di Fulvio Panzeri, Bompiani, pagine 144, euro 9)

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