Messaggi da Tvergastein

Il norvegese Arne Naess ha rappresentato l’ala radicale dell’ambientalismo contemporaneo. Non solo perché ha conformato la vita alle idee, andando a vivere per molti anni in una baita sul monte Hallingskarvet in condizioni tollerabili per un alpinista come lui ma oggettivamente estreme per chiunque altro, ma anche perché ha contestato il sistema della crescita insostenibile, dannosa per la biodiversità prima ancora che per l’uomo, a partire dai suoi presupposti capitalistici. 

E infine – non ultimo motivo di radicalismo – Naess (professore a Oslo, dopo studi a Parigi, Berkley e Vienna) è stato un filosofo che ha portato alle estreme conseguenze la critica heideggeriana alla tecnica e allo sviluppo. Un inattuale? Forse sì, ma un inattuale coerente e propositivo, non compiaciuto, politicamente schierato, che ha creato reti di resistenza, raccordato le tante voci dell’arcipelago ambientalista, individuato strategie, suggerito tecniche per contrastare coi fatti la modernità.

Di tutto questo, e molto altro, parla “Siamo l’aria che respiriamo” in cui Naess chiarisce il motivo ispiratore della sua eco-sofia o ecologia profonda che non sta nella posizione antropocentrica di salvaguardare il futuro dell’uomo nel pianeta, ma di salvaguardare tutto il pianeta in cui vive l’uomo, di cui l’uomo è parte.

“La ricchezza e la diversità delle forme di vita – scrive – contribuiscono alla prosperità della vita umana e non umana sulla Terra e sono a loro volta valori in sé”.

Da questa prospettiva kantiana, il limite dell’ambientalismo tradizionale e convenzionale è quello di separare l’uomo dalla natura, di frantumare la totalità del cosmo, opponendo l’una all’altra le specie viventi, invece di abbracciarle tutte. Non si tratta quindi di operare, come propongono le intese internazionali, per contenere l’impatto del progresso sull’uomo, mettendo una toppa a questo o quel problema, ma per difendere la totalità della vita, cioè per un egualitarismo bio-sferico in cui davvero “ci si salva tutti insieme”.

Ecco allora le parole chiave della filosofia di Naess: non violenza, compassione per tutte le creature, empatia, connessione tra micro e macrocosmo, ascolto del flusso e dei tempi della natura, apertura del proprio sé al numinoso, all’incontrollabile, all’infinito. Quello che si respira anche sul Monte Hallingskarvet, a Tvergastein.

Stefano Cazzato

(A.Naess, Siamo l’aria che respiriamo. Saggi di ecologia profonda, Piano B, 2021, pp. 102, euro 16)

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