L’io e il noi di Fernando Pessoa

cfp

La poesia di Pessoa è l’analisi più complessa, dolente e tragica ma insieme lucida e impietosa dell’uomo del Novecento. Queste sono parole di Antonio Tabucchi che ha trascorso la sua vita a scavare nel baule pieno di gente del grande poeta portoghese.

Parole che condividiamo e che teniamo sempre a mente quando ci avventuriamo nel mistero della poesia di Pessoa, fra le più rivoluzionarie del secolo scorso.

Adelphi pubblica nuovamente in edizione economica Una sola moltitudine, opera in due volumi curata da Antonio Tabucchi con traduzioni di Rita Desti, Maria José De Lancastre e dello stesso Tabucchi.

Si inizia con il Pessoa ortonimo per poi avventurarsi nel mondo suggestivo e immenso di quello eteronimo.

In questo primo volume troveremo anche il Bernardo Soares del Libro dell’inquietudine e Alvaro De Campos con i suoi versi sulla poesia.

Di fronte alla galassia eteronimia, l’io di Pessoa scava nel cuore di tenebra della sua esistenza inquieta.

Tabucchi giustamente definisce Pessoa il poeta più complesso e vasto del Ventesimo secolo. Con tutto il suo baule pieno di gente, lo scrittore portoghese ha attraversato il proprio tempo, elaborando formidabili intuizioni razionali, sentimentali e soprattutto epifaniche.

In queste pagine c’è l’anima del poeta che scruta attraverso la divina irrealtà delle cose. Nei suoi versi c’è sempre la capacità di percepire il mistero del tutto. Ogni personaggio che viene fuori dalla sua immaginazione è un sognatore ironico, un testimone infedele alle promesse segrete, ma soprattutto un’incognita metafisica che si dona con il suo carico di rivelazioni.

Pessoa oronimo è la voce essenziale dei suoi amici immaginari, la summa di quella sua sola moltitudine in cui i suoi stessi eteronimi si ritrovano, fianco a fianco, a redigere quel libro dell’inquietudine dove l’anima è il fondamento di tutto.

Si leggono e si ascoltano volentieri le parole di Tabucchi che ci fanno capire davvero la grandezza di questa voce immensa della letteratura: «Quello che fu forse, in origine, l’oscuro grumo del bambino Fernando, è diventato il superbo peccato d’intelligenza del poeta Pessoa la perversione di abdicare al reale per possedere l’essenza del reale. Una radicale quasi disgustata rimozione che fa di Pessoa il più sublime poeta del rovescio, dell’assenza e del Negativo di tutto il Novecento».

La vita singolare di Fernando e le sue molteplici vite plurali: una sola moltitudine in cui è meraviglioso perdersi perché nella sua poesia veniamo in contatto con universi straordinari e unici che contengono sistemi nebulosi, riconducibili sempre all’inquietudine e alle contraddizioni di un grande poeta superiore, uno di quei pochi che ha sempre scritto e detto quello che effettivamente ha sentito. Quello di Pessoa è un mondo affascinante che ammalia.

Dentro scopriamo sempre un genio che in ogni sua intuizione ci dice che la letteratura, come tutta l’arte, è la dimostrazione che la vita non basta.

Nicola Vacca

(Fernando Pessoa, Una sola moltitudine.Volume primo, Adelphi, pagine 445, euro 14)

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