Leonardo Sciascia, profeta eretico e libero

Siamo qui a parlare di Leonardo Sciascia e della sua lezione di scrittore eretico e controcorrente a cento anni dalla sua nascita.

Lo scrittore siciliano era saldamente convinto che l’intellettuale deve sempre porsi su un piano opposto a quello di qualsiasi potere costituito, sempre contro. Non per pregiudizio, ma per non perdere l’autonomia di giudizio.

Sciascia con il suo pessimismo della ragione e con la sua lungimiranza profetica, con il suo pensiero e il suo agire è stato sempre coscienza critica del nostro Paese.

Felice Cavallaro, firma prestigiosa del Corriere della Sera, con Sciascia l’eretico. Storie e profezie di un siciliano scomodo rende un omaggio onesto e doveroso all’uomo (e allo scrittore) che ha coltivato la religione della memoria e del diritto decidendo sempre di stare dalla parte della verità e dalla parte degli infedeli.

Un libro che racconta la vita controcorrente di uno scrittore sempre politicamente scorretto che nei suoi libri e nelle sue invettive, senza mai rinunciare a un sano pessimismo della ragione, ha anticipato in tempi non sospetti i temi caldi della vita politica e pubblica prendendo posizioni coraggiose sui nodi rimasti drammaticamente irrisolti.

«Sciascia ha un polso morale che non viene mai meno» scrive Italo Calvino.

Lo scrittore siciliano era un eretico perché non ha mai rinunciato alla libertà delle proprie opinioni. Comportamento che nella sua vita di intellettuale gli costò molte inimicizie.

Cavallaro in un viaggio affascinante ripercorre la vite e le opere dell’uomo Leonardo Sciascia e del gusto intelligente per la polemica al servizio esclusivo della verità.

Sciascia l’eretico c’è tutto in queste bellissime pagine di Felice Cavallaro: l’uomo che si è battuto per far prevalere la ragione e il diritto in un Paese che si è adagiato sui bizantinismi, i compromessi e i gattopardismi.

Lo scrittore che per primo con Il giorno della civetta parlò apertamente in un certo modo della mafia e la descrive con coraggio come un sistema che in Sicilia contiene e muove gli interessi economici di potere di una classe che approssimativamente possiamo dire borghese, e non sorge e si sviluppa nel vuoto dello Stato ma “dentro” lo Stato.

Il polemista che sul caso Moro si distinse per buon senso e ragionamento illuminato, inchiodando alle proprie responsabilità la Dc e l’intero partito della fermezza.

Quando Sciascia pubblica L’affaire moro l’atmosfera intorno a lui e a quelle pagine scottanti di verità è pesante.

Sciascia diede e restituì peso alle parole di Aldo Moro vergate nei mesi di prigionia e si scaglio contro i sedicenti amici dello statista democristiano che non hanno mai avuto intenzione di salvarlo.

Lo scrittore è sempre in prima linea e mai si lascia tentare dall’idea che tacere la verità possa essere merito e non colpa. Sempre alla ricerca   della verità sintonizzata nel contrasto fra eresia e ortodossia.

Per questo scrive romanzi come Candido, Todo Modo, Il contesto e Ciascuno il suo.

Con il suo pessimismo profetico scrive la cronaca di una desertificazione ideologica e ideale che troveremo minacciosa nei nostri giorni.

Da intellettuale libero attacca “l’astrale cretineria” degli intellettuali organici che hanno scelto la via del servilismo verso il potere e denuncia l’opposizione che non c’è, e che è inglobata nel potere. Il contrattacco del Pci a queste dichiarazioni non si fa attendere Inoltre il partito non gradisce le opinioni divergenti di Sciascia sul compromesso storico e Il contesto, un affresco che analizza il travaglio del Partito Comunista, quando era solo tempo di intellettuali organici.

La penna di Leonardo Sciascia non fa sconti a nessuno e non ha riguardi per nessuna forma di potere: emblematiche restano, oltre che profetiche, le polemiche sulla giustizia malata, carrierista e prepotente attraverso il caso Tortora e il famoso articolo sui professionisti dell’antimafia, pubblicato sul Corriere della Sera il 10 gennaio 1987.

Felice Cavallaro, che Sciascia lo ha conosciuto personalmente, in questo libro ce lo restituisce nella sua profetica attualità.

Queste sono le parole  che Sciascia scrive su se stesso e consegna agli amici e ai suoi lettori: «Io ho dovuto fare i conti, da trent’anni a questa parte, prima con coloro che non credevano o non volevano credere all’esistenza della mafia, e ora con coloro che non vedono altro che mafia. Di volta in volta sono stato accusato di diffamare la Sicilia o di difenderla troppo; i fisici mi hanno accusato di vilipendere la scienza, i comunisti di avere scherzato su Stalin, i clericali di essere un senza Dio; e così via. Non sono infallibile; ma credo di aver detto qualche inoppugnabile verità»

Questo era Leonardo Sciascia, l’eretico, il profeta inascoltato, il siciliano e l’italiano scomodo con la sua coscienza sempre orientata verso la verità.

Questo sarà per sempre, a futura memoria.

Nicola Vacca

(Felice Cavallaro, Sciascia l’eretico. Storia e profezie di un siciliano scomodo, Solferino, pagine 304, € 17,00)

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