Magrelli e la poesia del sangue amaro

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A otto anni dall’ uscita di Disturbi  del sistema binario, Valerio Magrelli, nel 2014, torna a la poesia con Il sangue amaro. Riprendendolo in mano in questi giorni, posso dire che è uno dei libri più belli di poesia uscito in questi ultimi anni.

La scrittura del poeta romano, in questi versi davvero ispirati, scava nel labirinti ansiosi del tempo. La sua è prima di tutto una poesia civile che guarda indignata e riflessiva  a tutto il sangue amaro che si sta versando e che gronda dalle macerie che abitiamo.

Con un linguaggio essenziale e diretto e con una scrittura ispirata dall’impalcatura in disfacimento del nostro tempo, il poeta sta perfettamente nelle cose che cadono e nella decadenza dei questi giorni. Ci racconta il nostro mondo e la sua età dell’inquietudine con un attraversamento che ci coinvolge tutti in prima persona. Proprio tutti con il nostro sangue amaro che quotidianamente versiamo nel dispiacere dei giorni in cui siamo rimasti intrappolati.

Il nuovo corpus poetico di Valerio Magrelli legge e attraversa le ferite del tempo presente, ne interpreta con ironia e inventiva singolare tutto il suo nichilismo fino a ipotizzare una decostruzione dello stesso che passa per una riflessione plurale e laica in cui la parola non fa sconti.

Il discorso di Magrelli è immanente e soprattutto disincantato. Da un posizione argomentata di disilluso, il poeta entra a gamba tesa nell’amaro miele dell’esistere e traccia le linee guida di un itinerario del nostro universale smarrimento.
A parlare  è l’amarezza del sangue che sembra essere l’unica nuda verità nella vertigine  che attrae il vuoto e dove un concreto inconveniente di essere nati scandisce la caduta nell’abisso di un quotidiano in cui ognuno laicamente è precipitato senza intravedere al momento alcuna via d’uscita.

Il dettato poetico di Valerio Magrelli è la vita comune rappresentata dalla sua fragilità pulviscolare. Con un’adesione convincente al vero delle cose il poeta rappresenta in modo antisimbolico la nostra ansia che si affaccia in ogni secondo del nostro essere precari sull’attesa del niente in cui siamo caduti prigionieri.

«Non siamo a casa neanche a casa nostra, / anche la nostra casa è casa d’altri, / la casa di qualcuno arrivato da prima /  che adesso ci caccia. / Vengono a sciami / si riprendono casa, / la loro casa, /da cui ci scuotono via, / punendoci per la nostra presunzione: /essere stati tanto fiduciosi /da credere che il mondo si potesse abitare».

Il sangue amaro è un libro denso di ferite, le nostre ferite che Magrelli con un linguaggio poetico duro, crudele e indignato chiama coraggiosamente per nome. Lacerazioni che hanno a che fare con tutte le paure dietro le quali ci nascondiamo essendo consapevoli che « è inutile cercare di orientarsi /nel labirinto cosmico dei giorni».

Non si era mai visto un Valerio Magrelli così apocrifo, gnostico e soprattutto indignato nella giusta misura. Il sangue amaro è il suo libro migliore. La sua scrittura attraversa la decadenza della realtà e ci coinvolge. Il suo sangue amaro diventa unanimemente il nostro.

Nicola Vacca

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