La poesia di Francesco Zanoncelli

francesco

(Francesco Zanoncelli è un poeta libertario. Nella libertà difesa a tutti i costi, la sua poesia si fa denuncia. I suoi versi sono affamati di verità e giustizia. Il poeta è guardiano dei fatti, tocca le cose con un’immanenza laica, tutto attraversa con un’ adesione al vero che dice sempre la vita. Per lui la poesia è una cosa onesta. Buona lettura)

 

Il tanfo dei salotti

dove poesia non scorre ma gronda apparenza

opprime da tempo libertà di parola.

Guardatela, è sola

dimessa, pagata come una puttana

venduta su banchetti dorati:

un etto di Verlaine

un passato di Baudelaire

un goccio di Rimbaud (poco perché forte)

e per le torte meringa alla Merini

due chili di Prevert

un tritato di Neruda

qualche grammo di Montale

una zampa di Apollinaire.

“Venite signori qui si vende a poco!”

Così le odierne Edizioni sul mercato, no

Supermercato

ed il libro comprato a peso

scritto col ragù

mangiato e buttato giù

come digerito non più letto

Per favore, un quintale di misfatto!

*****

 

Quando i ladri spartiscono farina

invece di forni per pane

s’accendono roghi nelle piazze

mentre in nidi ad affamate bocche

vengono negati voli e chicchi di giustizia.

*****

E LE CHIAMANO CASE

Quest’ammasso di stanze chiamato condominio

ha dominio su anime in recesso

infettate dall’anonimato.

Quanto ho amato, mi dicesti un giorno,

quel prato relegato in periferia

perché là correvo e mi ci distendevo

alzando le pupille al cielo

dove scorgevo ali simili alle mie

ma non più qui

dove l’orizzonte è prigioniero

dove niente vola

in questo formicaio senza più parola.

*****

L’ALTRO INFINITO

Ti ho incontrato come perso

sulla rotatoria camminavi piano

con un pastrano sulle ossa appuntite

poco lontano

bocche aperte di cassonetti insolenti

sembravano gridarti contro.

Sai, mi sussurrasti,

su lacrime di rabbia

ho conficcato i chiodi della resa

ed oggi, come vedi,

non ce la faccio nemmeno

ad attraversare questa strada

credi sono debole al punto

che inciampo perfino nell’aria.

Hai una sigaretta?

Da tempo, come violenta brezza

un grido dentro me s’è fatto strada

dovrà pure, la parola

in quanto bellezza

abitare questi deserti di carne

affamati sopratutto di giustizia.

*****

Come filo spinato il pensiero

si contorce in ricerca

di un paziente tessitore che lo dipani in seta

ma occorre guardarsi le mani e dire “sei tu”

senza temere le ferite profonde che

certamente

come un ordito avrai sulla pelle

pagine vere e ben scritte.

*****

Francesco Zanoncelli, nato a Codogno (Lodi) il 31 05 1946.

Nel periodo 1968 – 1971 incontra Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, i poeti Franco Fortini e Dario Bellezza  e nel 1994, 1999  Piero Bigongiari e Edoardo Sanguineti. La loro conoscenza contribuisce alla sua formazione poetica, tesa sempre ad una ricerca quasi ossessiva della parola, perché al linguaggio, oggi sempre più imbarbarito, sia dovuto rispetto, difesa e pulizia etica.Sue raccolte poetiche: “ Con la memoria e gli occhi”, “ Amore e dintorni”, “L’eroe Inutile”, “ Efemera”, “Il dono”, “Ordalia”, “Colloqui con Carmen”.Ha collaborato alla rivista di poesia comparata “SEMICERCHIO”.Suoi testi sono stati pubblicati sulla rivista teatrale “TEATRO DA QUATTRO SOLDI”.Il suo ultimo lavoro, “Il mio ’68”, è in fase di ricerca di progetto editoriale.

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3 thoughts on “La poesia di Francesco Zanoncelli

  1. Sono sempre più rari i poeti come Zanoncelli . Ce ne accorgiamo leggendo queste poesie ; quanto di più umano e terrestre possiamo chiedere alla parola che si occupa dell’Altro e della variegata drammaticità dell’esistere e del durare .

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