La vita e la letteratura prima di tutto. Il resto è punteggiatura

W. Sommerset Maugham in Taccuino di uno scrittore (recentemente pubblicato da Adelphi) riflette sul sistema di pensiero per dare un senso alla vita nella letteratura.

«Il più alto obiettivo della vita consiste nel manifestare la propria personalità, e ciò si realizza seguendo i propri istinti, lasciandosi trasportare sull’onda delle vicende umane e accettando gli accidenti del fato e della sorte».

Il più alto obiettivo della letteratura è la vita e lo scrittore, senza mai dimenticare di essere uomo, annota nei suoi libri il suo percorso accidentato non dimenticando mai di essere parte integrante di un sistema chiamato esistenza.

Federico Lotito alla vita nella letteratura e alla letteratura nella vita dedica un libro di racconti.

La punteggiatura non è il mio forte (già dalla copertina che mostra una macchina da scrivere) è un libro metaletterario.

«Cosa lega tra loro un carnevale, un foglio in bottiglia, un matrimonio misto, un treno inaccessibile, il tai chi, un trans, una sposa, la memoria persa, una sbronza, una mattanza, un incidente d’auto, l’incontro tra due amici, una strana stanza, un biliardo, un uomo che cammina, una gatta gelosa, un armadio e un bus?

Apparentemente nulla.

In ognuno di questi racconti c’è la narrazione della vita che ci passa accanto e ci attraversa. Spesso non riusciamo a coglierla perché siamo distratti, perché non sappiamo osservare la quotidianità».

Così Federico Lotito parla del suo libro e le sue parole ci conducono immediatamente nella dimensione immanente della sua scrittura quotidiana e minimalista.

«Con uno stile scabro ed essenziale, con fraseggio pulito e chiaro, delinea storie che hanno il pregio di portare la luce lì dove esistevano ombre vaghe e forme incompiute. Il suo intento, però, non è mai quello di suggerire interpretazioni né di imboccare il lettore con sentenze costruite a priori», scrive Luciana De Palma nella sua prefazione.

La letteratura che ha come trama la vita è al centro del libro di Federico Lotito che nelle pagine introduttive stringe un patto con il lettore invitandolo a seguire le ragioni della sua scrittura, che sono sempre autentiche e esperienziali.  Come scrittore desidera sempre vedere le parole venirgli incontro, su fogli scarabocchiati con una calligrafia che sia chiara e spigolosa, tondeggiante o incomprensibile.

Federico Lotito scrive perché nutre l’urgenza di sentire la realtà della mano che traduce i pensieri e i sentimenti in segni tangibili. E la realità, quasi sempre, coincide con la vita.

18 racconti con una galleria di personaggi che potremmo essere noi che li leggiamo.

Storie di vita minimaliste, quotidiane, sporche di quell’urgenza del raccontare sempre in cerca di un baricentro che non si trova.

A Federico come scrittore e come uomo interessa mettere nero su bianco quello che accade intorno a noi che ogni giorno viviamo, respiriamo, gioiamo, soffriamo, ci affanniamo.

Racconti che non sfuggono alla vita, la trama più affascinante che ci riguarda e noi ci siamo dentro con le nostre imperfezioni e i nostri limiti.

La vita, sempre la vita, come scrive Raymond Carver.

Nicola Vacca

(Federico Lotito, La punteggiatura non è il mio forte, SECOP edizioni, prefazione di Luciana De Palma, pagine 144, € 12,00)

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