AMORE E CAFFÈ: TUTTO IN UNA TAZZINA

Il filo rosso che attraversa Un caffè in due e altre poesie d’amore, A&B Edizioni, è l’intenzione dell’autore, il poeta Nicola Vacca, di riportare il sentimento dell’amore alla sua dimensione quotidiana. D’altra parte una delle sezioni in cui si divide il libro si intitola proprio L’amore con i piedi per terra.

In ogni pagina di questo libro appare chiaro che la ricerca poetica va nella direzione di uno sforzo teso a estirpare l’amore dal terreno inaridito dalle banalità dei soliti lirismi sentimentali per restituirlo all’humus più autentico, quello che non si lascia solo scaldare da sole, ma diventa esso stesso sole potente, che non si abbandona al capriccio dei venti, ma si trasforma in turbine d’aria e di cieli. L’amore diventa terreno fecondo quando la vita lo impregna di sé, quando della vita più genuina si fa nutrimento e frutto insieme.

L’amore, così com’è inteso in queste poesie, non fa a meno delle forme e delle fragranze e delle peripezie giornaliere: è reale perché si lascia pervadere dalla dimensione del vissuto, dell’esperienza che si rinnova ad ogni caffè mattutino, dalla sostanza di ogni gesto e di ogni parola che insieme tessono la rete del vivere ora dopo ora, giorno dopo giorno.

Il tempo qui, lungi dal ricoprire il ruolo dell’antagonista dei due amanti, è componente attiva ed integrante poiché esercita un intenso labor limae, cesellando con cura e attenzione il divenire di un amore che non vuole eternarsi solo per conquistare il regno immortale degli dei, ma che intende far propria un’eternità scandita dalla dimensione del presente, l’unica capace di far acquisire una consapevolezza profonda, resa attraverso la sublimazione della precarietà umana.

In Poesia erotica d’amore quel ‘ti ricordi’ iniziale è un invito all’amata a rinnovare mentalmente il momento che ha segnato l’inizio di un tempo solo loro, del tempo che è scandito non dalle lancette, ma dalla fame l’uno dell’altra, una fame che non conosce sazietà e che quindi costringe i due a cercare ancora quell’inizio, rinnovandolo nel corpo e nell’anima. Il tempo è la presenza sottile e costante anche nella poesia Tutti i demoni dell’amore in cui si dice ‘in questo momento perenne di buio’, evidenziando con un ossimoro la follia di un universo sottoposto alla tragedia dell’assenza d’amore. La memoria è consolidata dal gioco d’azzardo con i demoni dell’amore: senza il rischio dell’amore, non c’è memoria, ma oblio e morte.

Il tempo fa di nuovo la sua comparsa nella poesia Questo nostro amore dove le scarpe, tolte frettolosamente dai due amanti per correre verso il letto, segnano uno spartiacque preciso tra il prima e il dopo, tra il desiderio d’amore e la sua realizzazione. In Perché l’amore è amore l’avverbio sempre è ripetuto più volte a sottolineare la forza dirompente dell’amore che esiste e resiste al di là di ogni umano limite temporale.

In Cose belle il poeta scrive che ‘non basta trovare l’amore/nelle parole dei poeti./Nella cronaca che divora i fatti/costruiamo un arsenale di cose belle/affinché di noi resti un dopo’. Il dopo degli amanti è lo spazio dell’infinito che apparterrà loro di diritto e che assorbe un’eternità non immobile, ma dinamica e viva come solo l’amore pulsante e urgente può essere.

In Amarcord e pensieri il tema del tempo è svelato persino nel titolo; qui leggiamo: ‘ricordi a cui attaccarsi, una memoria che ci dica sempre/che non è tutto perduto. /Tutti dovremmo avere un posto/fuori dall’oblio’.

E l’oblio è decisamente il contrario dell’infinito che, come leggiamo nella poesia L’infinito, si accende a ogni sospiro del cuore.

In Quasi notte il tempo degli amanti si svela e sboccia in un frangente piccolissimo: negli attimi che separano l’inizio del crepuscolo e l’accensione dei lampioni. In questo spazio minuscolo si spalanca un’intimità meravigliosa, invidiabile.

La certezza della forza di questo amore che da nulla può essere intaccato, sebbene affondi le sue radici nello scorrere dei giorni, resta tale anche quando i due non si incontrano per un soffio: uno esce con la sicurezza del ritorno dell’altro, come leggiamo in Così è la vita di tutti i giorni.

Ed è in questa sicurezza di ritrovare l’altro, anche spiritualmente, che noi lettori sappiamo di avere una immensa possibilità: quella di sentirci parte di un sentimento a cui aspiriamo senza soluzione di continuità come alla più intensa verità.

Oltre alla quotidianità, che non è ostacolo, ma luogo privilegiato per scoprire se stessi, scoprendo l’altro, echeggiano tra queste pagine i versi di Orazio, di Catullo e di Lorenzo de’ Medici. Un riferimento implicito alla semplicità vagheggiata dai poeti del passato nella quale il poeta Nicola Vacca trova conferma, se ce ne fosse bisogno, al fatto che la grandezza non ha bisogno di cerimonie fastose per nobilitarsi, ma di piccoli rituali come quelli di bere con l’amata un caffè dalla stessa tazzina.

Con quanta dolcezza e commozione leggiamo e rileggiamo questi versi: ‘Cameriere, un caffè/siamo in due, ci porti un solo battito’, contenuti nella poesia Un solo battito.

In Dammi il poeta invita la sua amata a dargli un bacio e poi la mano e poi un altro bacio: echeggiano qui i versi di Catullo, ‘dammi mille baci e quindi cento, poi dammene altri mille e quindi cento, quindi mille e quindi cento’. Il riflesso del poeta latino compare sinuosamente anche nella poesia Il bacio.

In Baciami adesso il titolo diventa il verso che per ben per tre volte è ripetuto all’interno della poesia: una variazione moderna del carpe diem oraziano.

Se l’amore è quotidianità, allora dell’amore non può non fare parte anche il gioco, l’esultanza, il brio, la scoperta, la danza, il fuoco.

In Una nuova poesia d’amore c’è la danza, il tango, gli incendi che ardono, la luce in fondo al cuore e tutto questo si sente, si tocca, si annusa, si vive nelle parole di Nicola Vacca.

È un gioco anche quello di cui si parla ne La camera degli amanti: gli amanti sono andati via, non hanno salutato nessuno e l’unica traccia che hanno voluto lasciare, forse per essere cercati o forse per istigare gli altri a trovare le proprie dimensioni speciali, una finestra aperta e un sogno che parla d’amore. Si riconosce qui l’amore vissuto nella goliardia di una consapevole finitudine delle cose che perciò sa rendere preziosi tutti i momenti.

La finestra ritorna nella poesia Una cosa sempre tutta nostra: il silenzio del mondo potrebbe uccidere gli amanti che invece vivono dei loro amplessi, dei loro gesti, dei loro rituali e del loro dialogo intimo e continuo.

Una poesia che può essere assunta come la poesia d’amore per eccellenza tra tutte quelle qui pubblicate è Lievito madre: l’amata è tutto, è persino il lievito madre della vita stessa.

In La mia donna il nome della donna è il nome che il poeta usa per le cose che chiama per nome: l’universalità dell’amore è edificato sulle cose di ogni giorno a cui si dà il nome dell’amata la quale ha il potere di evocare il mondo e l’universo e ogni cosa in esso contenuta.

Credo che il senso ultimo di questo libro, che diventa il baluardo dell’amore sacro perché capace di sporcarsi con la vita vera, stia tutto negli ultimi due versi della poesia Perché oggi sia un rifugio: ‘l’amore con i piedi per terra/è il contrappasso di un universo in lacrime’.

Senza l’amore ci si perde nel tempo e nello spazio, fluttuando nel vuoto come un palloncino perso dalle mani di un bambino.

Senza l’amore con i piedi per terra non solo ci si smarrisce, ma si perdono anche tutte le possibilità di vivere, di esistere davvero.

Luciana De Palma

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