Il nostro addio al grande Pietro Citati

Con Pietro Citati se ne va un mondo. Con la sua morte si spegne l’ultima grande voce della cultura novecentesca e soprattutto si estingue quella civiltà letteraria europea che ha scritto pagine memorabili sulla conoscenza umana.

Citati, uomo libero e affascinante, intellettuale a tutto tondo, fuori dai canoni con la sua prosa unica e irraggiungibile ha raccontato la letteratura attraverso le narrazioni di una critica letteraria sempre all’altezza di uno stile unico e inimitabile, lo stile Citati, appunto, che resterà attraverso i suoi libri a futura memoria come la strada da seguire per continuare a distinguersi in questo mondo povero di idee.

Pietro Citati non si è mai considerato un contemporaneo, ha scritto e pensato sempre da inattuale, inventando un racconto personale  inarrivabile della letteratura e del suo mondo di scrittori e tendenze.

Il critico letterario era prima di tutto un narratore di storie, tra il silenzio e l’abisso si insinuava con grande maestria magnetica nella vita degli scrittori ( che dei suoi libri diventano i personaggi) e ne raccontava a modo suo i mondi e le idee.

Tolstoj, Kafka, Leopardi, Manzoni, Francis Scott Fitzgerald, raccontando le loro vite ha reinventato un mondo, proponendoci in quei libri le corde segrete della letteratura e tutto il suo fascino.

Con grande fantasia nei suoi articoli e nei suoi libri con una versatilità culturale raffinata e argomentata, Citati entrava nel mondo del romanzo, errava nel territorio sterminato della letteratura, inventando uno stile tutto suo dove la narrazione spesso incontrava il mito.

Per Citati la letteratura è respiro, l’autentica armonia del mondo e i libri bisogna leggerli per cercare il senso della nostra difficile e complicata esistenza.

Questo lo dimostra la sua prestigiosa carriera letteraria tra la critica militante, la saggistica, le biografie: da Goethe (premio Viareggio 1970) a Vita breve di Katherine Mansfield, da Manzoni a Tolstoj , con cui vinse  il Premio Strega nel 1984.

Fondamentale la sua passione per i classici, culminata nella direzione per lunghi anni della collana Scrittori greci e latini della Fondazione Lorenzo Valla, edita da Mondadori.

Affascinanti le sue scorribande semi-romanzesche  tra memorie domestiche e autobiografia intellettuale con il libro Storia prima felice, poi dolentissima e funesta, pubblicato da Rizzoli nel 1989.

Scavando nelle vite dei grandi autori, prima di tutto cercava questa sua idea di letteratura e da critico letterario non ha mai smesso di essere lettore tra i lettori.

Pietro Citati nella sua lunga vita è stato un autentico punto di riferimento per tutti gli appassionati della letteratura che sono sempre rimasti incantati dalla sua versatilità, dal suo modo inarrivabile di raccontare gli scrittori, i libri e tutto quel mondo della cultura che bisogna amare soprattutto per il suo infinito patrimonio di conoscenza.

Ho amato, proprio tutto, di Pietro Citati. La sua scrittura, il suo modo di fare critica letteraria, il suo essere un uomo e un intellettuale libero e lontano dalle accademie e dalle conventicole.

Quante cose ho imparato dai suoi lunghi articoli e dai suoi libri, da lui che la critica letteraria la narrava con grande stile e professionalità, stando sempre dalla parte del lettore e mai di se stesso.

Nella mia biblioteca, come nel mio cuore, Pietro Citati occupa un posto speciale e così per sempre sarà perché, prima di tutto, lui mi ha insegnato che la letteratura non smetterà mai di essere quella malattia dell’infinito che si apre sempre alla conoscenza.

«Non ho nessuna paura della morte, non ci penso mai non è né passato, né presente, né futuro. La ignoro completamente. Ho vissuto abbastanza». Così Citati qualche anno fa in un’intervista si preparava a entrare serenamente nella morte a occhi aperti.

Nicola Vacca

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