Appunti per una società del silenzio

Abbiamo bisogno più che mai di silenzio. In un tempo iperveloce, che costruisce i suoi santuari di illimitato e fastidioso fragore, che irradia nell’etere inquinante rumore, dovremmo più che mai fermarci un attimo. Fermarci a riflettere, a meditare sulle storture di questa società bulimica.

Società del benessere sfrenato (solo per pochissimi) e della miseria, dell’indigenza per tanti. Una società dell’impoverimento costante a detrimento dei più bisognosi. I poveri, per una sorta di regola aurea all’incontrario, sono sempre più poveri.

I ricchi sempre più ricchi. Una società ipertecnologica, della rivoluzione liberale di Internet, che di certo ha portato una ventata di innovazione, senza tuttavia saper eliminare le iatture che affliggono questo tempo contemporaneo. Per l’innanzi, le centomila guerre che insanguinano le contrade del mondo, che fanno strame dell’uomo, ne fanno sangue a dirotto, cencio. Le guerre (religiose, etniche, per le materie prime) sono una assoluta sciagura, una infinita vergogna, che i potenti dirigono con cinismo e spregiudicatezza, senza pagare quasi mai alcun pedaggio.

Ci vorrebbe una società degli umili, degli ultimi, che possano, tutti assieme, banchettare e stringersi in un abbraccio compagno.

Una società dei diseredati, dei perdenti, perché troppe sono le fasulle vittorie altisonanti, volgarmente ostentate dagli inutili eroi di cartone, eroi del Nulla. Ci vorrebbe una società del silenzio, della meditazione, della pacatezza radicale. Siamo stanchi di vedere e di ascoltare, nei salotti televisivi di prima e seconda serata, “illustri” esponenti della politica gridata, della politica sventagliata come una clava da combattimento.

Politici che, pur di affermare i loro fiacchi enunciati, sono pronti a contraddire il buon senso e la logica. Siamo stanchi di vedere e di ascoltare, in televisione, opinionisti strapagati, che ripetono ad oltranza le loro litanie, sempre gli stessi a monopolizzare gli spazi fisici e temporali.

Avremmo bisogno davvero di silenzio diffuso. Ad esempio, il cantuccio di silenzio realizzato dalla poesia. La poesia letta e studiata. La poesia dei grandi autori, che sono portatori di linfa vitale, di creatività, di splendore. La poesia dei grandi autori contribuisce a far sorgere le nuove aurore, ad aranciare di serafico amore i crepuscoli, a far frusciare le stelle nelle notti assorte d’estate.

Mi viene in mente una raccolta di versi di qualche anno fa Liturgie del silenzio di Vittorino Curci. Secondo Curci, la parola poetica nasce dal silenzio. Solo dal silenzio.  

I poeti sanno che è necessario più che mai distillare e compendiare immagini e suono, sanno che ogni sillaba ha il suo inerente valore sacrale. I poeti, a differenza di alcuni politici, non fanno spreco del linguaggio, che è una calia preziosa, e non può essere svilito. In questo tempo di baraonda e di baccano, dovremmo riscoprire la bellezza del silenzio, affinché la terra torni a quote più normali.

                                                       

Marcello Buttazzo

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