Poeti contro la guerra

La poesia non salva la vita e non può niente contro la guerra. Ma la sua voce può indignarsi contro il gioco al massacro che porta alla distruzione della ragione. Perché questo è la guerra e la poesia può farsi sentire. Con le parole dire il suo forte no alla guerra e alle sue ragioni sporche di sangue.

(Nicola Vacca)

I mostri non tramano piú nell’ombra
decretano la morte alla luce del sole
il gregge soggiogato non ha voluto vedere
solo seguire il suono del pifferaio.
L’amore è stato seppellito in una fossa comune
abusato e deriso
messo sotto terra mentre ancora respirava
le unghie spaccate per cavare fango e pietre.
Poeta che canti fuori dal coro
come una nota stonata
nudo è l’amore come la tua mano
che affonda nell’abisso del tempo
e trova sempre quell’infantile senso di stupore verso chi vive seminando morte.
Risuoni la tua parola come un urlo
prima dello schianto finale
la terra ha sete di acqua e non di sangue.
Tiziana Buoso

Siamo madri e padri 

di un mondo taciuto, delittuoso 

di una vita appesa alla paura 

all’assenza del perdono. 

Inciso sul binario he mi separa 

dall’irreale  

c’è il cuscino, la mia faccia, 

la parola pace: 

il dissidio è tutto dentro

Francesco Cagnetta

SILENZIO

Se fucili e bombe

Zittite per un attimo

Lo sentirete

Questo silenzio di morte

Che squittisce tra le macerie

Che raglia sui volti

Che ronza squarciando

A sangue i corpi e i sogni

Che ringhiando rimbomba

Sotto la pelle di chi fugge

E dietro di sé abbandona

Persino l’ombra

Lo sentireste, sì

Il silenzio degli sconfitti

Sommersi da un dolore  

Che non guarirà

Come piaghe riempite di sale

Come anime dischiuse al martirio

Tutto questo sentireste

Ma non più la mia voce

Né il mio respiro

Né il mio silenzio

Ormai

A pochi passi

Già i fucili

Riprendono a latrare

Luciana De Palma

Alla ricerca d’un dio,

gli arti mutilati d’un bambino

l’insania feroce d’una guerra

pianificata dai potenti della terra.

Alla ricerca d’un dio possibile

della misericordia,

uomini umiliati sporcati

dalla ferina mano

di altri uomini.

Un cielo immenso

piange

tutte le macerie del mondo.

E un angelo dell’impossibile

indora di grano, di pane cereale

i banchetti clandestini

dei fuggiaschi

nelle cantine, nei sotterranei.

Alla ricerca spasmodica

d’un altro destino,

finalmente popoli rinsaviti

che ripudiano ferro e fuoco

e piantano alberi piccini.

Alla ricerca d’un dio dell’impossibile,

si leverà alto

il grido degli ultimi,

come un ammonimento,

come un monito.

Il cantico della vita.

La vita infinita.

Marcello Buttazzo

Parola di Caino

Abele è morto.

È fatto certo:

il sangue nostro

è quello di Caino.

E se Dio chiede:

“Dov’è il fratello tuo?”

Nessun dubbio,

nessuna esitazione:

“È morto insieme a te,

Signore.

L’ho ucciso ieri,

oggi e sempre,

amando il fuoco

più delle parole.

L’ho ucciso io,

cieco per la fame

– che mi donasti –

di oro e di potere.

Ho avuto mille volti

e mille nomi ho ancora.

Unico è l’incubo

che brucia corpi e case.

Sono divino

in questo mio volere.

Sono figlio tuo

e se qualcosa resta

– oltre la rabbia, il dolore

e l’incertezza –

è cosa umana,

terrena compassione.

È Abele redivivo,

il bastardo figlio tuo,

Signore.

Angela Nese

Nuovo testamento

La guerra è come una malattia.
Si trasmette e si muore.
Ho spento il primo canale.
Non posso vedere il rosa
di un ammorbidente
fra due immagini di crolli.
La guerra è ovunque anche nello smacchiatore.
La guerra ha troppe erre.
La guerra resta aperta come la sua vocale.
La guerra è la pratica dell’u-(i)(n)verso.
La televisione è tornata un quadro nero.
Non ho risolto nulla perché l’uomo
è come una foglia d’autunno
e fuori è primavera.

Penso a questi tanti fiori.

Nicola Manicardi



Z

Z

L’ultima lettera

In fondo

Fa (quasi) paura

La fine

Il lato oscuro

E la domanda; Perché?

Non c’è tomba

Un fosso in terra

Strappo  di radice, senza urlo e pianto

In fondo in fondo

Z

Scoppia il silenzio

Resta  un fumo, nero

Di lutto

Giuseppe Perrone

Segni di gente che era parente.

Poi niente.

Dentro la piaga marcisce

la lingua sorella.

Dentro precipita dentro.

Dal fondo dell’obice

la sete di terra trionfa

con tonfo di sangue.

Poi niente.

Elisabetta Stragapede

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