VOCI DALL’ALTRA METÀ DEL CIELO

Le biografie di scrittori e poeti ci danno la dimensione globale della loro concezione di vita, del modo in cui hanno scelto di attestare un pensiero, un tema, una prospettiva, un credo laico e profondo. A questo le interviste aggiungono una visione più dettagliata che consente al lettore di addentrarsi nell’esperienza di vita di ciascun autore con uno sguardo più acuto e con i sensi più attenti: quando è l’autore stesso a fornire all’intervistatore risposte che lo riguardano da vicino, allora è più facile toccare con mano il prodigio che l’artista realizza, mescolando arte e quotidianità, parole e respiro, voce e corpo, tempo ed eternità.

Nel libro Le Signore della Scrittura (La Tartaruga Edizioni) l’autrice Sandra Petrignani ripropone una raccolta di sue interviste a nove celebri scrittrici che, all’epoca della prima edizione, avevano superato i settanta anni. Ecco riunite in un’unica pubblicazione le voci di Lalla Romano, Paola Masino, Alba de Céspedes, Maria Bellonci, Laudomia Bonanni, Annamaria Ortese, Fausta Cialente, Livia De Stefani, Anna Banti. Nella nuova edizione è stata aggiunta l’intervista immaginaria a Elsa Morante che al tempo della stesura del libro era gravemente ammalata; le risposte di questa intervista sono state desunte da dichiarazioni della stessa Morante, concesse a diversi giornali.

Sandra Petrignani spiega nell’introduzione i criteri di scelta e quelli di esclusione; ad esempio nella prima edizione Natalia Ginzburg non fu annoverata tra le suddette scrittrici perché non aveva ancora settanta anni, ma in questa sono anche presenti pagine a lei dedicate.

La ragione per cui sono state intervistate scrittrici anziane è dovuta al fatto che la loro scrittura ha dato prova di una grandezza che forse non è mai stata celebrata come avrebbe meritato. Dall’introduzione all’edizione del 1984 leggiamo: ‘A differenza di molti coetanei scrittori che hanno attraversato il Novecento in prima fila, protagonisti, impegnati a esprimere pareri sugli eventi, a partecipare a tavole rotonde, a fare opinione, a rinverdire, quindi, continuamente la loro immagine, queste appartate narratrici si sono conquistate quasi tutte l’aura della sacralità’.

E ancora: ‘Sono in realtà molto più vecchie di quanto l’età anagrafica denunci. Sono testimoni sopravvissute a un mondo completamente scomparso, a un pianeta distrutto. Impossibile non cogliere nelle loro parole l’eco di una lontananza quasi mitica e, qualche volta, il brivido della profezia’.

Interessante è la sequenza di domande della Petrignani che propone all’intervistata un’alternanza di quesiti tra vita privata e scrittura proprio nell’intento di dimostrare quanto il nucleo di queste vite si sia addensato intorno al legame strettissimo tra la creatività artistica e la realtà quotidiana. D’altronde, per qualunque scrittore, poeta o artista in generale, la scissione tra arte e vita significherebbe l’inaridimento della propria espressione artistica, l’asfissia spirituale e l’impossibilità di dare un pur minimo senso all’esistenza.

Tutte le scrittrici qui ‘raccolte’ sono accomunate da un indomito senso etico, da un’implacabile dedizione alla scrittura: per ciascuna il tratto fondamentale è stato l’adoperarsi per l’arte con ogni fibra del proprio essere, con ogni moto della propria anima, non in nome di una fama da rincorrere ad ogni costo, ma di una celebrazione onesta di quel nucleo ribollente che rende gli esseri umani divinità mancate.

Ecco le parole di Lalla Romano: ‘La mia è naturalmente una vita di passione per la letteratura, ma sento un grande impegno a vivere profondamente sincera nell’arte come nella vita’.

E quelle di Fausta Cialente: ‘In uno scrittore apprezzo l’onestà con cui rappresenta vita, luoghi e personaggi. Disprezzo soltanto la falsità e mi infastidisce la presunzione, se è troppo evidente’.

Di Laudomia Bonanni leggiamo: ‘[…] Ero una tranquilla persona di provincia. Mi piaceva scrivere e basta. Oggi scrivo e basta. Sono rimasta una solitaria. Troppo solitaria’.

Un altro elemento che le unisce è la medesima pessimistica visione della realtà contemporanea; dal loro punto di vista l’attuale società letteraria è decaduta rispetto al passato, il libri non si scrivono con cura e la critica letteraria è inesistente, per non parlare della bassa percentuale di lettori che cercano immediata soddisfazione, lontanissimi da un impegno culturale degno di questa parola.

A questo proposito da Elsa Morante arriva il giudizio più duro: ‘Quella che una volta era la gloria, oggi è diventata l’orrore. Perché c’è il consumismo e quindi tutto diventa orrendo. Gente che non sa neanche cosa voglia dire scrivere un libro, perché loro non li scrivono, i libri, li… pisciano, li cacano… tenta di deformare lo scrittore oggi. Tentano per esempio di accattivarlo o di assimilarlo nel sistema attraverso la corruzione, la popolarità scandalistica, i successi volgari, promuovendolo a un divo o a un play-boy’.

Tra le pagine di questo libro soffia un vento leggero, ma vibrante, che porta con sé semi di un tempo fecondo, in cui l’accadere fu determinato dalla necessità di impedire che l’oblio avesse la meglio, che il nulla vanificasse lo sforzo di aver vissuto.

Il contesto che ha fatto da sfondo ad ognuna di queste scrittrici dà equilibrio al loro universo interiore e quest’ultimo, a sua volta, rinforza le barriere quando la cornice dentro cui accade la vita rischia di essere invasa, minata, deturpata dagli avvenimenti esterni. E questo permea di potenza e vigore l’irripetibile unicità di ognuna di loro.

La solitudine non è mai stata, per le autrici di cui qui si parla, isolamento, ma sempre e solo scelta caparbia, tenace, luminosa al solo fine di ascoltare ogni cenno che proviene dalle radici, dalle origini, da quel principio che, avvicinandosi l’ultimo atto, chiamiamo fine.

Se c’è un motivo che spicca tra gli altri per leggere questo libro, allora è questo: quale modo migliore che ascoltare ‘dal vivo’ le voci dell’altra metà del cielo letterario, esplorando un azzurro finora poco conosciuto?

Luciana De Palma

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