Il giardino dei Finzi – Contini nel naufragio della storia

«Quanti anni sono passati da quel remoto pomeriggio di giugno? Più di trenta. Eppure, se chiudo gli occhi, Micòl Finzi-Contini sta ancora là, affacciata al muro di cinta del suo giardino, che mi guarda e mi parla.»

È l’incipit di un romanzo – Il giardino dei Finzi Contini – che racconta del destino di una ricca famiglia ebrea travolta dalle leggi razziali del 1938. Un libro, quello di Giorgio Bassani pubblicato nel 1962, che coniuga emozioni private e storia pubblica, storie private con la grande Storia, convogliandole verso un coinvolgimento narrativo che si dipana spesso attorno al campo da tennis privato del grande parco della famiglia.

Un narratore senza nome ci guida fra i suoi ricordi d’infanzia, nei suoi primi incontri con i figli dei Finzi-Contini, Alberto e Micòl, suoi coetanei ebrei resi irraggiungibili da un profondo divario sociale. Ma il nubifragio di un tempo crudele si abbatte all’improvviso sui tre giovani, che cercano di trovare rimedio cementificando la loro unione. Il protagonista, giorno dopo giorno, si trova sempre più coinvolto in un sentimento di tenero, contrastato amore per Micòl.

Ma ormai la Storia sta per stritolare le loro piccole storie, e presto, davanti ai piedi dei Finzi-Contini si aprirà l’abisso della deportazione, segnando per sempre i loro destini. Che ne sarebbe stato di loro? Nel protagonista restano solo i ricordi di una stagione della vita che nella dimensione di una spensieratezza quasi colpevole, aveva promesso qualcosa che non sarebbe mai avvenuto. Nel 1970 Vittorio De Sica avrebbe portato questo romanzo sul grande schermo.

In un primo momento, Giorgio Bassani aveva accettato di collaborare alla sceneggiatura del film, ma poi se n’era allontanato per un’insanabile contrasto con il regista per alcune variazioni da lui non condivise. Nel 1972, De Sica sarà premiato con l’Oscar per il miglior film straniero.

Pino Casamassima

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