La poesia meridiana di Angelo Lippo

Qui altra luce risplende:

le pietre asciugano

presto la bava umida

della notte;

gli ulivi sublimano

abbracci: le donne

reclamano tepori

che trasmigrano spesso altrove.

Qui altra luce risplende:

la pazienza dell’uomo del Sud.

Mercoledì 27 aprile, alle 19, a Lequile (in provincia di Lecce), presso la Chiesa delle Cappuccinelle, con il patrocinio dell’amministrazione comunale, ci sarà la presentazione dell’antologia poetica (1963-2011) “Le radici nel cielo di Angelo Lippo, importante poeta tarantino, deceduto nel 2011.

Avrò il piacere di dialogare con la figlia del poeta Antonella Lippo, giornalista, donna soave di rara grazia. La lettura dei versi sarà affidata a Lenia Gadaleta, tra l’altro, già attrice di Astragali Teatro. Le radici nel cielo (pubblicata da Bertoni Editore) è un’antologia di versi che segue cinquant’anni ininterrotti d’una storia, che ha segnato vivamente e profondamente le vicende (non solo poetiche) della terra di Puglia. In effetti,

Angelo Lippo è stato un brillante pubblicista, collaborando con diverse testate di respiro anche nazionale. L’antologia di Lippo è un piccolo gioiello, un florilegio di venustà, che ci fa seguire passo dopo passo un percorso di intendimenti di quello che viene considerato da Raffaele Nigro “il maggior poeta dell’ultimo Novecento tarantino”.

Da carteggi conservati nell’archivio di famiglia, si evince che Lippo ebbe contatti serrati, tra l’altro, con Donato Valli, con Mario Marti, con Giacinto Spagnoletti, con Maria Luisa Spaziani, con Alda Merini, con Giorgio Barberi Squarotti, con Danilo Dolci. La sua vita è feconda di incontri e compartecipazione, spazio di inclusione e condivisione.

Le radici nel cielo ha il titolo scelto dall’autore oltre 10 anni fa, e si può fregiare della premessa di Dante Maffia e d’una vasta prefazione di Simone Giorgino.

Angelo Lippo conobbe Alda Merini, allorquando la poetessa dei Navigli si recò, quasi quaranta anni fa, a Taranto, per sposare in seconde nozze il medico e poeta Michele Pierri.

C’era fra Lippo e Merini un rapporto di intenso di affetto e stima reciproca. Nel 1984, Alda Merini, ancor prima di diventare l’icona pop di fine Millennio, era caduta in una sorta di oblio. Lippo contribuì anche a farla pubblicare.

Nel 2009, acquistai un libricino di Angelo Lippo Elogio dell’ebbrezza (pubblicato da Edizioni Lepisma di Roma) e, nel 2011, l’ultima sua opera, prima della dipartita, Se non matura la spiga (Il Raggio Verde Edizioni).

Oltre all’impegno civile e ambientale profuso generosamente dall’autore nella sua fecondissima attività pubblicistica, in questi due ultimi libri di versi mi ha affascinato il registro amoroso molto sostenuto e intenso, molto vivo.

Una Natura panica vibratile di sentimenti. La tavolozza di colori un po’ rarefatti, ma anche fortemente marcati. Quel rosso gote, quel turgore rossofiamma che campeggia nel libro Elogio dell’ebbrezza, che è una vera e propria esortazione del poeta a vivere le varie evenienze con umanità, con bellezza.

Nella prefazione Dante Maffia si sofferma su Lippo, poeta tarantino che visse un’esistenza appartata, artefice d’una “poesia semplice come il pane”, ben lontana dagli ismi e dalle avanguardie.

Giorgino ribadisce lo stile sobrio e posato, il registro colloquiale, l’istintiva adesione di Lippo alle tematiche e agli stilemi più caratteristici dell’aria meridionale e magnogreca.

La poesia meridiana di Lippo. La poetica dell’autore tarantino segue, per così dire, un registro bipolare. Nel senso che percorre i selciati della denuncia civile e, al contempo, è un’evocazione amorosa d’un lirismo puro e raffinato. Taranto, la sua terra, violata e sporcata dalla prepotente mano antropica dell’uomo, insudiciata da ossidi, vapori, polveri sottili, è sempre presente. I versi di Lippo sono vibrante poesia con virenti figurazioni di Natura, di flora e di fauna parlanti e pensanti.

La ragione governa la vigna abbattuta dall’autunno, gli abeti illimpidiscono nel viale, l’erba trascolora nella carezza alata.

La Storia cammina negli occhi della Musa e affabula perfino il mugghio del mare. E ancora bianchi steli di gelsomini, solchi segnati dagli ulivi secolari, fioriture di peschi vergini ai bordi d’un esistere, papaveri macerati a oblio delle ansie e degli sgomenti. La tartaruga che fissa il tempo, il niveo spumeggiare di colombe.

E poi oleandri sgargianti, il melograno ridente che invoca il mistero dell’aria, il gufo che s’inalbera come un gatto, il profumo delle margherite frantumate dalla lucertola scattante, le insidie del ficodindia. Ne Le radici nel cielo ci sono poesie dedicate ad Alda Merini, a Dante Maffia, a Ignazio Buttitta. Angelo Lippo è un importante poeta moderno italiano da leggere attentamente e da studiare nelle scuole. La voce dei poeti può aiutare i più giovani a rinsaldare un’identità appropriata, a scorgere barlumi di cielo, a vedere l’altra faccia della luna.

Marcello Buttazzo

Nessuno manchi all’appello.

I disertori non sono ben visti.

La storia non si scrive con i se

ma guardandola in faccia.

Chi ha paura dell’ascolto

faccia a meno di esserci.

Gli occhi sono stanchi di annotare

viltà che puntualmente si ripetono.

Io non voglio far morire la mia terra

per cui lotterò con i denti perché il sole

qui rinasca luminoso come sempre.

E non aspetterò inerte il nemico.

                                    

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