Pascoli, il poeta con il socialismo nel cuore

Giovanni Pascoli è il più studiato e importante dei nostri poeti dell’Ottocento. L’autore di Myricae e dei Canti di Castelvecchio ha influito profondamente sul rinnovo della poesia italiana del primo Novecento. Ungaretti, i crepuscolari e Montale devono molto a Pascoli.

Pascoli è un maestro della letteratura da riscoprire, il suo pensiero e le sue idee socialiste fanno di lui una figura illuminante.

Al centro della sua poetica c’è sempre l’uomo e una carica umanitaria che evoca il mondo contadino e la natura.

Negli anni universitari si avvicina al socialismo. Nel 1879 viene arrestato per la sua attività politica. Dopo il carcere decide di lasciar perdere la politica, ma non abbandonerà mai l’ideale socialista.

Lo porterà sempre con sé e lo riverserà nella sua poesia al centro della quale metterà sempre le piccole cose e quel suo mondo in cui c’è sempre posto per l’umanità e la libertà e il mondo degli umili.

Myricae con i suoi componimenti brevi ritrae la vita campestre del suo amato mondo contadino e nei suoi versi il poeta evoca non solo i ricordi della sua formazione ma anche gli affetti mancanti.

Per Giovanni Pascoli la poesia non deve mai tradire il suo ideale di purezza. Proprio perché è pura, la poesia assume un significato di utilità sociale e morale, portatrice di un messaggio sociale che prende di un’utopia umanitaria.

La poesia può contribuire a rendere migliore il mondo. La natura e la campagna, le piccole cose e le vicende autobiografiche, sono questi i temi portanti della poetica pascoliana anche se nei suoi versi non manca una dimensione filosofica e in un certo modo politica.

«Il poeta, se e quando è veramente poeta, cioè tale che significhi ciò che il fanciullo detta dentro, riesce perciò ispiratore di buoni e civili costumi, d’amor patrio e familiare e umano» con queste parole ne Il fanciullino Pascoli chiarisce la sua posizione.

Il pensiero di Pascoli è pessimista e si basa sulla convinzione della prevalenza del male. Da poeta e da uomo invoca la fratellanza e invita l’umanità a essere unita contro il dolore dell’esistenza.

Quando il poeta nei suoi versi rievoca l’omicidio del padre rifiuta ogni forma di vendetta.

Giacomo Debenedetti dedica a Giovanni Pascoli uno dei suoi saggi più importanti (La rivoluzione inconsapevole, Garzanti). Il grande critico definisce Pascoli un poeta affascinante e incantevole e insieme stranamente antipatico.

Cesare Garboli ha fatto una lettura originale e personale della poesia della poetica pascoliana, contribuendo a sgombrarla dai luoghi comuni, ha evidenziato i tratti peculiari della sua modernità.

Ancora oggi leggendo la poesia di Giovanni Pascoli ci accorgiamo che quella modernità di cui parla Garboli è intatta e attende sempre di essere nuovamente interpretata.

Nicola Vacca

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