La poesia e i conti con l’assenza

Mi strozzano le parole

che non sono riuscito a dirti.

Adesso le scrivo

mi avvalgo della facoltà di nominare.

Quanti nomi ha un padre

per il dolore di un figlio che lo piange?

Tutti i nomi di un padre

urlo con la voce alta

perché è forte la paura

di tutti gli abbracci che non ci daremo.

I versi dell’assenza, della lontananza, si tingono d’amore amaranto, amore rossosangue. I versi della melanconia, che a volte spezza le vene e lacera l’anima, sono un caleidoscopio d’umana bellezza, esprimono le grammatiche del vivente di chi ha saputo assaporare un amore paterno senza fine, senza tentennamenti. Un amore pieno, vitale. I versi del dolore fitto, intenso, ma ancorato ad un’idea, a un insegnamento, a sani principi di venustà.

Ho letto in questi giorni “Tutti i nomi di un padre” di Nicola Vacca, pubblicato da “L’ArgoLibro editore nel 2019.

Sono rimasto fortemente impressionato dall’incedere delicato e sostenuto delle poesie, che sono un continuum, una sorta di diario d’una vita d’amore. Una cifra inerente della poetica di Nicola Vacca è la profondità, lo scandaglio concettuale, ma qui, in questa raccolta, oltre ai contenuti vibratili di significanza, predomina una veste lirica di straziante melanconia. “A mio padre e a mia madre che se ne sono andati. A mio padre e a mia madre che ci saranno sempre”. Una dedica accorata, che Nicola sa manifestare con semplicità. I genitori ci donano le loro parole, le loro vite, i loro carismi, la cura, i valori. Ci consegnano una dote di Dna, ma esso, prima d’essere un codice biologico, è un genoma di affettuosità. Il padre, in particolare, ci mostra compiutamente il principio di realtà e il senso del limite, per fare di noi uomini veri, dignitosi, contegnosi. Traspare in questi versi un senso di dolore, ma esso non è una stagnazione senza carità di suono. Tutt’altro.

Come scrive Paolo Fiore, in una nota al libro, “circolare è il dolore, come un abbraccio”. In effetti, se dovessimo stagnare masochisticamente nel travaglio, non usciremmo mai all’aria aperta. Nicola ha la grande capacità di saper mutuare il dolore, di saperlo trasformare in qualcosa d’altro. In “Tutti i nomi di un padre” campeggia la figura eccezionale del papà di Nicola, che era un socialista, ligio alla libertà, alla giustizia, al bene egalitario. Un uomo giusto e saggio, che prima di parlare ascoltava tutti. Un essere semplice, che non negava un sorriso. Era un socialista, il padre di Nicola, perché credeva nell’uomo come fine, abbracciava tutti come fratelli. “Mio padre era un socialista/ perché il pane lo ha sempre spezzato/con le mani colme d’amore/. Nei versi si respira il sentimento di mancanza, che è predominante. Ma, in fondo, un grande poeta disse che “siamo nati per dirci addio”. Il canto ininterrotto di “Tutti i nomi di un padre” è aperto, libero, vertiginoso, lirico d’una musicalità modulata con sapienza. Donato di Poce afferma, in un’altra nota al libro: “Nicola non ricatta i lettori con facili pietismi, non ricorre alle lacrime, ma fa delle parole radici d’inchiostro, vortici di senso, dune di significato e memoria collettiva. In onore al Padre e in onore alla Poesia”.

Davvero le poesie di Nicola dedicate al padre non hanno mai un procedere languido e svenevole, ma sono un florilegio di versi puri, fieri e consapevoli. L’ordito è filosofico, ma la poesia è straripante in ogni parola. La memoria individuale s’apre in uno spazio plurimo e comunitario. Vacca, pur evocando e invocando il padre, pur facendo scavo nella memoria, non è mai ripiegato su stesso. Canta per suo padre e per tutti i padri del mondo. Canta per l’amore e per la bellezza. Ci sono tanti passaggi del libro, che m’incantano e mi commuovono.

Ad esempio, Nicola che fa la barba con il rasoio del padre, ed esce di casa, avendo addosso la sua fragranza. Nicola che trascorre il primo Natale senza la presenza del padre, con il quale tante volte aveva condiviso il pane compagno nei banchetti festivi. Nicola Vacca non cede mai alla rassegnazione, ma sa che tenendoci stretti possiamo ingannare anche la vita, che “è crudele nel toglierci la vita”. E il trucco per sopravvivere alle varie evenienze negative è quello di “collezionare tutto l’amore possibile”. “Tutti i nomi di un padre” è un’opera originalissima. L’umanità che c’è dentro è un antidoto contro la neghittosità, contro l’indifferenza, contro la superficialità. Nicola Vacca sa chiedere amore, sa donare amore, perché è devoto alla vita, all’armonia, alla maestra poesia.

Marcello Buttazzo

Gli occhiali sul tavolo

accanto la penna e il taccuino

dove annotava i numeri della fortuna.

Più in là altri oggetti lo cercano

come lo cerco io.

Le finestre restano aperte

nella stanza dove si accomodava

per preparare con cura la giornata.

              

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...