La peste, il male e la rivolta

Il Male, questa cifra così umana quanto il Bene, è forma e sostanza di uno dei capisaldi della letteratura mondiale del ‘900: La peste. Romanzo, che fa parte del “ciclo della rivolta” di Albert Camus, pubblicato in Francia nel 1947 e in Italia l’anno dopo. Il titolo rimanda a “La Peste brune”, il soprannome dato dai francesi al nazismo.

E non è casuale che Camus gli dia forma di ratto da fogna. Ratti che, portando la peste – cioè il Male assoluto di stampo medievale – in una contemporanea cittadina algerina (cioè nella sua terra natia), svelano i contorni umani (a volte «troppo umani» per dirla con Nietzsche) dei suoi abitanti. Male che arriva, compie il suo sporco mestiere, e poi se ne va – d’improvviso – così come era arrivato, lasciandosi alle spalle domande irrisolte e irrisolvibili. Durante le pandemie, ognuno – come sempre: nel passato, nella Orano del romanzo, in quella odierna del Covid – reagisce «coerentemente con la sua umanità». «Cos’è infine la peste? È la vita, ecco tutto».

Il Male, che sia il nazismo o la peste, può essere affrontato (affrontato, non sconfitto) solo con la Rivolta e la Solidarietà: i due architravi del pensiero di Camus. È Male – che arriva a sfidare vis-a-vis il metafisico – il vero protagonista del romanzo. Ad affrontarlo, nella sua umile, consapevole dimensione umana, è il dottor Rieux, che – coadiuvato dal giovane volenteroso Tarrou – nel corso degli eventi si trova al cospetto, oltre che della morte e della crudeltà del morbo, della «sofferenza inutile». Camus mette a confronto in un passaggio drammatico le inconciliabili posizioni del cristiano (che si affida a Dio) e dell’ateo (che si affida alla scienza). Solo l’ateo è però cosciente di vivere «l’assurdità dell’esistenza».

La comunanza fra i due è la condivisione della stessa – tragica – impossibilità di fronteggiare il Male. Come uscire da questo corto circuito? «Con la Rivolta e la Solidarietà», dice Camus.

La stessa caritas cristiana deve trasformarsi in collante della solidarietà umana. Non a caso, il dottor Bernard Rieux assume i caratteri del «santo laico»: cioè dell’uomo capace di combattere, dall’interno della rivolta (prima individuale, poi collettiva), l’assurdità del Male. La peste è insomma un romanzo che non può non essere letto, per la sua tragica e costante «attualità»: vedi Ucraina.

Pino Casamassima

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