Il contesto, un romanzo sulla violenza del potere

Il contesto esce nel 1971 da Einaudi. Leonardo Sciascia pensa questo suo romanzo come una parodia e al centro ci mette un paese immaginario che somiglia molto all’Italia.

L’ispettore Rogas, in un clima torbido, si trova a indagare sull’uccisione di alcuni magistrati.

Il funzionario di polizia è inizialmente convinto che l’assassino sia una persona condannata in processi in cui avevano preso parte i magistrati.  Fra questi un ex-farmacista, Cres, che dieci anni prima era stato ingiustamente accusato dalla moglie di aver tentato di avvelenarla.

Cres era stato condannato a cinque anni di carcere e una volta scontata la pena aveva deciso di vendicarsi uccidendo i magistrati coinvolti a vario titolo nei processi. Ma l’intrigo si complica e le vicende legate al caso dell’uccisione dei magistrati diventano sempre più torbide.

L’ispettore entra in contatto con gli ambienti intellettuali vicini ai gruppuscoli sovversivi, scopre le ambiguità di un mondo dove il direttore di una rivista rivoluzionaria (Galano) ha stretti rapporti con persone potenti e influenti, tutt’altro che rivoluzionarie.

Cercando Galano incontra uno scrittore progressista, Vilfredo Nocio, inviso ai rivoluzionari come fosse un nemico di classe, che si sfoga scrivendo versi che ricordano l’articolo in forma di poesia scritto da Pasolini dopo i fatti di Valle Giulia del marzo 1968.

Dietro queste morti c’è un complotto orchestrato dal potere che vuole sempre imporre la sua supremazia.

Sciascia concepisce il romanzo in modo da non far comprendere al lettore le dinamiche dei fatti e ai delitti non viene offerta alcuna esplicita spiegazione.

Lo scopo dell’ autore è rappresentare una situazione confusa e contraddittoria, proprio come quella italiana tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta.

Lo scrittore ci riesce e ricorre all’escamotage della parodia per denunciare la terribile combinazione tra la ragion di Stato e la ragion di Partito, alla base di ogni malefica azione commessa dal potere e che insieme  prevalgono con le loro menzogne sulla verità.

Sciascia aveva messo ancora una volta il dito nella piaga. Il suo romanzo, nato come parodia, non lo divertiva più perché scrivendolo era diventato troppo realistico.

Il contesto è un apologo della situazione politica italiana del tempo. Alla sua uscita furono in molti a scagliarsi contro Sciascia, soprattutto politici e intellettuali vicini alla sinistra («Dopo la pubblicazione del mio libro Il contesto, la vecchia guardia del Pci, aveva scatenato attraverso la stampa di partito, una violenta campagna contro di me»).

Molti di loro si riconobbero nel gioco delle parti che il potere assegnava ai suoi burattini  in quel paese immaginario raccontato da Sciascia, dove le ideologie si riducevano in politica a pure denominazioni, dove soltanto il potere per il potere contava.

Sciascia non si smentisce e guarda con il pessimismo della ragione alla verità e la sua indagine colpisce nel segno quando si accorge che ha cominciato a scrivere il libro con divertimento.

Dopo aver  terminato  la sua parodia sul paese immaginario  non si divertiva più, perché si era accorto che quel paese immaginario era proprio il suo e il nostro.

Nicola Vacca

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