L’inquisizione di un dio ingiusto

Morte dell’inquisitore occupa un luogo del tutto a parte nell’opera di Leonardo Sciscia.

La storia dell’eretico Diego La Matina gli entrò dentro e del personaggio non abbandonò più le sue riflessioni.

Come il tema dell’inquisizione. Sciascia scrisse questo libro perché l’inquisizione è lungi dal non esistere più nel mondo.

In effetti il grande scrittore siciliano aveva ragione, l’inquisizione esiste anche se ha cambiato pelle e i roghi li appicca diversamente.

«E a quanto pare bisogna andar cauti anche in Italia e dovunque, in fatto di inquisizione (con iniziale minuscola), ci sono persone e istituti che hanno la coda di paglia o il carbone bagnato: modi di dire senz’altro pertinenti, pensando ai bei fuochi di un tempo.

Così succede appena si dà il tocco all’Inquisizione: molti galantuomini si sentono chiamare per nome, cognome e nome di tessera del partito cui sono iscritti. E non parlo, evidentemente, soltanto dei galantuomini cattolici. Altre inquisizioni l’umanità ha sofferto e soffre tuttora».

La vicenda dell’eretico racalmutese fra Diego La Matina, nato a Racalmuto come Sciascia, che uccide nel 1657 D. Giovanni Lopez Cisneros, inquisitore nel regno di Sicilia in visita nelle carceri (narrata nel libro nei minimi particolari), è emblematica e mette in evidenza l’inflessibile ferocia di una fede cattolica che proclamava di ispirarsi alla carità, alla pietà, all’amore.

La giustizia sommaria dell’Inquisizione e la violenza poliziesca e tragica con cui ha esercitato il suo potere rappresenta una delle pagine più oscure dell’eterno oscurantismo della Chiesa Cattolica che oggi è ancora inquisitoria, anche se i roghi li appicca con altri modi.

Dell’Inquisizione, attraverso il calvario dell’eretico frate Diego La Matina, Sciascia racconta la barbarie di un’istituzione che di per sé era offesa della ragione umana e del diritto.

Fra Diego prima di essere bruciato vivo disse «Dio è ingiusto». Davanti ai carnefici inquisitori non rinunciò alla sua libertà di coscienza e visse fino in fondo la sua eresia con la quale non negò Dio ma lo accusò insieme ai suoi uomini che non avevano un barlume di lucidità e ragione.

Sciascia, laico, eretico e libertario in Morte dell’Inquisitore denuncia la pochezza filosofica e religiosa dei galantuomini inquisitori che hanno combattuto con la ferocia la loro battaglia contro gli eretici nel nome di un Dio ingiusto, come lo ha definito Diego La Matina poco prima di essere bruciato.

Sciascia scrive che il suo libro ha sortito uno strano effetto sui galantuomini dell’inquisizione: con sufficienza ne hanno parlato e ne hanno taciuto.

L’inquisizione è un dramma che si ripete, che forse si ripeterà ancora, per questo è importante restare e essere eretici.

«Un santo martire. Ma noi abbiamo scritto queste pagine per un diverso giudizio sul nostro concittadino; che era un uomo, che tenne alta la dignità dell’uomo». Con queste parole Sciascia chiude Morte dell’inquisitore, dedicate all’eretico Diego, un suo antenato ideale, come lui uomo libero e eretico che ha avuto il coraggio di stare sempre dalle parti degli infedeli.

Nicola Vacca

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