Sciascia sempre dalle parti degli infedeli

Dalle parti degli infedeli Leonardo Sciascia lo scrisse nel 1979. Il libro fu pubblicato dall’ editore Sellerio e inaugura La memoria, la storica collana in cui uscirà nel 1981 Diceria dell’untore il romanzo di Gesualdo Bufalino. Dice più di Sciascia questo piccolo volume che la sua intera produzione letteraria.

Il grande scrittore siciliano, come aveva fatto con Morte dell’inquisitore e La scomparsa di Majorana, prende in esame alcuni documenti inediti per raccontare una delle sue storie civili che hanno come protagonisti personaggi scomodi, eretici in odore di giustizia e verità.

Al centro di queste pagine c’è monsignor Angelo Ficarra, vescovo di Patti nella Sicilia degli anni cinquanta, colpevole per le gerarchie ecclesiastiche di non aver lavorato alle elezione amministrative per far ottenere alla locale Democrazia Cristiana risultati soddisfacente. Il partito dello scudocrociato venne sconfitto e Vaticano volle la testa dell’alto prelato.

Sciascia ricostruisce nel suo libro la vicenda studiando le lettere del vescovo e quelle della inviategli negli anni dalla Sacra Congregazione Concistoriale.

Sciascia, e non poteva essere diversamente, prende a cuore le sorti del vescovo ribelle che non accettava ciecamente i dettami della Chiesa, soprattutto per quanto riguardava la sua compromissione con la politica.

«Ma sbaglierebbe chi, – scrive Sciascia, leggendo questo piccolo libro, lo giudicasse una mia evoluzione o involuzione (secondo la parte da cui lo si giudica). Si tratta semplicemente di questo: che l’avere per tanti anni e in tanti libri inseguito i preti «cattivi» inevitabilmente mi ha portato ad imbattermi in un prete «buono». Voglio dire per la stessa attenzione, preoccupazione e ansietà con cui inseguivo i cattivi.

Angelo Ficarra era disposto all’obbedienza non si rassegnò a subire l’ingiustizia e ad accettare e convalidare la menzogna. Il vescovo non abbassò mai la testa e furono chiare battagliere e circostanziate le sue missive alla Congregazione.

L’infedele monsignore non cedette davanti alla persecuzione nei suoi confronti. Mosso da un sentimento di giustizia portò avanti la sua battaglia

Una giustizia umana, ideale e folle in nome della quale si rivelò un uomo coraggioso di estremo candore fino alla fine della sua ingiusta e triste vicenda che si concluse con la rimozione.

Leonardo Sciascia che nella sua vita è sempre stato dalle parti degli infedeli ricostruisce in maniera esemplare in questo piccolo e prezioso libro la vicenda del vescovo ribelle, un prete buono colpevole solo di essere un uomo libero nel pensiero e giusto e di non essere organico ai rapporti stretti tra la sua Chiesa e la Democrazia Cristiana.

E a quel regime democristiano che lo stesso Leonardo Sciascia ne L’affaire Moro definì il proseguimento del regime fascista.

Nicola Vacca

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