GIORDANO BRUNO: “UN POETA AL ROGO”

 Infinito è Giordano Bruno come infiniti sono i mondi che egli ha immaginato.                                                                                                      

  Ecco perché, di fatto, è inafferrabile nelle sue estroflessioni espressive  come non è circondabile nella vastità del suo pensiero.                                                                                                                 

Si potrà obiettare che le sue teorie non sono un sistema, che in alcuni aspetti sono finanche contraddittorie.                                                

Ma, a ben riflettere, se l’infinito è il suo presupposto cosmologico, geometrico e ancor più in generale epistemologico, è invece proprio necessario che quel pensiero sia antisistematico e, per certi versi, incongruente.                                                                                                       

 Razionale e irrazionale sono in Giordano Bruno facce assolutamente complementari di una medesima realtà.                                                                           

 Il suo pensiero è prismatico e le guglie e gli anfratti, che roteando ci mostrano la metamorfosi della loro forma chiaroscurale,  allontanano e avvicinano alternativamente gli aspetti duali della sua concezione del mondo.                                                                                                                 

Ecco allora che un approccio apparentemente disorientante quale la considerazione della dimensione poetica del filosofo nolano, come si propone il pregnante saggio di Donato Di Poce, “Un poeta al rogo”, (Eretica edizioni, 2021), si rivela una scelta quasi obbligata sebbene finora non molto esplorata.                                                                                                           

 Iperbolico, infatti, è il pensiero di Bruno, in quanto ascende ripidamente dalla contemplazione della molteplicità alla sua composizione nell’unità senza toccarla mai come mai potrebbe mente umana: «Quindi l’ali sicure a l’aria porgo», scrive, infatti, nel De l’infinito, universo e mondi,  «Né temo intoppo di cristallo o vetro / Ma fendo i cieli e a l’infinito m’ergo…».                                           

 Senza toccarlo mai, però, perché, in definitiva “Umbra profunda sumus” come afferma nel frontespizio del De Umbris idearum, ma quell’ombra che siamo è già conoscenza perché si pasce all’ombra del vero come prosegue qualche riga dopo.                                                                                                    

C’è una luce abbagliante e insostenibile che è l’Implicito in cui tutto si ricapitola come coincidentia oppositorum ma l’insostenibile leggerezza dell’essere come avrebbe detto quattro secoli dopo Milan Kundera si illumina dei riverberi di quella luce primaria nel sottosuolo della carne reale, all’ombra della boscaglia della vita umbratile dell’umano.                                                                                              

Perché in Bruno, a differenza di Kundera, non vi è la leggerezza di un’esistenza legata all’ indifferenza dell’agire umano per l’assenza di una seconda possibilità ma la pesantezza delle conseguenze delle scelte dell’individuo nel tipo di reincarnazione in un rango più basso o più alto della scala degli organismi viventi.                                                                                                    

In entrambi i casi l’esistenza rimane insostenibile tanto che «Tereza e Tomáš scrive Kundera sono morti sotto il segno della pesantezza» e Sabina che «vuole morire sotto il segno della leggerezza sarà più leggera dell’aria» ricordando il folle volo che il filosofo nolano mirabilmente descrive  negli Eroici furori: «Poi che spiegat’ ho l’ali al bel desio / Quanto più sott’ il piè l’aria mi scorgo / più le veloci penne al vento porgo / e spreggio il mondo e vers’il ciel m’invio / Né del figliuol di Dedalo il fin rio / fa che giù pieghi, anzi via più risorgo / ch’io cadrò morto a terra ben m’accorgo / ma qual vita pareggia al morir mio?»                                                                                                                                   

Ed è proprio la coesistenza nel pensiero bruniano di elementi ipermoderni per il suo tempo come l’eliocentrismo o l’infinità dei mondi insieme a concetti antichissimi come la  metempsicosi e  il dualismo a renderlo spiazzantemente  prismatico e contraddittorio ai nostri occhi.                                                                                                               

Ma allora ecco che la poesia potrà rappresentare l’unico linguaggio capace di veicolare l’autentico collante del mondo che nel De vinculis ( una delle sue ultime opere filosofiche ) riconoscerà proprio nell’amore.                                                                                             

Amore in quanto potenza squisitamente magica  nella dimensione in cui è capace di annullare gioghi e catene, stabilire connessioni tra distanze incommensurabili, mettere in risonanza l’infinità dell’universo in quel vincolo possente.                                                                                                      

Laddove, deflagrato il sistema tolemaico, non c’è più centro né periferia, l’amore è ciò che reimmette nella circolarità ogni elemento della materia universale vivente.                                                                                                             

La poesia sola potrà sopravvivere alla prova del fuoco e sul rogo rimarrà alla fine soltanto il poeta.                                                                      

 “Un poeta al rogo”, dunque, per riprendere il titolo del libro di Donato di Poce che è anche il distillato dell’essenza della figura storica e simbolica di Giordano Bruno.                                               L’accettazione del sacrificio non come resa ma come pegno e presagio di una ulteriore possibilità.                                                               

Anche il Franz di Kundera si inebria e si imbibisce di infinito: «Nell’istante in cui sente il piacere spandersi nel suo corpo» recita L’insostenibile leggerezza dell’essere «Franz  si allunga e si dissolve nell’infinito del proprio buio, diventa egli stesso infinito» e simmetricamente Bruno alla fine della sua esistenza, quasi guardando oltre quell’istante per proiettarlo nel tempo, prefigurando il suo futuro sguardo nel passato, vede il rogo come un punto infinitesimale ormai compiuto della ciclica vicenda dell’universo, consapevole, come scrive ne De Monade, che: «Ho lottato, è molto: / credetti di poter vincere ma natura e sorte, studio e sforzi repressero. E’ già qualcosa l’essersi cimentati; / giacchè nelle mani del fato è la vittoria. / Per quel che mi riguarda ho fatto il possibile, che nessuna delle generazioni venture mi negherà; /  quel che un vincitore poteva metterci di suo: / non aver temuto la morte, non aver ceduto, /  fermo il viso a nessun simile, / aver preferito una morte animosa a un’imbelle vita».                                                                      

Noi non solo non possiamo negare la sua lotta e la sua testimonianza ma non dovremmo mai stancarci di percorrere le strade sorprendenti e ricche del suo pensiero esercitando l’Arte della memoria di cui è stato maestro prodigioso.                                                   

E proprio le parole poetiche di Donato Di Poce possono esprimere appieno il nostro tributo di riconoscenza al Bruno filosofo e poeta: «Il mondo è solo un riflesso / D’infiniti mondi che non conosciamo […] Nei mondi futuri cerchiamo la vita / Che la vita non ci concede / se non in trucioli di grazia / Sopravvissuti al rogo dei sogni».

Paolo Fiore

Un pensiero su “  GIORDANO BRUNO: “UN POETA AL ROGO”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...