Pasolini, cent’anni di beatitudine

In occasione del centenario della nascita di Pasolini (5 marzo 1922) è uscita in questi giorni per Garzanti e curata da Walter Siti una nuova edizione di Petrolio: il discusso (e discutibile) brogliaccio (incompiuto) pubblicato postumo da Einaudi nel 1992 con la curatela di Graziella Chiarcossi, in continuità con la cifra familiare e culturale che la univa a PPP. Un romanzo che sarebbe stato alla base della sua uccisione. Durante la sua lavorazione, iniziata nel 1972 e terminata nel 1975 per sopravvenuto omicidio, sarebbe infatti filtrata la notizia di un plot in cui Pasolini stava disegnando la mappa di un nuovo potere. Un nuovo «Palazzo» cui era asservita una massa di uomini ridotti a meri consumatori. Fra i protagonisti di questo potere, Eugenio Cefis; fra le sue vittime (del nuovo potere) – anche – Enrico Mattei. Collegare Cefis a Mattei non era consequenziale? Del resto, Mauro De Mauro non era stato eliminato perché stava indagando sulla morte (assassinio) del «signore del petrolio italiano»? E in un appunto, PPP non aveva forse inserito una chiara e netta accusa contro Cefis? Ma quel collegamento Cefis-De Mauro è rimasto per aria, nonostante certe caparbietà in quel senso. Cefis avrebbe avuto infatti un ruolo primario nella morte di Enrico Mattei a detta di Italo Mattei, fratello di Enrico, che, interrogato dal giudice Mario Fratantonio durante l’inchiesta sul caso De Mauro nel novembre 1971, riportò ai giudici l’opinione dell’allora ministro di grazia e giustizia, il repubblicano Oronzo Reale, secondo cui Mattei era stato ucciso su mandato di Cefis oltre che di Fanfani e Raffaele Girotti, uomo di fiducia di Cefis perché stava per siglare un importante contratto per lo sfruttamento del petrolio argentino a favore dell’Italia.

In buona sostanza, Cefis avrebbe agito come rappresentante di poteri che volevano ricondurre la politica energetica italiana in orbita atlantica, coerentemente con i dettami del principale vincitore della guerra: gli Stati Uniti. Accuse per le quali – tuttavia – non si aprì nemmeno un fascicolo. Ho chiesto all’amico Paolo Morando, autore di una rigorosa biografia di Cefis pubblicata con Laterza, se nella sua ricostruzione avesse trovato elementi probanti relativamente a tale collegamento vittima-carnefice. «No». (In realtà, l’amico Paolo è stato molto più esaustivo, ma questa è la “secca” sostanza). Tornando a quell’appunto, il 22 di Petrolio, a suo margine, Pasolini aveva indicato: «eliminare». Disposizione cui si era rigorosamente attenuta la Chiarcossi per l’edizione Einaudi, evidentemente sapendo quel che faceva, visto che col poeta conviveva insieme a mamma Susanna. Appunto che invece è ora riapparso nell’edizione Garzanti, e che – tuttavia – non chiarisce nulla: nessuna novità (probante). E il già ardito «io so» relativamente alle stragi da Piazza Fontana a Piazza Loggia, in questo caso lo è ancora di più. È da quando eravamo alle elementari che sappiamo che la Storia è «fatta» di carte: «Codeste, mi scusi, sono di quelle sue solite chiacchiere che non concludon nulla» (A. Manzoni, I promessi sposi, XXIX). Certo, la suggestione del buco della serratura è sempre molto più attraente di una porta spalancata, tanto che – ad esempio – sul caso Moro sono fiorite narrazioni spesso surreali, ma proprio perché tali, ben più intriganti della «semplice» verità processuale.

«Il martirio di Pasolini» (così in molte narrazioni) è stato funzionale a una beatificazione post mortem anche da parte di chi – nella sua contemporaneità – aveva denunciato la sua dicotomica cifra politica: cattocomunista da una parte, reazionaria dall’altra. Ed è quella cifra, la politica, che qui interessa. Aggiungerei – se proprio mi si vuole stanare in modo, quasi, rotondo sul poeta, dirò che la mia vicinanza a lui è significativa sul piano del riconoscimento della sua visione “poetica” della contemporaneità come nessun altro prima e dopo. Scritti alla mano (mi riferisco a quelli ora raccolti in Lettere luterane e Scritti corsari), verifico una capacità speculativa sul piano della visione poetica del mondo non più rintracciata, nonostante in non pochi gli siano andati vicini. (Prossimi, diciamo). Diverso il discorso per quanto riguarda la cinematografia di cui era sprovvisto sul piano tecnico (come ebbe modo di sottolineare il “cinematografaro” Zeffirelli cui tutto si può dire meno che non conoscesse la techne cinematografica). Certe regie di PPP sono avvilenti, soprattutto quelle con attori non professionisti, che se non si possiede quella techne è difficile far muore in modo coerente davanti alla macchina da presa. Quel suo cinema da lui consegnatoci come “ultimate” con Salò: dopo un film così cosa mai avrebbe potuto girare, considerando che quella pellicola (la cui sparizione delle pizze sarebbe stata alla base della trappola mortale di Ostia) rappresentava appunto il primo della cosiddetta “Trilogia della morte”, dopo quella della “vita” (Decameron, I racconti di Canterbury, Il fiore delle Mille e una notte)? Sul piano letterario, che luce avrebbe visto Petrolio, cui stava ancora lavorando quando fu ucciso? E se fu ucciso per quelle accuse a Cefis in esso contenute (ma noi non ci crediamo), ci fu evidentemente qualcuno del suo cerchio magico che da quel cerchio uscì – almeno per un “attimino” – per dire una cosuccia all’orecchio dell’allora presidente della Montedison. E cioè, che non L’Espresso col sempre arrembante Scalfari, ma addirittura PPP stava “indagando” su di lui. E se così fosse stato, le risultanze di quella inchiesta in forma di romanzo avrebbero fatto molto rumore. Altro che rumore! Ma tutto questo veleggia nelle dimensioni che – scostumate e moleste – appaiono a quella povera anima di Red Ronnie. La realtà dei fatti sta in quelle centinaia di pagine di Petrolio che – con spirito sacrificale – ci siamo sorbiti sia nella prima che nella seconda edizione senza trovare nulla di “probante” in proposito.

Ne fu assai scettico anche quell’Edoardo Sanguineti – per altro a lui vicino per professione e amicizia – che (sapendo…), il 27 dicembre 1973 l’aveva un po’ sbeffeggiato su Paese Sera su certi suoi fantasmi, oltre che sulla stessa cifra letteraria dell’«amico» per quanto riguardava i suoi romanzi. «Com’era verde, però, la nostra valle! E com’erano carini i sottoproletari di una volta! Io me li ricordo benissimo, pittoreschi e straccioni, che con la selezione naturale venivano su come tante querce. […] Ah, i nostri ragazzi di Vita, che bella Vita violenta che si facevano». E che all’indomani della sua morte si dichiarò mortalmente angosciato ma non sorpreso. «Pier Paolo amava il sesso violento. La sua morte potrebbe verosimilmente essere una conseguenza di ciò. Certe mattine, quando lo incontravo pieno di graffi ed ematomi mi venivano i brividi».

A proposito della declinazione politica del suo tempo, PPP è stato un autentico, fiero, verace, nemico (nemico, non avversario) di tutto ciò che si muoveva a sinistra del Pci, coerentemente con il suo rapporto squilibrato con la mamma comunista. Tratto, riconosciuto sempre dall’implacabile Sanguineti: «Pier Paolo? Un grande poeta, un grande reazionario». E come dargli torto? In un capitolo dal titolo “L’artiglieria di Pasolini” di “Movimenti”, un mio saggio del 2013 per Sperling&Kupfer, ricordavo ai distratti plaudenti e beatificanti successivi, che nel 1974, cioè nel pieno delle polemiche che infuriavano sul divorzio, PPP si schierò per l’abrogazione. Nel 1975, quando iniziò il dibattito sull’aborto si schierò contro la sua spedalizzazione. La legge fu varata tre anni dopo, con buona pace della buona anima. Nel 1973 aveva scritto che «i capelloni» erano responsabili di «una trasformazione antropologica della società», oibò! Il tutto è facilmente riscontrabile negli articoli raccolti in Lettere luterane e Scritti corsari. Buon centenario beatificato a tutti.

Pino Casamassima

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...