Esame di coscienza di uno scrittore

Nell’opera di Simenon è spesso arduo separare biografia e finzione. Lo scrittore dà l’impressione di variare all’infinito le possibili soluzioni che la scrittura gli offre.

L’opera di Simenon annovera un certo numero di romanzi con un rilevante sostrato autobiografico.

Pedigree in questa categoria occupa una posizione centrale a sé stante.

Adelphi lo ripubblica in un volume elegante insieme altri otto libri.

Pedigree e altri romanzi è un bel tomo di millenovecento pagine in cui si trovano tutte le declinazioni autobiografiche presenti nella narrativa di Simenon.

Oltre a Pedigree possiamo rileggere Le finestre di fronte, I tre delitti dei miei amiciMalempinLa verità su Bébé Donge, I complici, Gli altri, La camera azzurra e in appendice la toccante Lettera a mia madre.

Pedigree, il romanzo cardine di questo volume, rappresenta per Simenon un ritorno al passato: lo scrittore racconta la saga di una famiglia che sembra la sua. Lui scrive e racconta come se non si parlasse di sé.

Chi conosce bene Georges Simenon sa che in questo libro insolitamente lungo lo scrittore si muove nel territorio dell’autobiografia romanzata.

Liegi, la sua infanzia, il rapporto con la madre. Roger Mamelin coincide con Georges Simenon.

Quando il romanzo viene pubblicato, siamo nel 1948, Simenon è quasi uno scrittore famoso.

Nel romanzo lo scrittore mette in scena i luogo in cui si forma il suo immaginario.

Pedigree è importante per comprendere l’opera di Simenon nella sua interezza.

«Pedigree– scrivono nell’introduzione al volume i due curatori – è il romanzo di una vita, e per questo incorre talvolta nel difetto di lasciare tropo vedere l’uomo dietro l’autore e i suoi personaggi: un uomo che riconosce le proprie colpe, un uomo dolente, un uomo rancoroso che vuole saldare i conti con il passato. Eppure esso si presenta come finzione, tanto che il lettore, per poco che conosca le origini dello scrittore, non può fare a meno di interrogarsi su quanto vi sia di reale e quanto di immaginario nel romanzo».

Non è un caso che Pedigree e altri romanzi si chiuda con la lunga e toccante Lettera a mia madre che Simenon scrive dopo la sua morte.

«Scrivendoti, mi chiedo se in tutto il tempo che abbiamo trascorso a guardarci in silenzio, quasi fissandoci, non ci sia accaduto di pensare nello stesso momento la stessa cosa».

Anche qui lo scrittore e il figlio vogliono riconoscere le proprie colpe. Simenon è convinto che, nella vita di ognuno di noi, esistono persone che ci accompagnano per un tratto più o meno lungo. Solo al momento dei bilanci si può farne il computo e riconoscere il peso che ognuna ha avuto sul nostro destino.

In Pedigree e negli altri romanzi autobiografici lo scrittore si specchia nell’uomo e l’uomo guarda allo scrittore. Tra finzione e realtà, la coscienza è una sola.

Nicola Vacca

(Georges Simenon, Pedigree e altri romanzi, Adelphi, pagine 1888, € 75,00)

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