L’impegno civile nella poesia dell’ultimo Luzi

L’ultimo decennio della produzione poetica di Mario Luzi (1994 – 2005) è vitale e ricco.

Libri come Sotto specie umana (1999) e Dottrina dell’estremo principiante (2004) segnano un passo nuovo nella sua ricerca poetica.

Luzi riscopre l’occasione politica del tempo, scava nella sua testimonianza di uomo. Con un andamento travolgente la sua poesia è una voce chiara nei dilemmi della Storia.

È importante ritrovare l’ultimo Luzi che torna al fuoco della controversia e a quella passione civile a lui tanto cara.

La sua poesia alta è sempre attenta a quell’ordine universale d’amore che ha nella fatica della preghiera la sua radice.

Nella poesia nulla si spegne dell’essere e del suo splendore. L’ultimo Luzi (Sotto specie umana, Dottrina dell’estremo principiante) medita sui tempi della vita, coglie i segni della sofferenza, del male, del dolore, raccoglie le briciole della sua esistenza per non disperderle. «Tutto compiutamente/si riempie» se non ci perdiamo, se non ci allontaniamo dal pensiero. Siamo creature soltanto se restiamo nelle adiacenze dell’umano, tutto il resto è vaniloquio.

Nell’esperienza poetica vasta e articolata di Mario Luzi, quella dell’ultimo decennio occupa un posto molto particolare.

Il poeta scrive per essere più che mai uomo del suo tempo.  Luzi è stato un poeta fortemente legato al tempo in cui ha vissuto, che ha visto nella compartecipazione di ogni presenza umana al miracolo della vita che sopravvive al mutamento la riposta all’interrogazione inquietante sul mistero dell’essere. Nel soffermarsi a meditare sul suo tempo, ha indicato nella lingua poetica la ragione su cui scommettere per dare un senso all’inerzia delle cose. Il varco della parola si insinua luminoso nel sonno dei sentimenti, nella ferita delle passioni «l’essere se stessi fino in fondo» è il pensiero supremo di cui non dobbiamo avere più paura.

Luzi è consapevole che la poesia per capire l’uomo deve parlare del tempo in cui vive.  «Vado affermando – ha scritto poco prima morire -, forse da sempre nella mia lunga esistenza ma più segnatamente negli ultimi anni, che la poesia è la vita, e se oggi la vita ci chiama a prove difficili e drammatiche, la poesia non può eluderle. La poesia non è serva di nessuno, serve solo la verità, ed è o dovrebbe essere la più alta testimonianza del tempo in cui si vive».

Con Sotto specie umana e Dottrina dell’estremo principiante, gli ultimi libri pubblicati in vita, Mario Luzi ha voluto essere fino in fondo uomo del suo tempo con la sua poesia testimonianza che attesta la sua forte passione civile.

«Mondo, non sono circoscritto in me / hai voluto che fossimo ciascuno / un progetto di vita / nel progetto universale. / So bene che dobbiamo mutuamente / tu ed io crescere insieme – / era scritto nella pietra 7 del suo estremo miglio / e ben dentro di sé. / Amen».  Questi sono i versi con cui si apre Sotto specie umana e subito si intuisce come Luzi ambisse a un discorso che fosse voce della molteplicità e simultaneità del vivente, voce vivente, molteplice e simultanea del suo tempo.

La poesia dell’ultimo Luzi sta accanto al mondo e le sue parole pellegrine lo portano nel cuore delle cose, evocano e coinvolgono la sua coscienza di uomo e di testimone che scrive e pensa da osservatore, con la consapevolezza di essere parte di un progetto.

Mario Luzi ha scritto una poesia alta di impegno civile.  Il poeta parla all’uomo del suo tempo con l’impegno di difendere con cristiano ardore, le ragioni dell’umano, minacciate nel fuoco della controversia dalle menzogne della maschera.

Nicola Vacca

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