EXUPER. LA RADICE DI UN NOME. I SEMI DI UN POETA EROE

Trovare un termine di paragone per definire Antoine de Saint-Exupéry è inutile perché lui era speciale. Speciale nel modo in cui indossava una camicia, nel modo di parlare o di fumare o perfino di dormire. Saint-Ex, così lo si chiamava, non faceva nulla come gli altri e non somigliava a nessuno. Un cavaliere di re Artù vissuto tra noi, nel nostro tempo. Ecco chi era. Così Jules Roy, filosofo e amico dell’autore de Il Piccolo Principe descriveva una delle più grandi figure letterarie francesi. Mentre Henri Jeanson, scrittore, diceva: Antoine era timido, ma anche molto sincero. Non aveva eleganza nel vestire ma era elegante in molte altre cose. Raccontava storie appassionanti ed era divertente. Sapeva recitare Mallarmé con accento svizzero e fare trucchi con le carte; era il suo modo di nascondersi di fronte alle persone che non conosceva. A volte cantava a perfezione delle vecchie canzoni e lo faceva con passione. ————¬ Antoine de Saint-Exupéry nasce a Lione nel 1900 da una famiglia nobile e in effetti ha una infanzia e fanciullezza da Roi Soleil.

Come queste testimonianze confermano, il giovane scrittore è socievole, altruista, testardo, instancabile, avventuroso, viveur, dai tratti e dalla corporatura particolari ma dotato di un forte fascino. Un uomo d’azione che si concretizza con il suo mestiere. Sì, perché prima di tutto Antoine diventerà un pilota. Un uomo che si mette alla macchina da scrivere solo per fare in modo che quest’azione non possa finire mai.  Non vuole scrivere nulla che la sua vita non garantisca dice all’amico Roger Caillois. E ha ragione. Ma attenzione… Saint-Ex non è solo questo. Così come non è stato un semplice narratore per bambini. Chi ha letto tutte le sue opere, molte delle quali spesso eclissate da Il Piccolo Principe, sa invece che è stato un fine intellettuale dotato di una visione del mondo solida e ben strutturata, oltre ad essere pioniere di una spiritualità filosofica e politica che lo rende assolutamente attuale. Ma andiamo per gradi. Come diventa Antoine pilota d’aerei? Beh, il padre del petit prince prende il brevetto di volo durante il servizio militare e lì capisce cosa vuol fare nella vita. Volare. Egli infatti dirà in suo diario: io tra poco salirò su quei draghi neri contornati di fulmini azzurri e dovrò cavalcare la notte. Sarà un compito difficile, rischierò la vita però io sono afferrato alle spalle da una vocazione. Nel frattempo conosce tante donne e scrive tantissimo (nel 1929 pubblica Corriere del Sud, agli inizi del 1931 l’avvincente e bellissimo Volo di notte, nel 1939 sarà la volta dell’avventuroso e biografico Terra degli uomini) ma alla fine, nella primavera del 1931 decide di sposare l’artista salvadoregna Consuelo Suncín de Sandoval.

Antoine, lo sappiamo, avrà molte relazioni sentimentali, ma l’amore per Consuelo somiglia alla rosa del Piccolo Principe. Sull’asteroide B-612, un giorno, quest’ultimo trova un fiore. Diverso da tutti gli altri: è una rosa. Ma è una rosa particolare: capricciosa, vanitosa, egocentrica e il nobile bimbo biondo si sente responsabile così cerca di accontentarla come può. La innaffia, tiene pulito il pianeta e costruisce una campana di vetro per ripararla dal vento. Eppure da quella rosa sente il bisogno di fuggire. Saint-Ex, poiché fermo comunque non ci sa stare, vola dapprima per la compagnia aeropostale in Francia e in Sud America poi anche come pilota civile. Scrive molto delle sue esperienze e diventa una specie di eroe perché i suoi tragitti nei cieli sono sempre avventurosi e pericolosi. In uno di questi subisce un incidente e cade con il suo velivolo nel deserto libico. Come la sua nobile e bionda creatura di carta più famosa, egli incontra tra le dune una volpe. Questa, alla fine fuggendo da lui, gli insegna che creare legami, addomesticando coloro che vorremmo vicini a noi, è una condotta auspicabile ma è un’azione tutt’altro che semplice.

Anzi è un’ardua conquista, ma allo stesso tempo è il cuore della esperienza umana. Afferma infatti: i legami sono la nostra forza. Una persona senza legami non è libera, è disperatamente sola. Dopo quell’atterraggio estremo, il pilota-scrittore comincia ad essere ossessionato da qualcosa di indefinito e profetico, intanto però scoppia la guerra.

Nei primi anni del conflitto mondiale combatte contro i nazisti nella sua Francia. Dopo l’occupazione tedesca della capitale transalpina, egli fugge a New York e qui non potendo volare, scrive, disegna e riesce alla fine a pubblicare il suo libro più famoso (Le petit prince, 1943). Non solo. Sono questi i momenti in cui si interroga sulla realtà che vede e sulle prospettive di un mondo moderno dove lo spirito umano è sempre più trascurato e il dominio delle macchine sempre più vasto. A 43 anni Antoine torna a pilotare aerei per l’esercito statunitense. La guerra è a un punto critico e a Saint-Ex viene affidato un veloce Lightning-P38 per effettuare delle ricognizioni fotografiche alle postazioni nemiche nel cuore dell’Europa. Antoine svolge alla perfezione queste missioni, nonostante sia considerato ormai troppo vecchio dai suoi capi per il volo. La mattina del 31 luglio 1944 l’aereo di Antoine decolla ancora una volta. È un giorno perfetto per volare, il cielo è limpido, azzurro come dopo un temporale, fa caldo ma non troppo. La sua Francia da lassù, a duemila metri d’altezza, sembra bellissima. Nella torre di controllo, il radar rileva il suo velivolo mentre attraversa la costa francese.

Tutto sembra andare bene, ma nel pomeriggio il radiolocalizzatore resta muto e dell’aereo dello pilota-scrittore francese non vi è traccia. Alla base aerea in Corsica sono preoccupati e agitati perché a quel tipo bizzarro con il naso all’insù e gli occhi sognanti si erano affezionati tutti. Calcolano che alle quattordici e trenta, Saint-Ex dovrebbe aver finito il carburante e così alle sedici scrivono sul rapporto della missione: il pilota non ha fatto ritorno. Risulta disperso.

Ancora oggi il mistero sulla sua morte contribuisce a creare il mito immortale che lo avvolge. Di lui diceva Umberto Eco: Antoine scompare nei cieli come un piccolo principe. Dov’è andato? In realtà non lo saprete mai. Di lui rimangono le sue straordinarie opere e la sua leggenda. Per me e per milioni di lettori Antoine non è mai morto… Beh, questa ipotesi potrebbe essere vera dunque. Forse dovremmo pensarla proprio così. Antoine de Saint-Exupéry vive ancora nei nostri cuori. Già, si è tramutato per magia nel personaggio di un suo libro e con sguardo sornione, ci osserva anche oggi, con occhi da bambino, da quel confine labile che divide la dura realtà odierna dalla sconfinata narrativa universale. Eh sì, a dirla tutta, non possiamo sapere com’è andata alla fine con il nostro eroe. Ma quello di cui continuiamo ad essere sicuri è che Antoine è sull’asteroide B-612, intento a chiacchierare con un bambino dai capelli color oro perché a tutti noi piace immaginarlo così.

Massimo Mangiola

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...