Con Hirschman e Ferlinghetti, muore anche la cultura

Anche il poeta Jack Hirschman ci ha lasciati qualche tempo fa, il 13 Dicembre avrebbe compiuto 88 anni, prima di lui ci ha lasciati Lawrence Ferlinghetti un altro colosso della poesia, grandi poeti che avevano in comune un’umiltà sconfinata e non solo.

Non voglio usare parole troppo riduttive, una cosa è certa, amavano molto l’Italia e soprattutto avevano tanti amici qui, hanno influenzato intere generazioni di poeti e hanno conosciuto personalmente alcuni dei più grandi poeti e scrittori famosi in tutto il mondo.

Nonostante questo, amavano partecipare attivamente a reading, convegni e conferenze, durante una di queste Ferlinghetti rilasciò un’intervista dove era molto rammaricato perché aveva notato che alcuni poeti erano troppo “gonfi”, in sostanza erano troppo pieni di sé, “la poesia è della strada…” diceva, “non ha nulla a che vedere con questi personaggi impomatati ed eleganti, è come respirare, la poesia è un movimento naturale…non è artefatto” e poi aveva scritto nel suo manifesto:

“Poeti, uscite dai vostri studi,/aprite le vostre finestre, aprite le vostre porte,/siete stati ritirati troppo a lungo/nei vostri mondi chiusi./Scendete, scendete[…]” Una chiamata alle armi per i “veri poeti”. In effetti il Manifesto populista… di Ferlinghetti è straordinario, non lascia spazio all’immaginazione.

Qualcuno forse storcerà il naso, ma io ribadisco che oggi stiamo subendo un collasso culturale senza precedenti, i più grandi scrittori e poeti ci stanno lasciando in balia di questa Subcultura del nulla, fa davvero tristezza vedere così tanta leggerezza in giro, i social continuano a creare questi mostri di una banalità sconcertante, e così frasette come: “se mi vuoi dillo adesso” oppure “se ha paura: baciala” diventano slogan da migliaia di like e commenti, e il genio autoproclamatosi “poeta_della_” monetizza e pubblicizza queste frasette zuccherose spesso dalla dubbia forma grammaticale del tipo: “vuoi farla ingelosirla?”.

Migliaia di Follower quindi s’incanalano attraverso questo Moloch affamato, seguono il flusso, e come una catena di vomito copioso ognuno comincia a vomitare sugli altri frasette edulcorate accompagnando i testi con video o foto ritoccate, piene di filtri, che spesso mettono in risalto nudità personali. Perché oggi tutto si è ridotto ad un pensiero “cavernicolo”, tanto carnale, dalla penna si è tornati alla pietra, e la ricerca sofferta, la gioia della profondità intellettuale, la scoperta lenta di un corpo attraverso i suoi veli si perde lungo una scia di sangue infinita, il sangue di una cultura martoriata che si sta sgretolando passo dopo passo.    

[…]Abbiamo visto le migliori menti della nostra generazione
distrutte dalla noia ai reading di poesia.
La poesia non è una società segreta,
né un tempio.
Le parole & i canti segreti non servono più.
L’ora di emettere l’OM è passata,
viene l’ora di cantare un lamento funebre,
un momento per cantare un lamento funebre & per gioire
sulla fine in arrivo
della civiltà industriale
che è nociva per la terra & per l’Uomo.

Manifesto populista- Lawrence Ferlinghetti

Fabrizio Raccis

Un pensiero su “Con Hirschman e Ferlinghetti, muore anche la cultura

  1. … merita di circolare, amplificato, insinuato, bordeggiato, piroettato, trivellato, planato etc. comunicato alla max potenza il tuo articolo. E non affermo ciò per partigianeria ma per il valore intrinseco che il tuo lavoro cova, esprime, veicola al di là di ogni tubo catodico. In esso contenuto e forma coincidono, poiché il contenuto è la forma e viceversa. E ciò si realizza nel “fare” dei due poeti che tu hai scelto di narrare: Jack Hirschman & Lorenzo Ferlinghetti. Essi si sporcavano le mani passando dalla pagina scritta alla vita e viceversa; non si pulivano la lingua nelle infinite conventicole autoreferenziali che inseguono una strana ed irreale purezza espressiva della lingua. Se consideriamo, infine, la banalità dell’epoca, è facile dedurre quanto la tua prosa critica è ben lungi dalle sbudinate verbali massificate elargite sui social; nonché dal subliminale trasmesso dalla “società dello spettacolo”. Ti ringrazio per l’ennesima zampata felina. Potrà mai piegarti, torcerti il buran? Tu sei la tigre siberiana, l’anima errante amica di Derzù.

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