La mitologia privata di Attilio Bertolucci

La grande figura di Attilio Bertolucci oggi merita un momento di riflessione. L’autore di Sirio, Fuochi in novembre, Viaggio d’ inverno e di quello straordinario romanzo in versi che è La camera da letto è un nucleo fondamentale della storia della letteratura e della poesia del Novecento.

La poetica di Attilio Bertolucci si fonda sulle esperienze personali, nella sua esperienza l’uomo incontra sempre il poeta e la letteratura la vita. Al centro della sua poesia c’è sempre il mondo degli affetti e della provincia.

«Bertolucci – scrive Giacinto Spagnoletti – nasce come poeta idillico, ma con qualche venatura drammatica sottesa al suo desiderio di quiete».

È carica di mondo la poesia di Bertolucci, un mondo in cui la memoria occupa un posto principale.

La parole si nutre di un dinamismo vitale e di un’essenza feroce che sfocia in un naturalismo significante.

Si entra nel mondo delle intuizioni poetiche di Bertolucci con la consapevolezza che il poeta scrive in versi per costruire una sua mitologia privata all’interno della quale la sua famiglia è il fulcro.

Da qui parte il mondo poetico di Attilio Bertolucci. Qualcuno ha scritto che senza il poeta Attilio non ci sarebbero stati i registi Bernardo e Giuseppe.

Nella poesia di Bertolucci la memoria indugia su particolari, al poeta nei ricordi cerca i dettagli.

Così troviamo nei suoi versi l’esperienza che contiene un vissuto. Da tutto questo nasce sempre la sua poesia che non smette mai di avere confidenza con quel tempo ritrovato tanto caro a Marcel Proust.

Il poeta è abile nel tenere insieme viva la capacità del suo sguardo e di riportarne nelle sue poesie intatte le sensazioni durevoli, modificando un avvenimento nel suo contrario.

La poesia di Attilio Bertolucci non è altro che la vita trascorsa a osservare la vita.

« Bertolucci  – scrive Maria Borio su Nuovi Argomenti – è stato un “eccentrico e infaticabile pedalatore”, come amava definirlo Cesare Garboli, e nonostante i decenni e le mode poetiche la sua poesia continua a pedalare in mezzo a noi raccontando, regalando visioni di un mondo grande nel piccolo dell’inquadratura, giocando con le ombre, mostrando anche quando ci fa entrare la luce negli occhi e poi ci conduce in un interno casa, quasi tenendoci per mano finché non discopriamo le sagome di ciò che ci va descrivendo».

La sua vita a osservare la vita non poteva non concludersi con quel libro meraviglioso che è La camera da letto, il punto più alto della mitologia privata di Attilio Bertolucci in cui attraverso la storia della sua famiglia si intravedono le luci e le ombre dell’esistere. Un libro fondamentale in cui le vicende esistenziali dell’autore e del lettore sono le stesse.

Nella confidenza estrema di Bertolucci tutti ci riconosciamo perché, come ha scritto Giacomo Debenedetti, «è un uomo immerso nella propria storia individuale come storia dei fatti, e partecipe della storia e della vita quotidiana di tutti».

Un poeta che non ha mai dimenticato di essere un uomo. Nella sua poesia prima di tutto ha parlato ai suoi simili, passando la vita a osservare la vita.

Nicola Vacca

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