Donato Di Poce- tracimazioni (Anteprima)

OLTRE IL SILENZIO DEL MONDO
Per Antonin Artaud, il poeta che vide l’invisibile
I
Fantasticare sulla propria morte
È l’unico modo per sentirsi vivi
Volare nell’aldilà, scavando la fossa al presente
Coltivando le terre di mezzo
Del proprio corpo
E dei residui d’identità
Sperando che un seme indistinto di sé
Rinasca altrove gemmando
La luce nell’anima
E sui fogli bianchi dell’umanità.

II
Ci sono coloro che scrivono
Senza avere nemmeno iniziato a pensare
Senza aver vissute tre vite
E senza essere morti dentro.
Scrivere è essere sopravvissuti a sé stessi
Scrivere è restare vivi e rinascere
Ma prima bisogna aver vissuto
La mattanza di un amore
La mattanza della vita e della morte.
Alla fine l’ultima cosa che desideri
È scrivere, dipingere ed essere amato
E goderti gli ultimi spasmi
Del corpo che reclama la vita.
III
Ho seminato coriandoli d’infinito
Sul corpo morente della Società
Ho sognato, ho lottato, ho vissuto
Mentre il mio corpo zampillava solitudine
E la mia Anima era una pozza d’inchiostro.
Murato dal silenzio
Qua e là si aprivano crepe
Dune di desiderio scolpite nella notte
E le lacrime erano calde gocce di scrittura
Che bussavano all’alba
Come un nuovo risveglio
Un coagulo di vita
Da sciogliere tra i solchi di dolore.

IV
Le parole sono lingue di fuoco
Che incendiano la coscienza
Vortici infiammati di futuro
Che fanno della nostra Anima
Un deserto di cenere e inchiostro.
Amiamo le parole che recano
Le colature del silenzio
La Grazia di un destino.
Quelle parole che sanguinano
Indizi e contaminazioni
Quelle parole che aprono varchi
Sui cuori abusati e infranti dell’umanità.

V
C’è una sottile differenza
Tra gli zombi e i sopravvissuti.
I primi hanno conosciuto la vita
E la rimpiangono
I secondi hanno visto la morte
E desiderano vivere un’altra vita.
Ma sia gli uni che gli altri
Sono affamati di vita nuova
Divoratori di rinascita preventiva.

VI
Siamo stalattiti inzolfate di cultura
Gocce di visioni pietrificate

Che ricamano lacrime scolpite
In grotte nascoste alla vita
Mentre i pipistrelli svolazzano
Sulla nostra resurrezione
Sui corpi feriti che sanguinano sogni.
Siamo solo un cimitero di parole
Distanze colorate d’indicibili visioni
Sicari muti delle nostre inesistenze.
Poi d’improvviso una cometa d’inchiostro
C’indica la via e illumina
I ciottoli di grazia
Per quando restiamo soli.

VII
Cercavo la poesia oltre la poesia
Oltre i silenzi e i lampi di verità
E spesso le parole erano grida
Stilemi incrostati di dolore
E convulsioni di convulsioni.
Di tanto in tanto sogni galleggiavano
Sulla superficie della pagina
Come ectoplasmi incatramati di visioni.
Ma io sapevo che la vera poesia era dentro
Nel profondo del buio
E dei desideri inconclusi.
Per questo sento il bisogno di scrivere ancora
E perdermi nei labirinti della vita
In attesa che l’Anima esploda
In un grido di silenzio creativo
E una muta visione accarezzi l’anima
Di un mondo a cui hanno strappato l’anima.

VIII
Chi ha il corpo vetrificato dall’Amore
Non può che usare le parole
Come ostia dell’Anima insanguinata
E bere la propria sete di follia
Insieme alla paura di vivere
E Morire col sorriso sulle labbra
Per sbeffeggiare l’eterno
E i sicari di futuro.
Di silenzi scritti è fatta la mia vita
Di occhi aperti su scaglie di ruggine
E cigolii di pensieri sgangherati.
Volevo possedere il tempo che mi possiede
Mentre sto come un orlo d’infinito
Marchiato a sangue dalla vita.

IX
L’attraversamento di questo inferno
Che è la vita, ci confonde
Con improvvisi stati di grazia.
Tutto ci sembra provvisorio

Instabile e frammentario.
Perché l’uomo libero vuole una cosa sola
Iniziare a respirare davvero
Nuova vita, nuovi colori, nuove parole
E toccare la vita
Come fosse un’amante incompiuta
In cui perdersi e ritrovarsi
E vivere al di là della conoscenza
Oltre la coscienza e il pensiero.
L’uomo libero vuole vivere il suo respiro animale
E scavare nell’abisso del proprio inferno
E mangiare la vita che rimane
Oltre l’abbandono del corpo
E sputare sangue tra le matrici
Della propria follia.

X
Hai soffiato il tuo Amore
In un corpo senz’organi
Hai gridato il tuo dolore
A una società impura e senz’anima
Mentre galassie di visioni incompiute
Ti hanno spezzato in due
E nel cerchio della tua purezza
I tuoi cromosomi cosmici
Colavano visioni sui ripetitori d’infinito.
Poi un giorno ti sei seduto
Sulle viscere dell’infinito
E hai visto l’invisibile.

XI
La tua poesia è un urlo straziante
Un silenzio azzannato nelle viscere
Un tomo di sangue e visioni
Che ci obbliga a credere alla vita.
Il flusso vitale germoglia dalle tue ceneri
Il tuo corpo preso a prestito dai sicari
Brucia insieme alla crudeltà del mondo
Ma la tua anima è una vagina voluttuosa
Assetata di verità e copulazione cosmica.

XII
Figlio prodigioso della rigenerazione
Nato tra le maschere di un DIO MIMO
Mimo irriguardoso del proprio essere
Solo tu hai la forza di negare
La forza della tua creazione
E vedi nell’uovo appena sfornato del bene
Larve di una lapidazione in cancrena.
Ma gli scudi levati al cielo delle tue sconfitte
Saranno lance di purezza reincarnata
Nel cuore dei poeti.

XIII
Le teste vuote della creatività
I vampiri del nulla metafisico
Ti fanno passare per il vecchio
Guerriero della crudeltà.
Ma tu sei ancora folgore e tuono
Meteora scagliata nell’abisso
Fica celeste che ingravida galassie
Metafora galoppante sulle criniere di senso
E dune di equilibrio formale.

XIV
Tu sei padre e madre di Dio e di te stesso
Dono di opposte illuminazioni
Germe del Sé, dell’Alterità e il suo doppio.
Tu, intoccabile erede del vuoto
Sei la sutura di un mondo infame e vile
Sei l’anello cosmico intatto
Che gira tra le anime dei non nati
Per espiare le colpe dei geni incompiuti.

XV
I filosofi fanno gargarismi con le parole
Poi si sciacquano la bocca con le idee altrui
E pensano il pensiero pensando paradossi
Pensando il già pensato.
I poeti invece inghiottono silenzi,
Parole e vita come stelle silenziose
E poi restituiscono visioni con un sorriso
E latrati sporchi di sangue
Mentre con gli occhi aperti scrutano nel buio
E vedono l’invisibile.
Donato Di Poce, Milano 6/8/2018

(Dal libro tracimazioni. Poemetti eretici e sociali, Eretica edizioni, pagine 106. Di Prossima uscita)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...