La letteratura emotiva di Pier Vittorio Tondelli

Il 16 dicembre 1991 muore Pier Vittorio Tondelli, un notevole talento della nostra letteratura, uno degli scrittori più importanti del secondo Novecento, un punto di riferimento culturale per comprendere molto della nostra epoca.

Tondelli è nato a Correggio nel 1955. Ha esordito nel 1980 con Altri libertini, il libro che ha raccontato euforie e disperazioni di un’intera generazione. Tondelli è importante perché è stato l’ultimo scrittore a rappresentare una generazione.

Nel 1982 esce Pao Pao, un romanzo in cui lo scrittore racconta l’esperienza della leva obbligatoria.

Nel 1985 pubblica Rimini, nel 1986 esce quel piccolo libro meraviglioso che è Biglietti agli amici.

Il suo ultimo romanzo è Camere separate (1989), un libro destinato a restare, definito dalla critica uno straordinario e felice romanzo d’amore e di morte, di nostalgia e maturità, d’impotenza e grandezza, nel quale riconosciamo la crisi del nostro tempo e le sue misteriose ragioni.

A trent’anni dalla morte, Pier Vittorio Tondelli resta uno scrittore fondamentale perché è stato un intellettuale che ha avuto con la sua opera e il suo pensiero un sguardo sul suo e sul nostro mondo, capace di intercettare nella sua breve vita i dilemmi della sua epoca e soprattutto ne ha saputo raccontare la crisi.

Tondelli è stato qualcosa di più di uno scrittore. Dalla metà degli anni Ottanta lavora a un progetto dedicato alla scrittura delle nuova generazione.

Un lavoro di autentico talent scout. Molti scrittori sono stati scoperti dal suo acume e ancora oggi a lui devono molto.

Lo scrittore emiliano è stato un testimone eccellente della stagione culturale degli anni Ottanta, per questo lui resta uno scrittore indimenticabile e noi che abbiamo vissuto quegli anni non finiremo ma di ringraziarlo per il suo spirito innovatore.

Tondelli da vero antropologo culturale ha scavato nel suo tempo, ne ha intercettato le mode, ha raccontato i costumi e le nuove tendenze artistiche e letterarie.

L’opera di Tondelli nel suo complesso è il romanzo critico degli anni Ottanta.

« La forza di Tondelli – scrive Fulvio Panzeri in un articolo pubblicato su Avvenire per i venticinque anni della sua morte – è stata quella di essersi posto nell’ottica dell’osservatore curioso e attento di tutte quelle tendenze che allora caratterizzavano la “nuova” realtà giovanile e che creavano un paesaggio diverso anche per la letteratura, in quanto cambiavano i punti di riferimento della società, con l’imporsi della musica e del rock come realtà vissute in forma collettiva, attraverso la nascita delle radio libere, i concerti, il fenomeno aggregante e disgregante al contempo delle discoteche, ma anche di una creatività diversa che iniziava a porre le basi di quella che sarebbe esplosa come rivoluzione informatica, allora agli albori, con i primi videogame, l’utilizzo dell’elettronica e della computer art nei primi video musicali. Era una scena, quella degli anni Ottanta, che vedeva su un palcoscenico immaginario, dislocato in varie zone d’Italia, i “nuovi” creativi che volevano innovare i linguaggi, dal teatro alla musica fino al fumetto, non più considerato come genere di consumo popolare, ma utilizzato come forma d’arte applicata (si vedano, su tutti, gli esempi di Pazienza e di Mattotti)».

A trent’anni dalla scomparsa facciamo ancora i conti con Pier Vittorio Tondelli, con la sua intuizione linguistica, con la sua esattezza lessicale e con le sue narrazioni che conducono al cuore di un cosmo emotivo.

Senza Tondelli la percezione degli anni Ottanta non sarebbe stata quella che abbiamo ereditato.

Oggi lui resta un narratore corale che non solo ha messo a fuoco la società e il contesto di un’epoca.

Leggendolo in questi tempi ci colpisce la voce critica e lucida. Per noi Tondelli resterà sempre lo scrittore giovane con la sua letteratura emotiva che ha superato magnificamente la prova del tempo.

Nicola Vacca

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