Carne e sangue – anteprima del nuovo libro di Nicola Manicardi

Paul Celan in Microliti scrive che i poeti sono gli ultimi custodi delle solitudini e il poetare non sta tanto in rapporto al
tempo, quanto a un tempo universale. Se c’è un nume tutelare in Carne e sangue di Nicola Manicardi,
questo è proprio Paul Celan.
Il poeta modenese con le sue irruzioni della lingua nel quotidiano sa attraversare il reale che lo circonda lasciando alla poesia
che scrive il suo buio.
Manicardi è un poeta materico, è un uomo che fa dell’immanenza la ragione prima e ultima di un vissuto tutto da esternare.
Le parole di carne sanguinano sulla carta e portano sempre una realtà carica di mondo.
Come la poesia di Paul Celan,

Celan, quella di Nicola Manicardi ha tempo e non ha tempo, ha delle ragioni e queste ragioni non le nasconde.

(dalla prefazione di Nicola Vacca)

Gli aironi sono radunati
nel campo di fronte alla porcilaia.
C’è semina, il sole è ancora caldo
e l’acqua scorre nei canali.
Lo vedrò oggi poi non so.
Scollinare il piccolo viadotto
al termine di questo mio Viale è:
fuga e piacere
stare e stanare.
Resteranno ancora pochi giorni
poi partiranno chissà per quale meta.
L’ odore è acre e il caldo lo trattiene
I maiali domani partiranno.
Verso casa i canali sono in secca
e le ruspe li ricoprono di terra.
Non vedremo più l’acqua palustre.
Forse asfalteranno per allargare la ciclabile
gli aironi in quelle acque si bagnavano.
La meraviglia delle piccole cose.
Scollinare era il momento:
dove i piedi si alzavano da terra
dove il cielo toccava l’acqua
dove il volo era bianco
dove il branco urlava
dove il mio viale finiva
dove iniziavano i canneti
dove il dove dondolava
e il ragno dietro era in attesa.

C’è una casa subito oltre l’insegna Modena
che sembra disabitata ma non è.
È una piccola casa ad un piano
con un grande giardino su tre lati
il quarto è un lastricato crepato.
Mi fermo spesso perché in quella casa
solo le finestre della cucina sono aperte
e aspetto che la talpa esca.
Così chiamo la vecchia di origini reggiane.
Non riesco ad immaginarmi l’arredo
e mi chiedo se ha il pavimento
oppure c’è solo la terra battuta.
La cosa che più mi sorprende
in questa casa di confine col nulla e la noia
è il giardino curato e il lastricato rotto
da cui nasce e cresce di tutto:
Ortaggi e frutta.
Mi chiedo come può nascere la valeriana
in mezzo al cemento, non sarà mica
l’ansia da gioco del Bingo qui di fianco?
Non so.

Cara Martina
non c’è più linea d’aria
è ora di sforzare gli occhi
e toccare ogni singola parola
che ci strappa il sonno
anche se è il giorno il più scoperto
è il giorno che torna giorno
e non lo sa.

(da Nicola Manicardi, Carne e sangue, Oltre edizioni, pagine 80, 14 euro, in uscita il 20 febbraio)

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