Edgar Morin: cento anni di pensiero e d’azione

In un’espressione di Michel de Montaigne, la testa ben fatta (poi diventata il titolo di uno dei suoi libri più famosi) sta il programma pedagogico-politico di Edgar Morin, il grande vecchio della filosofia e della sociologia, che nei mesi scorsi ha festeggiato i cento anni con un invito del presidente Macron all’Eliseo e una conferenza tenuta all’Unesco.

Il filo rosso di tutta la sua riflessione è che la complessità sociale richiede una mente complessa e un sapere mobile, articolato, multidimensionale, capace di operare in più ambiti e in più direzioni. Da qui la sua insistenza nel cercare la comunicazione tra le discipline, in un’ottica di ibridazione feconda, tra scienza e umanesimo, oltre i confini delle accademie, il confronto tra culture diverse, oltre le barriere nazionali e nazionalistiche, e il dialogo costante tra il soggetto il mondo, per colmare il distacco tra la teoria e la prassi, tra le categorie del pensiero e l’esperienza, tra i concetti, assai poco plastici, e una realtà in perenne trasformazione. Difficile da comprendere e da dominare se si rimane ancorati alle proprie presunte certezze.

Ebbene, una testa ben fatta (e non piena), colta (e non erudita), pensante (e non pesante) è una mente capace di funzionare secondo questa logica flessibile, che invece di escludere integra, invece di separare cerca di tenere insieme elementi che, a prima vista, sembrano collidere.

Ma Morin non è soltanto il filosofo del pluralismo, il sociologo della società complessa, il teorico di una scuola che dovrebbe insegnare (e purtroppo non lo fa) il pensiero critico, egli è anche un uomo d’azione. E’ forse l’ultimo rappresentante di quella generazione di intellettuali che un tempo, con una parola sartriana, si chiamavano engagées. I chierici di cui parlava nel suo famoso saggio Julien Benda, ma prima del tradimento. Non chiusi nella roccaforte delle istituzioni, separati dal mondo, compromessi con il potere, e talvolta silenti nei confronti delle sue nefandezze, ma impegnati nel presente e nella storia, anche a costo di pagare in prima persona. Non eroi, ma nemmeno spettatori passivi di un tempo che passa, seduti in cattedra a guardare e teorizzare.

Basti ricordare la partecipazione alla Resistenza e la militanza nel periodo della guerra fredda, la scelta comunista prima e poi la posizione critica che gli costò l’espulsione dal partito comunista francese, l’impegno per una federazione europea e la battaglia per una riforma in senso cognitivista dell’istruzione. E naturalmente, tante altre lotte, prese di posizioni, testimonianze lungo tutto l’arco del “secolo breve”.

Chi ne volesse sapere di più del più anticonformista di tutti gli intellettuali viventi, non ha che da leggere una delle sue biografie. Qui consigliamo “La mia Parigi, i miei ricordi” (Raffaello Cortina, 2013) che spazia, sullo sfondo di una città immensamente romantica, dalla vita intellettuale a quella quotidiana, dalla politica alle passioni, dagli ideali alle tante donne della sua vita.

Stefano Cazzato

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...