Lieve malore

3 pensieri su “Lieve malore

  1. Se è vero che la cultura è quella cosa che rende sostenibile una società complessa, quanto può essere sufficiente a rendere sostenibile la solitudine e la rinuncia alla relazione interpersonale? Al netto di qualche irriverenza che ogni tanto riservo all’autore, in questa ” zona di disagio” la sostanza mi lascia talvolta disarmato, ma Attilio mi offre sempre il piacere di uno stile narrativo che compensa e mi accompagna fino al termine del racconto

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  2. Attilio del Giudice in questo ciclo coinvolge il lettore, lo seduce e sul finale lo invita a una riflessione. L’autore stesso non si sottrae all’approfondimento, stimolando e indagando i comportamenti e la decadenza dei suoi personaggi e delle loro azioni.
    In questo racconto si delinea benissimo l’intenzione di sondare l’animo umano, per portare a galla i limiti e le profondità imperscrutabili.
    L’intenzione, affascinante e allo stesso tempo inquietante, ci rende veri protagonisti di queste letture, rapide e conturbanti.

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  3. Anche in questo racconto, l’autore Attilio del Giudice, ancora prima di interromperlo per porre al lettore, e forse anche a se stesso, in calce, gli interrogativi utili a riflettere sulla malattia mentale, si chiede e ci chiede perchè i tg abbiano addotto come motivazione del ricovero in ospedale del protagonista “un lieve malore”, tacendo la verità. Questa ipocrisia e falsità trova giustificazione nel fatto che ancora oggi ci si vergogna della malattia mentale, quasi fosse un tabù, come lo era fino a pochi anni fa il cancro, che veniva chiamato male incurabile, pronunciandolo a fior di labbra e con gli occhi bassi. Forse l’uomo in fondo si vergogna di non sapere fare nulla di fronte a mali di cui poco si conosce e, nonostante le ricerche scientifiche e farmacologiche, poco si riesce a fare, soprattutto se si è sottovalutata la situazione precaria del soggetto e le motivazioni che lo stanno portando ad uscire fuori di senno. A differenza del cancro, la malattia mentale, a mio modestissimo avviso, ha profonde radici nel funzionamento tortuoso e complesso della psiche, nelle abilità o disabilità emotive, nelle sovrastrutture acquisite durante il percorso della propria vita, di cui prima o poi ci si deve spogliare per ritrovare la propria essenza, cosa che comporta l’attraversamento di un tunnel buio, dove ci si ritrova spessissimo da soli, per l’incapacità altrui di comprendere il travaglio interiore. Il sentirsi incompresi e il vedere sminuiti dagli altri i problemi interiori può essere una delle cause che scatenano un senso negativo di disvalore del proprio essere, della propria volontà di capire se stesso, gli altri, il mondo. E, forse, la malattia mentale diventa la fuga da una realtà inaccettabile. dove non si riesce più a vivere come prima. A conclusione del mio commento, vorrei dire grazie ad Attilio del Giudice per avere posto il lettore di fronte ad uno dei più dolorosi e terribili problemi che affligge questa nostra umanità, mentre internet, la più avanzata tecnologia e le scoperte spaziali ci inducono ad autocelebrarci come esseri potenti, progrediti e dominatori del mondo.

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