Cioran e la coscienza del suo pensiero tra Buddha e altri paradossi

Cioran è sempre stato un lucido e spietato analista di se stesso. Non si può pretendere altro da uno scrittore di coscienza che scava nella parola netta per il sanguinamento dell’esistere.

Tra paradossi e contraddizioni Emil Cioran resta il portabandiera del pensiero lucido e della desolazione che ci lascia disarmati ogni volta che lo frequentiamo.

Alessandro Seravalle adesso pubblica un piccolo saggio interessante dedicato al Cioran e al suo rapporto con il pensiero Buddhista.

Cioran e Buddha: una fruttuosa impossibilità è un’indagine in prossimità di Cioran con il pensiero orientale in cui il controverso rapporto tra illusione e delusione segue una sorta di andamento sinusoidale.

Seravalle entra si muove con grande competenza nei pensieri dello squartatore nelle pagine del suo libro coglie tutti gli spigoli del dire cioraniano, individuando nella coscienza il luogo in cui il pensatore privato mette in pratica la sua tentazione di esistere.

«La coscienza è il luogo della parola che vuole dominare le fonti cui si riferisce Cioran nel passo appena riportato; parola netta, univoca che vive la pretesa di controllare, di assorbire, di dominare il reale; proprio come Prometeo anche la parola della coscienza è preda dell’illusone».

La lucidità, lo scacco all’esistere, l’impossibilità di contenersi in un mondo in cui è forte il rapporto tra illusione e delusione, questi ed altri pensieri scuotono la mente di Cioran quando si lascia affascinare dalla componente nichilista del buddhismo.

Sarebbe l’impossibilità stessa – scrive Seravalle –  a costituire il campo gravitazionale più intenso che lega Cioran al buddhismo, una soluzione tutt’altro priva di fascino.

«Il buddhismo porta a termine questo approfondimento della malinconia, sviluppandone la logica estrema» questo è il pensiero di Cioran che vede l’uomo, senza volontà e senza desiderio, non spogliato da un bene vitale, ma anzi liberato da un pesante fardello.

Il distacco dal mondo è uno dei tempi che Cioran mutua dal buddhismo.

Qui la mistica in contra il pensiero orientale, l’autore di questo saggio ci fa notare come la fuga dal mondo per Cioran passa dunque da un azzeramento impossibile del desiderio, per questa sua centralità a esso, e al correlato problema della rinuncia.

Nel pensiero di Cioran il tema della visione negativa della nascita è da annoverarsi tra le influenze di maggior peso del buddhismo.

Alessandro Seravalle dedica la parte finale del suo libro al cioraniano inconveniente di essere nati.

Venire alla luce è una sfortuna per Cioran ed è proprio la nascita il principale fattore di insorgenza di dolore nel mondo.

«Se c’è una questione morale – scrive Alessandro Seravalle – sulla quale Cioran è assolutamente monolitico e intransigente questa risiede proprio nella sua decisione inappellabile, definitiva, di non volere accondiscendere e incrementare la quantità di dolore attraverso la procreazione».

Cioran e Buddha: una fruttuosa impossibilità è un contributo importante per la conoscenza approfondita del mondo affascinante e complesso di questo grande e immenso pensatore.

Noi cioraniani ringraziamo di cuore il cioraniano Alessandro Seravalle per aver scritto questo libro.

Nicola Vacca

(Alessandro Seravalle, Cioran e Buddha: una fruttuosa impossibilità,  The Writer edizioni, pagine 76, € 9,00)

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