Rugarli, un uomo a disagio e il suo grande amore per il libro

Giampaolo Rugarli  è stato un romanziere anticonformista dotato di una particolare dote: un’ironia pungente, ma anche grottesca  capace di cogliere gli aspetti  del tutto singolari dell’esperienza umana e civile.  La luna di Malcontenta, uscito da Marsilio nel 2004, è uno dei suoi libri più importanti insieme a La troga. Romanzo con cui Rugarli in maniera stupefacente e irriverente raccontò l’Italia torbida della corruzione sull’orlo di un disastro irresponsabile.

Lo scrittore napoletano, che ha vissuto fino alla sua scomparsa (avvenuta nel 2014) nella campagna romana, sfodera in questo libro il suo brillante antiaccademismo letterario di uomo a disagio  nel mare agitato della contemporaneità.

Con questo romanzo, Rugarli completa la trilogia sui difetti fragili del mondo editoriale, dopo aver dato alle stampe Il superlativo assoluto( Garzanti 1987) e Andromeda e la notte (Rizzoli 1990).

L’autore è convinto che il libro sia la metafora della vita. Con le sue storie ci introduce nel mondo cinico e nevrotico delle case editrici proprio per raccontarci come il futuro del libro possa essere compromesso da alcuni ingranaggi burocratici che portano la cultura ad essere regolamentata dalle leggi perverse del mercato, che finiscono per uccidere il libro stesso inteso come prodotto di qualità.

Nei romanzi precedenti Rugarli si poneva numerosi quesiti sul futuro del libro. Ha  ancora senso scrivere un libro? Perché si sente l’insopprimibile desiderio di farlo? I libri vengono letti d chi ne decide la pubblicazione? Leggere, perdersi nelle pagine degli scrittori che si amano, arricchisce la nostra vita oppure contribuisce a insterilirla, a trasformarla in una sorta di allucinazione che ci rende spesso incapace di agire?  

L’autore, attraverso la finzione del racconto, inventa una storia tragicomica  su una casa editrice (l’Avicenna) impegnata a mandare al macero i libri superflui che non smette mai di pubblicare. 

Nel sottosuolo triste della casa editrice lavora il vecchio magazziniere, addetto alla raccolta di libri da destinare al macero, da tempo rassegnato a svolgere con mestizia il suo compito ingrato. Il malinconico protagonista del romanzo di Rugarli, è convinto «che il miglior modo di vivere è di dimenticarsi di essere vivo».

L’arrivo di Giulia, giovane donna triste e decadente, provata duramente da un amore non corrisposto spezza la routine del magazziniere, impegnato a riciclare la carta di libri superflui per conquistarsi una «paradossale forma di eternità».

Tra il vecchio dipendente  e la donna nasce una strana amicizia che non può essere letta al di fuori delle vicende  della casa editrice Avicenna, dove  funzionari senza qualità, indifferenti e mediocri  fanno di tutto per pubblicare libri inutili di scrittori e personalità altrettanto mediocri che non avranno nessun riscontro presso il grande pubblico e finiranno nelle stanze oscure del reparto macero dove il nostro magazziniere provvederà a fare giustizia.

Rugarli, in maniera provocatoria,  punta il dito contro l’effimero del  mondo editoriale, che spesso  promuove come autentici capolavori libri che durano nemmeno lo spazio di una stagione  e poi, come tutti i prodotti usa e getta che si rispettano, finiscono nell’oblio della distruzione: il macero «che sistema le eccedenze», le quali altrimenti «finiscono per disturbare».

In proposito, sono davvero singolare le parole sulle sorti del libro che Rugarli  lascia dire   alla Winkelmann, la cinica proprietaria  della casa editrice Avicenna: «Non si vuole capire  che oramai sono arnesi usa e getta , o forse soltanto getta. In un paese dove tutto è indifferente e mediocre , perché solo l’editoria dovrebbe fare eccezione? Se noi editori  tentassimo di emergere ,correremmo rischi terribili».

L’autore non  teme di essere considerato uno scrittore impopolare, naviga controcorrente , da cattivista,  e affida le sue opinioni a una lingua originale, tagliente e sarcastica, convinto che la mediocre stupidità dilagante finirà per distruggere ogni  forma di intelligenza. «Che dire?- ebbe a scrivere Rugarli qualche anno addietro in un saggio polemico- In un discorso in cui buona parte  è occupata da riflessioni sulla cretineria, e in una società che, preoccupata di non apparire bastevolmente scaltrita, si ammala di pancretinismo, qualche rischio bisogna pur correrlo…Ai grandi argomenti spesso tocca la cattiva sorte  di venir affrontati in modo incongruo, magari insieme  ad autentiche idiozie, ma questa constatazione  non basta  per scivolare comunque, inorriditi, quando vengono in discussione i problemi maggiori:  purtroppo basta sfogliare i quotidiani e periodici e libri per imbattersi a ogni passo in stupidaggini mimetizzate  da cultura , per convincersi che le idee(quali idee?) stanno diventando appannaggio di un’arcadia priva di gentilezza, munitissima  nel trasformare il particolare in generale e nell’escogitare nomenclature tanto ardue quanto caduche». Lo scrittore è indignato  di fronte alla noia mortale dei tempi e alla moltitudine di idiozie  che siamo costretti a subire: la cultura è sommersa da un mondo imbecille di spazzatura.

Rugarli, nel chiudere con questo romanzo la trilogia sul conformismo della cultura ,si conforma profetico pessimista sul futuro del libro.

La luna di Malcontenta, che possiamo considerare l’ennesimo capitolo del suo personale diario di un uomo a disagio (espressione a lui tanto cara), resta una traccia fondamentale per apprezzare  la grande intelligenza di questa voce fuori dal coro che merita oggi una riscoperta.

 Nicola Vacca

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