Francesco Scarabicchi, il gran signore della poesia

Francesco Scarabicchi, una delle voci poetiche più interessanti della sua generazione, ci ha lasciato.

Uomo e poeta gentile, un gran signore nella vita e nella letteratura. È davvero difficile dirgli addio.

Per Francesco la poesia è un perenne interrogatorio, un infinito seminario sul senso dell’esistere e della vita.

«Scrivo perché mi illudo che, attraverso la forma verticale dei versi, possa essere trattenuto quell’istante che sparirà non so dove. Tento di salvare un frammento del tempo per racchiuderlo nel guscio e nel calco della parola».

Ecco cosa significava per Francesco Scarabicchi scrivere poesia.

Il poeta deve avere cura delle parole, essere attento a ciò che sopravvive, celebrare senza retorica ciò che è destinato a non sopravvivere.

La poesia è la domanda sul senso dell’esistere in forma verticale, questo scriveva nei suoi versi Francesco Scarabicchi, che è stato sempre un poeta e un uomo al servizio della parola.

Nato a Ancona nel 1951, Scarabicchi è stato sempre un poeta appartato, fuori dal coro e dalle consorterie. Non hai mai smesso di essere un divulgatore della poesia. Da instancabile organizzatore di eventi culturali ha sempre creduto con passione nella funzione sociale della cultura.

Se ne va un poeta della grande tradizione, un lirico che non ha mai dimenticato la lezione del Novecento, un uomo che credeva nel valore della comunità attraverso le parole della poesia.

Nel 2017 Einaudi nella collana bianca ha ripubblicato Il prato bianco, il libro più importante di Francesco Scarabicchi, che era uscito per la prima volta nel 1997 da l’Obliquo.

«Porto in salvo dal freddo le parole». Questo è il primo verso della raccolta, quasi una dichiarazione di poetica che indica una strada.

Francesco Scarabicchi ha dedicato la sua vita alla poesia, alla bellezza, all’arte, mostrando sempre una cura per il suo tempo, non ha mai smesso di credere nell’umano.

Ha portato in salvo dal freddo le parole e la sua poesia con tutta la sua attitudine materna a una sensibile dolcezza, all’attenzione e alla cura, ci riscalderà sempre soprattutto oggi che il gelo sul prato della nostra esistenza si fa sentire.

Nicola Vacca

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