L’anima del mondo e la contemplazione delle cose

L’opera di Adam Zagajewski, poeta di origine ucraina, è in corso di pubblicazione presso Adelphi. Dopo Tradimento (2007) è stato pubblicato  nel 2012 cil volume  Dalla vita degli oggetti, l’ampia antologia poetica che comprende la fase più alta della sua produzione.

Egli è considerato uno dei maggiori poeti viventi, in Italia ancora non è molto  conosciuto.

Nel 2010 si è aggiudicato  il prestigioso premio europeo di poesia che si svolge a Treviso, ideato e diretto da Paolo Ruffilli. In quell’occasione fu pubblicato dalle Edizioni del Leone La ragazzina di Vermeer, una piccola scelta delle sue poesie.

Ruffilli nella prefazione a quel volume scrisse: «Da poeta, insieme, mistico e mondano. Contro la poesia  contemporanea che è diventata  più o meno dappertutto  una chiosa ironica e asciutta intorno alla vita quotidiana, Zagajewski pensa alla poesia come a una forza di rinnovamento e sceglie di andare più in profondità per cercare una totalità che si sente necessaria».

Il lettore italiano e amante della grande poesia con l’uscita adesso ha davvero l’opportunità di apprezzare Adam Zagajewski, poeta che sa esprimere  autenticamente il vissuto restando fedele alla realtà, all’etica e all’estetica.

Zagajewski è uno dei migliori poeti polacchi ancora in vita, ma è anche uno dei più interessanti del panorama internazionale.

Come poeta crede nell’energia racchiusa nelle parole e scrive versi per evitare che il momento luminoso si dissolva.

Adam Zagajewski, nato nel 1945 nella città polacca di Leopoli, che proprio da quell’anno entrò  far parte dell’Ucraina,appartiene a quella generazione di poeti che hanno attraversato tutte le tappe del socialismo reale e che in modo poco ortodosso si sono impegnati in politica, prima con il sessantotto e poi con gli scioperi di Danzica repressi nel sangue dal regime. In quegli anni si schierò contro gli intellettuali che scelsero la via servile e comoda del disimpegno. Soprattutto puntò il dito contro quei poeti che non volevano rappresentare le contraddizioni sociali della realtà polacca e preferivano rintanarsi e vivere nascosti. Fuori dal suo paese egli ha avuto modo di stringere amicizia con due grandi poeti come Walcott e Brodskij. A loro si sentiv accomunato dal medesimo senso errante di spaesamento.

È l’anima del mondo il centro d’interesse della sua contemplazione. Zagajewski scrive versi per coniugare l’invisibile con la concretezza: la memoria, il ricordo, la testimonianza insieme raccontano la vita.

Nella sua poesia l’anima si unisce alle cose della terra, danno vita a quell’assoluto quotidiano che da solo può spiegare la storia che intreccia il percorso individuale con quello universale.

Le profondità sono esplorate con una leggerezza che scortica la vita. Zagajewski  corteggia l’attimo con un quieto silenzio che pronuncia l’impronunciabile. La sua poesia ha sete di verità. Non si può vivere senza l’illuminazione delle parole.

Le parole del nostro poeta questo fanno. Cercano la luce nel buio della microstoria, sono alla ricerca dell’approdo nel naufragio dell’esistenza: «Allora quale coraggio ci vuole per spingere questo portone pesante, /  quale coraggio per vedere voi tutti di nuovo radunati / in una stanza  sotto una  lampada gotica  – la mamma distrattamente / legge il giornale, le farfalle notturne battono sul vetro, e non / succede niente, niente,  la sera appena, una preghiera; aspettiamo… /  abbiamo vissuto una sola volta».

La poesia è una voce che si leva nel deserto. Nelle immense distese aride che l’uomo attraversa, la parola  ha la necessità di pronunciare la salvezza che i fatti della storia e questo tempo umano carico di violenza e cattiveria negano costantemente.

Zagajewski scrive versi sull’amicizia, l’amore, sulla morte e le sue ombre, ama le parole  “come un timido incantatore  gli attimi di silenzio”. Perché la poesia, solo la poesia, ha in sé quella passione autentica che «ti permette di spingere un portone pesante perché /  di nuovo tu senta il profumo di questo legno…».

Già amiamo questo straordinario poeta che affida alla chiarezza il coraggio di osare attraverso la poesia.

Sono già entrate nel cuore le sue parole semplici che sentono la voce stanca dell’anima e le danno ancora una possibilità di esistere. Zagajewsky scrive su un giorno qualsiasi,  sul desiderio di ordine. Cerca l’assoluto nella concretezza fragile del quotidiano.

Derek Walcott ha detto della sua poesia: «Le sue parole ti entrano dentro piano piano. È  una voce quieta all’angolo dell’immensa devastazione di un secolo oscuro, più intima di quella di Auden, cosmopolita come quella di Milosz, Celan, Brodskij».

Una poesia dopo l’altra,  sulla pagina di Zagajewski, prende forma quella vita a cui distrattamente apparteniamo, perché spesso si dimentica di prestare ascolto alla  «voce stanca» dell’anima.

Nicola Vacca

(testo pubblicato nel volume Vite colme di versi, Galaad edizioni, 2016)

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Un pensiero su “L’anima del mondo e la contemplazione delle cose

  1. Adam Zagajewski non e’di origine ucraino.E”nato a Leopoli .citta’polacca la quale dopo la seconda guerra mondiale si e”trovata sul territorio ucraino.

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