L’origine del male

Il male scaturisce da un atto di negazione, ovvero da un atto consapevole e voluto di trasgressione e rivolta oppure di rifiuto nei confronti di un principio di bene; dunque un atto negativo che si conferma come un atto negatore e distruttore, che conferisce il vero significato al male quale intensa ribellione e distruzione poiché: “No, non morirete affatto; ma Dio sa che nel giorno che ne mangerete, i vostri occhi si apriranno e sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male” (Genesi 3,1-7).

La concreta volontà del male realizza una volontà negativa che nega anche se stessa, è la distruzione della libertà mediante la libertà, ma la libertà scaturisce da un principio di bene originario, cioè il bene dell’essere e di Dio che volendo essere eternamente vince il nulla, il bene della creazione che si colloca nel panorama dell’essere.

Dunque l’essere umano è caratterizzato dalla possibilità antitetica del bene e del male, la libertà di poter scegliere è indicativa ontologicamente della misteriosa decisione del Creatore che ha voluto un essere umano in grado anche di potersi ribellare.

Ma la scelta di realizzare il male da parte dell’uomo diventa una libertà libera di non essere libera, ed è con un atto di libertà che la libertà si nega a se stessa, diventando potente principio di distruzione, inteso sia come principio di autodistruzione che come principio di distruzione totale, dando luogo ad una vera e propria ambiguità sia riguardo alla libertà sia riguardo al male, infatti la libertà che persegue la distruzione dell’essere umano finisce col distruggere se stessa e d’altro canto l’autodistruzione della libertà è pur sempre un atto di libertà, e quindi paradossalmente un atto di volontaria affermazione.

Se l’esercizio della libertà può, per eterogenesi, tramutarsi in una distruttiva e nichilista volontà di potenza, è necessario interrogarsi sul senso della storia che però è la storia delle imprese della libertà dell’uomo che realizza il suo atto iniziale nella narrazione della caduta poiché: “sarete come Dio”.

La modernità con la mobilitazione totale e totalitaria della tecnica, non fa altro che confermare la volontà dell’uomo di voler essere come Dio, di conseguenza se in passato la realizzazione del male avveniva con i mezzi limitati conosciuti in relazione e proporzione al periodo storico di riferimento, nell’antropocene postumano il male viene realizzato scientificamente e industrialmente, con una potenza e vastità mai prima raggiunta.

La transizione dall’homo faber che produce la moltitudine di oggetti che costruiscono il mondo artificiale in cui l’essere umano vive e che garantiscono stabilità e benessere, all’homo creator manipolatore della vita e produttore di intelligenza artificiale, ci induce alla riflessione sul male e sulla liberazione da esso anche per dare risposta alla domanda di Boezio nel De consolatione philosophiae: “Si Deus est unde malum? Et si non est, unde bonum?” (Se Dio esiste, da dove [viene] il male? E se non esiste, da dove [viene] il bene?)

Il senso ultimo della storia e dell’esistenza si racchiude tutto nella possibilità di salvezza dal male, altrimenti la tragedia del male sarebbe ineluttabilmente conclusa, la tragedia del male di cui l’umanità è all’origine, trova la sua risposta nella tragedia dell’incarnazione, l’umanizzazione di Dio.

La tragedia dell’uomo autore del male e destinato alla sofferenza è anche la tragedia di Dio, perché la ribellione dell’uomo è il fallimento della creazione che porta Dio ad intervenire per rettificarla attraverso la sua sofferenza poiché solo con il dolore si può vincere il male, Dio è chiamato ad espiare il male realizzato dall’uomo sanando egli stesso la lesione provocata dall’uomo alla creazione.

Gianfrancesco Caputo

(In copertina: Il gigante – Francisco Jose de Goya)

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