Eros Alesi: un piccolo tributo

Nella giovinezza si cerca, invece dell’uscita, l’entrata del labirinto. (Fabrizio Caramagna)

Non c’è giovinezza senza ribellione. È l’età dell’avventura, della provocazione e della dissolutezza. Ma se giovinezza è sinonimo di confronto, forse non c’è stata una più radicale e insoddisfatta di quella del dopoguerra, quella dei giovani che volevano cambiare i valori della società occidentale. Eros Alesi appartiene a quella generazione, conosciuta oggi come La beat generation italiana.  

Poco si sa del poeta. La sua breve vita è stata segnata da quell’atteggiamento che caracterizza al “poeta maledetto”: fuga da casa, nomadismo, uso ed abuso di drogue diverse, conflitti con la polizia, carceri, reclusioni in ospedali mentali e, infine, il suicidio. Alesi è nato a Ciampino (Lazio), il 21 diciembre 1951. Aveva forse 15 o 16 anni quando è scappato di casa. Nel maggio di 1967, abita con “i capelloni” di Milano. Gli chiamavano “Pasticca”e formava parte della agrupazione Mondo Beat. In I viaggi di Mel (2004), Melchiorre Gerbino —fondadore di Mondo Beat, e curatore della rivista omonima tra 1966 e 1967— ha detto che Eros era “il rilevatore naturale degli umori e delle tendenze della base di Mondo Beat”.

Come molti giovani della sua generazione, Eros Alesi ha viaggiato, prima in Italia (Roma, Napoli, Milano), e poi in Grecia, Nord Africa, Turchia, Afghanistan, Iran e India. Molte delle sue poesie sono ispirati da questa esperienza di viaggio “on the road”.

Alesi morì il 31 gennaio 1971, a Roma, schiantandosi sull’asfalto dopo essersi lasciato cadere dal Muro Torto. Aveva allora 19 anni. Ha pubblicato solo poche poesie su riviste alternative come Provo o Urlo grido beat. Nel 1973 Giuseppe Pontiggia pubblica una selezione delle sue poesie nel secondo numero della rivista Almanacco dello Specchio. In Il pubblico della poesia (1975), Franco Cordelli lo ha incluso insieme a Dario Belleza come “poeti marginali”. Dopo, appare nell’antologia Poesie degli anni settanta (1979) a cura di Antonio Porta ed Enzo Siciliano. Alla sua morte, Alesi ha lasciato i suoi quaderni a Remo Marcone, che si è occupato anche del recupero della sua poesia nel libro Che puff. Il profumo del mondo, opera che è stata pubblicata da Stampa Alternativa nel 2015.

Giorgio Manacorda ha detto sull’opera di Alesi: Le sue poesie sono preghiere. Forse le uniche preghiere laiche della letteratura italiana degli ultimi decenni”. Ma “La fortuna critica di Eros Alesi” —osserva Enzo Lavagnini— “è ancora tutta da scrivere”. Alesi  è un poeta poco conosciuto in Italia, ma la sua fama e fortuna fuori del Paese sono ammirevoli. La poesia di Alesi è stata tradotta in inglese grazie a Cristina Vita. Dal 1981, i lettori in Messico anche hanno letto e commentato con entusiasmo le poesie di Alesi. In quell’anno, il traduttore Guillermo Fernández ha pubblicato una scelta di poesie dal titolo Mamma Morfina, alludendo alla poesia più nota e celebrata del poeta. Da allora il libro è stato ristampato numerose volte. La poesia di Eros è molto apprezzata in Messico.  Alesi ha ispirato numerosi poeti e saggisti messicani. Per i lettori del Messico, il suo nome appare accanto a quello di Baudelaire, di Rimbaud, di Campana…

 Nel mio caso personale devo fare una confessione: ho conosciuto le sue poesie quando ero adolescente, e grazie a Eros Alesi, ho imparato l’italiano. Grazie a Eros, oggi capisco questa lingua. E queste parole sono il mio piccolo tributo.

***

Mamma Morfina 

Cara, dolce, buona… 

Cara, dolce, buona, umana, sociale mamma morfina. Che tu solo tu dolcissima mamma morfina mi hai voluto bene come volevo. Mi hai amato tutto. Io sono frutto del tuo sangue. Che tu solo ti sei riuscita a farmi il quantitativo di felicità indispensabile per sopravvivere. Che tu me hai dato una casa, un hotel, un ponte, un treno, un portone, io li ho accetatti, che tu mi hai dato tutto l’universo animico. Che tu mi hai dato un ruolo sociale, che richiede e che dà. Che io a 15 anni ho accetatto di vivere como essere umano “uomo” solo perché c’eri tu, che ti sei offerta a ricriarmi una seconda volta. Che tu mi hai insegnato a muovere i primi passi. Che ho imparato a dire la prima parole. Che ho provato le prime sofferenze della nuova vita. Che ho probato i primi piacere della nuova vita. Che ho imparato a vivire como sempre ho sognato di vivere. Che ho imparato a vivere sotto le innumerevoli cure, attenzioni di mamma morfina. Che non potrò mai rinnegare il mio passato con mamma morfina. Che mi hai dato tanto. Che mi ha salvato da un suicidio o una pazzia cha avevano quasi del tutto distrutto il mio salvagente. Che oggi 22-XII-1970 posso strillare ancora a me, agli altri, a tutto ciò che è forza nobile, che niente e nessuno mi ha dato quanto la mia benefatricce, adottatrice, mamma morfina. Che tu sei infinito amore infinita bontà. Che io ti lascerò soltanto quando sarò tanto sicuro delle mie forze per riuscire a stare in piedi senza le potente vitamine di mamma morfina.  

Padrona morte

O cara.  

O padrona morte.  

O serenissima morte.  

O invocata morte.  

O paurosa morte.  

O indecifrabile morte.  

O strana morte.  

O viva la morte.  

O morte che è morte.  

Morte che mette un punto  

a questa saetta vibrante.  

Hiram Barrios

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