Loi e l’Angelo della poesia

Franco Loi è il grande poeta che ha fatto del dialetto milanese una lingua universale. Con lui se ne va un grande maestro di cultura.

Nato a Genova nel 1930, Milano è diventata subito la sua patria, il luogo in cui è nata la sua poetica.

Il lirismo e l’intimismo sono le cifre portanti della sua poesia. Con passione e impegno i suoi versi hanno sempre guardato all’umanità. Intorno all’uomo le sue parole hanno costruito ponti e abbattuto pregiudizi.

Franco Loi, umanista e poeta civile ha scavato nel quotidiano con una poesia immanente che non ha mai smesso di interpretare la realtà.

Franco Loi è stato un poeta del nostro tempo di cui ha annusato sempre l’aria, ne ha respirato i dissidi, ne ha ricomposto le fratture con la sua poesia sempre attenta e vigile ai cambiamenti.

La parola per lui era suono, apertura alla vita, dono per la poesia da considerare sempre stupore e meraviglia.

Per Loi la poesia è conoscenza. Nella lingua milanese il poeta ha cantato l’Italia nascosta con un interesse vivo per l’umanità dolente di oggi.

Uomo e poeta attento, testimone sensibile della sua epoca con la luce della poesia nel cuore ha attraversato la sua vita, lasciando tracce di bellezza.

«Sì, perché la poesia non dice il nostro io cosciente. Tu ti affidi al tuo inconscio e dentro di te escono queste parole che sono poi suoni, ritmi. Il poeta “dice”, ed ecco che la tua esperienza esce in modo completamente diverso da come l’hai nella mente. Tant’è vero che il poeta prima di tutto si stupisce di quello che ha scritto. Ma la poesia non solo desta stupore nel poeta. È uno strumento di conoscenza. Il suo dire è pieno di cose, pensieri, sensazioni inconsce, emozioni e tutto questo ti fa capire di più e conoscere di più te stesso. Ecco perché io dico che fa luce dentro di te e rende chiaro qualcosa che prima era oscuro».

Ecco cosa pensa Loi della poesia. Queste sono le parole di un poeta autentico che con straordinaria onestà intellettuale è entrato in contatto con il mistero della vita per raccontarcelo nei suoi libri attraverso quel dialetto milanese che tanto ha amato e che è riuscito a fare diventare la lingua di tutti.

Franco Lo ci ha regalato frammenti di meraviglia attraverso la sua grande umanità. La sua poesia abbraccia il mondo ed è la vera vita che contiene in sé il bene e il male dell’esistenza.

Loi nella sua poesia segue sempre i passi dell’uomo, guarda con responsabilità e consapevolezza all’uomo che consuma il suo dramma in un’assurda smania di autodistruzione. Con grande spontaneità egli afferma che senza i sentimenti pronunciati dalla voce del cuore, sarà davvero difficile capire le ragioni del disagio e superarle.

Di Franco Loi, uomo e poeta, resterà la vocazione del poeta alla realtà: siamo di fronte a un ampio canto lirico che mette in scena le vicende sentimentali dell’uomo davanti al dolore del mondo.

A proposito di Aquabella, uno dei suoi libri più alti, scrive: «Dapprima una sequenza di poesie che riguardano il male e il dolore che sconvolgono il mondo o alcune mie esperienze nella città di Milano; poi ci sono preghiere; momenti estatici della natura, ricordi e ritorni alla sensibilità della materia e dell’energia delle cose».

Loi, rimanendo fedele allo spirito della sua opera  si rivolge con sensibilità  alla fragilità umana: nell’osservare il mondo che brucia sotto i suoi occhi  la pietà non lascia mai il posto alla smisurata indignazione: «Nel bruciare il mondo si sente aria di zolfo:/sono i pensieri degli uomini che fanno il male./La nostalgia, la rabbia, lo sbrego delle ombre,/quel rivoltarsi del cuore piagato dal sale,/quello sputare in faccia a Dio per sentimento/e restringersi nella palta della terra/ con la paura i essere cacca delle genti:/è questa la vergogna della vita/essere fiaccati dalla vita e farsi potare dal vento».

Così il poeta affida ancora “all’acqua purificante della poesia” le immagini del presente, minacciato dalla presenza incombente del dolore e del male.

Attraverso poesia Franco Loi   guarda con responsabilità e consapevolezza all’uomo che consuma il suo dramma in un’assurda smania di autodistruzione. Con grande spontaneità egli afferma che senza i sentimenti, pronunciati dalla voce del cuore, sarà davvero difficile capire le ragioni del disagio e superarle.

Loi suggerisce di uscire dall’oscurità della notte affidandosi all’angelo della poesia (un movimento che attraversa l’uomo) che ci fa scoprire una grande volontà di potenza sentimentale.  Ridare senso alla vita insidiata dal male. Rivolgere l’attenzione al bene del cuore. È la via di salvezza a cui non possiamo più rinunciare, magari appropriandoci anche dell’inquietante silenzio di Dio.

Nicola Vacca

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