Giorgio Galli, se ne va un maestro

È morto all’età di 92 anni Giorgio Galli, politologo, scrittore e saggista che sempre con grande lucidità ha analizzato le dinamiche del sistema politico italiano.

Teorizzò il bipartitismo imperfetto, che fu anche il titolo di un libro pubblicato da Il Mulino nel 1966.

Profondo conoscitore della storia delle dottrine politiche, oltre che docente universitario è stato collaboratore di quotidiani e riviste.

Galli con il suo pensiero e con i suoi libri è riuscito a entrare nelle contraddizioni del sistema politico, occupandosi nelle sue analisi di tutti gli aspetti sia storici che istituzionali.

La politica letta e studiata con il punto di vista dello storico attento e rigoroso, questo è stato Giorgio Galli che con i suoi libri ha contribuito e non poco a farci comprendere i meccanismi complessi della nostra democrazia rappresentativa e anche le nebulose che avvolgono la politica italiana.

Fra i suoi libri ricordiamo: Storia dei partiti politici europeiPartiti politici italiani (1943 – 2004), Mezzo secolo di Dc, Esoterismo e politica. Da Laterza aveva pubblicato Storia del socialismo italiano e Storia della Democrazia Cristiana. Dalle edizioni Kaos dette alle stampe anche Storia del PCI. Livorno 1921, Rimini 1991.

Galli non è stato sono un politologo influente, ma anche un punto di riferimento e le sue analisi sono il pane quotidiano per quanti con lui hanno iniziato a capire la politica di casa nostra.

Grande studioso e uomo di rara gentilezza, un professore d’altri tempi che si è sempre tenuto lontano dal mondo accademico dei baroni.

Galli nei suoi libri è stato sempre capace di leggere senza pregiudizi la realtà contemporanea e soprattutto ha saputo trasmettere l’entusiasmo della ricerca e del pensiero complesso ai suoi allievi che lo hanno sempre seguito con ammirazione.

Il suo pensiero è destinato a restare una bussola perché egli è stato un testimone lucido della storia repubblicana e con la sue analisi ne ha tratteggiato i pochi punti di forza e gli infiniti punti di debolezza, senza in stato di vigilanza, sempre pronto a suonare l’allarme.

Negli ultimi tempi stata lavorando sul pericoloso condizionamento delle imprese transnazionali. Galli era convinto che con la loro forza economica queste imprese avessero contribuito a indebolire le fondamenta della democrazia mettendo in discussione il ruolo dello Stato.

Negli ultimi anni Galli si è dedicato al tema della prevalenza del potere economico su quello politico . In un’ intervista a Business Insider aveva accusato il Pd di essere divenuto succube del capitalismo delle multinazionali e aveva spronato la sinistra a battersi affinché i componenti dei Cda delle imprese transnazionali, dalle più grandi industrie alle più grandi banche, fossero eletti a suffragio universale. Nell’intervista Galli dichiarò che la sinistra aveva rinunciato, non solo in Italia, alla critica al capitalismo e che si era fatto spazio nel nostro paese un anticapitalismo in forma di populismo “che può essere confuso con il fascismo, ma che non è il fascismo”.

Ci mancherà moltissimo il pensiero del decano dei politologi che  con la stessa lucidità di sempre ha continuato fino all’ultimo a studiare la politica di questa nostra Repubblica, uscita con le ossa rotte dal bipartitismo imperfetto.

Nicola Vacca

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