Borges – Casares e il piacere della letteratura

Se ci si vuole riconciliare, almeno per un po’, giusto quel che basta, con la letteratura si possono leggere questi sorprendenti e folgoranti frammenti di Jorge Luis Borges e Adolfo Bioy Casares, Racconti brevi e straordinari, (Adelphi)

La raccolta è la conseguenza del legame letterario che è intercorso tra due delle più autorevoli intelligenze della narrativa argentina e mondiale. Un sodalizio, come informa la nota al testo, che già nel 1955 contava quasi due decenni. I due, oltre a scrivere per riviste, compilavano antologie di poesia, di racconti polizieschi, stilavano prefazioni e annotavano e traducevano opere varie.

Un lavoro intenso quanto compilativo ma soprattutto divertente che porterà all’idea di varie quanto imprecisate pubblicazioni. Nelle prime edizioni, allestite tra il 1940 e il 1960 i frammenti raccolti, falsamente attribuiti o inventati di sana pianta o assegnati ad autori inesistenti, hanno la bonaria intenzione di confondere il lettore, senza mai deluderlo, però, in quanto a stravaganza, a curiosità o rarità di proposte che di ricercato avevano tutto o quel niente che bastava a farle assurgere a gioco scanzonato, intermezzo o inflessibile estratto letterario. Fantastico, derisorio o filosofico che fosse.

La miscellanea, l’antologia o come si voglia chiamarla si amplia fino alla stesura definitiva (1973) che conta centodieci piccoli racconti e che qui leggiamo per cura e direzione di Tommaso Scarano. Ovviamente, e di là da qualsiasi congettura o fantasia, troviamo tutta la poetica di Borges e la non meno perspicacia poliziesca di Casares.

D’altra parte non si può che incedere per affinità, così è dubbio che l’uno sia due così com’è improbabile l’inverso. Piuttosto, si è al cospetto di un molteplice che si dipana nella differenza e nella varietà sebbene si avverta un filo conduttore, appunto, in ciò che dicevamo, essere la stranezza o la natura involontaria della letteratura. Si veda i titoli dei racconti, e quanto loro contribuiscono alla narrazione e all’invenzione del frammento. Esemplare è il superbo racconto “La calamita” estrapolato e tradotto fedelmente da The Life of Oscar Wilde, Methuen, London 1952, p. 213.

Una parabola del romanziere inglese a proposito del libero arbitrio diventa un racconto breve di una forza e di una compattezza inaudita. Un concetto filosofico così complesso mai reso in tutta la sua vastità con una semplicità così assoluta e tragica. La volontà di un’azione che si crede propria quando in realtà è spinta da una potenza inavvertibile quanto autonoma e svincolata da tutto. Non siamo già, forse, nel cosmo borgesiano? E, non meno, in quell’universo moltiplicato, dove si amplia ogni impossibile nostalgia di quella cerimonia del mondo e del destino assegnato. Sul frontone dell’immenso castello c’è inciso: Non appartengo a nessuno, e appartengo a tutti; prima di entrare eri già qui, qui resterai quando sarai uscito. Tratto da Jacques le fataliste di Diderot, il lapidario frammento attua l’enigma della scrittura e dell’ubiquità.

La perfetta noncuranza del luogo e la vertigine della parola. Non c’è assetto ma un colloquio corale. Un abboccamento fortuito. E si legge del perfetto taoista di Henry Michaux che passa attraverso il fuoco completamente sottratto perché non percepisce la differenza delle cose. O dell’andaluso al quale chiedevano se fosse Gomez o Martinez ed egli rispondeva che faceva lo stesso; il problema era ingannare il tempo.

Tra una teologia dell’assurdo e l’inequivocabile perizia della scelta e dell’invenzione della parola, si condivide il piacere della letteratura. In questi brani, scrivono i due scrittori argentini, sta l’essenziale di ciò che è narrazione; il resto è episodio illustrativo, analisi psicologica, felice o inopportuno ornamento. Ci auguriamo, lettore, che queste pagine divertano te come hanno divertito noi.

Salvatore Marrazzo

(Jorge Luis Borges – Adolfo Bioy Casares, Racconti brevi e straordinari, Adelphi, pp. 204)

                                                        

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