Carlo Bo, maestro di verità

Il Novecento letterario italiano deve molto a Carlo Bo, intellettuale di levatura europea, principe indiscusso della critica letteraria, rettore dell’Università di Urbino  dal 1947 al 2001, grandissimo e raffinato pensatore e creatore di intuizioni e di idee che oggi andrebbero riscoperte.

Quando mi è capitato tra le mani  Carlo Bo, Agonista, il bellissimo saggio che Vincenzo Gueglio ha dedicato a questo grande maestro, ho subito pensato  ai miei anni trascorsi a Urbino e alla fortuna che ho avuto  nel conoscere di persona Carlo Bo e di aver conversato con lui  ( io ero privilegiato perché essendo allievo di Don Italo Mancini, che era amico particolare del magnifico lettore, ho potuto incontrarlo spesso) ma soprattutto l’ho ascoltato  mentre dissertava in maniera sublime di letteratura.

Ci voleva, a quasi vent’anni dalla sua morte, una riscoperta di questa grande e immensa figura della nostra letteratura.

Gueglio ha dedicato un libro davvero speciale a Carlo Bo. Oltre la critica letteraria ha scomodato anche il discorso filosofico per tratteggiare un profilo esaustivo di Bo, maestro di verità.

Ha ragione l’autore a definirlo così. Per la nostra cultura Carlo Bo è stato prima di tutto un indiscusso maestro di verità.

«Bo – scrive Gueglio –  è da molto tempo la voce che grida o mormora nel deserto. E il deserto siamo noi: noi terreno di sabbia e di pietre, d’indifferenza e di fastidio o di rifiuto aperto su cui cade la sua parola inutilmente ricca; noi il mondo remoto, distratto, incapace di attenzione e di ascolto».

Soltanto un grande maestro di verità poteva partorire la grande intuizione di Letteratura come vita. Nessuno dei nostri intellettuali, critici, poeti, moralisti, ha saputo  stringere in un’unità così essenziale e convincente l’intreccio tra vita e letteratura.

Da questo intreccio indispensabile Bo guarda a un nuovo umanesimo, al bisogno di un’integrità dell’uomo.

Letteratura come vita è un modo di esistenza. La letteratura cade nell’orizzonte di Carlo Bo con la semplicità della vita stessa.

Tutto questo ha rappresentato una rivoluzione epocale che nasce dallo spiccato umanesimo di Carlo Bo, insostituibile maestro di verità che ha avuto un occhio di riguardo per la poesia, che è la sostanza stessa della vita, la dimensione dello spirito, in una parola la misura dell’uomo.

Ha ragione Vincenzo Gueglio quando scrive che nessuno come Bo ci ha mostrato l’anima nuda della poesia, straordinaria dignità della letteratura, la sua funzione di ricerca e di attestazione di verità: la sua profonda necessità.

Carlo Bo, Agonista è il ritratto perfetto dell’intellettuale ma soprattutto dell’uomo. L’autore con una preparazione filosofica e letteraria, andando oltre la critica letteraria, ha scavato a fondo   nella coscienza affollata di Bo, riuscendo in trecentoventi pagine a restituirci attraverso la sua complessa e schietta umanità tutta la grandezza della sua personalità. Sì, Carlo Bo non è stato solo una delle più grandi coscienze della cultura europea e di quel grande Novecento che ci manca, ma soprattutto, rileggendo i suoi scritti, lo scopriamo ancora oggi un maestro di verità, di quelli autentici che ci farebbe ben e studiare in questo tempo in cui le parole sono vuoti esercizi di silenzio.

Nicola Vacca

(Vincenzo Gueglio, Carlo Bo, Agonista, Gammarò edizioni, pagine 320, €  21)

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