Un poeta vigile davanti alle macerie

Il paesaggio è devastato e le sue macerie sono rappresentate da noi uomini che non riusciamo a essere parti di un creato che abbiamo sabotato. Entro subito con questa considerazione immediata nel cuore di Maceria, il nuovo libro di Francesco Lorusso, un poeta colto, raffinato e esigente che merita una lettura attenta e approfondita.

L’autore di questi versi sente sulla pelle il disagio del mondo, è sensibile davanti alle apocalissi che noi tutti collezioniamo, scrive queste poesie perché si fa voce di un accadere rovinoso che precipita.

«L’uomo, – scrive Giacomo Leronni nella prefazione –  lo abbiamo purtroppo ben compreso, è ormai un prodotto residuale, la labile traccia, lo scampolo di un vissuto che si svolge forse altrove, in territori inattingibili che solo raramente, molto raramente, danno contezza di sé. Per questo sfarina quando la vita si fa intensa, opprimente, inesorabile. Di qui la maceria che è maceria dei corpi e delle a-nime, il conglomerato di relitti e scarti del quoti-diano che più icasticamente ci identifica. E questo è anche il budello che ci riconduce all’origine, all’olio della scrittura che salda insieme i frammenti, per quanto scomposti e privi di senso inoppugnabile».

Francesco Lorusso scrive del freddo che sente addosso mentre attraversa l’esistenza delle cose, degli oggetti e delle persona, capronianamente scava nel muro della terra per arrivare con le parole alle ragioni del disagio, ma scavando a versi nudi trova il grande freddo dell’umanità, il gelo che ci paralizza, un’impotenza esistenziale che annuncia la tragedia del vivere.

«Marciscono le strade / liberate di segreta luce / imparando a perdersi / nei passaggi modulanti / dell’aria filtrata rasoterra / che avanza e varca gli anni / impietrendo persino i sorrisi / balzati sui nomi dei muri / sempre presi rasenti la ciglia».

Il poeta scrive davanti al tempo del girono che si fa aria, il cuore è smemorato è muto ma le parole suggeriscono che davanti allo stordimento delle coscienze c’è bisogno di una deflagrazione.

Maceria è un libro in cui le parole esplodono e in ogni poesia mai troveremo una situazione accomodante, perché il poeta le macerie dei giorni le vede così come sono con la nudità degli occhi aperti.

«Anche il fiato lungo delle tue parole / e per identico principio ogni termine / fattosi poi pensiero corto fra le pareti / soffocherà presto in queste strette stanze. / Rimarrà così il pasto potutosi masticare / patteggiato solo per il medesimo posto / dove sopra sorseggi di scomodi giorni / si è apparecchiato ogni tuo lauto sforzo».

Il poeta nella trincea del quotidiano si affida al linguaggio e trova nella forza delle parole un fuoco che consuma, quello appunto della poesia che è una cosa sola con la maceria dei corpi e delle coscienze.

Nicola Vacca

(Francesco Lorusso, Maceria, Arcipelago Itaca, pagine 64, € 12,50)

2 pensieri su “Un poeta vigile davanti alle macerie

  1. Grazie, Nicola, per questo tuo intervento. La realtà che abbiamo intorno è quella che è (lo dimostrano anche gli ultimi accadimenti) e bisogna dunque mettere nella giusta evidenza la parola di quei poeti che lo dicono senza comodi infingimenti

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  2. Ringrazio Nicola Vacca per questa puntuale lettura.
    Bisogna stare vigili davanti alle macerie, anche (o soprattutto) lì si nascondono cose da salvare che ci salveranno. Fra i detriti fiutare i frammenti più solidi per erigere le nostre nuove mura di fortificazioni e riproseguire il cammino. E’ nelle Zone di Disagio che il piede si fa più accorto e poggia la pietra più salda.

    Un onore vedermi presente in questo Blog.

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